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Superstrada pedemontana: incubo traffico per l'accesso ai caselli

La nuova arteria risolverà molti problemi nella direzione est-ovest, “avvicinando” Treviso a Vicenza e facendo entrare la Pedemontana nel tessuto della Città metropolitana veneta. Ma la nuova arteria porta anche molte incognite, legate all’accesso ai caselli. Molti sindaci non nascondono la loro preoccupazione.

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Superstrada pedemontana: incubo traffico per l'accesso ai caselli

Con la Superstrada pedemontana veneta un pezzo di Vicenza entrerà a Treviso e un pezzo di Treviso entrerà a Vicenza. Di fatto, i tempi di spostamento all’interno dell’area Pedemontana che va dal Piave al Pasubio saranno dimezzati. Saranno modificate fortemente le relazioni e le modalità di accesso: un’area che era scollegata dall’asse Treviso, Venezia, Padova vi entrerà a tutta velocità, portando con sé la relazione diretta con Bassano del Grappa, Vicenza est e pure la Valsugana e la Valdastico sud. “Faccio un semplice esempio verificabile da tutti - afferma Sergio Maset, dello studio Tolomeo, che ha presentato il suo secondo studio sull’impatto della Spv, il precedente era del 2012 -. Oggi con l’alta velocità si va da Bologna a Milano in 50 minuti, lo stesso tempo che serve per andare da Conegliano a Venezia. Sono tempi che consentono di vivere in una città e di lavorare in un’altra”.
A Bassano in 20 minuti
Entreranno nell’orbita della macro area di Venezia e Vicenza città come Asolo, Bassano, Montebelluna, che prima ne erano escluse. “Questa la ragione per cui parlo di effetto «spiazzamento». Se oggi, per andare da Treviso a Bassano del Grappa, il tempo medio di percorrenza si aggira all’incirca su un’ora, con la grande incognita traffico, a Pedemontana realizzata, saranno sufficienti 20 minuti. Di conseguenza, cambierà l’uso del territorio. Questo in positivo, ma anche con possibili rischi, come la nascita di una sorta di zona industriale lunga 95 chilometri, tanto quanto la Spv” .  
La rivoluzione è ancora tutta da valutare, potrebbe crearsi un nuovo polo a cavallo tra Vicenza e Treviso, che potrebbe contare su un tessuto industriale finora relegato alla periferia. “Sarà possibile anche questo, molto dipenderà da come cittadini e amministratori vorranno rappresentarsi. Già oggi Treviso, Venezia e Padova sono un unico corridoio: come si aggancerà a questo quello nascente della Pedemontana?”.
L’incognita dei flussi
Lo studio dei flussi evidenzia però una criticità che sarà evidente non appena la Spv sarà aperta. “Sui maggiori caselli in particolare quello di Spresiano, di Povegliano e della stessa Montebelluna l’impatto sarà forte e andrà monitorato - prosegue Maset -. L’accesso e l’uscita da Treviso avranno un impatto significativo, da prevedere e regolare al più presto”. Le voci che arrivano dai sindaci delle diverse zone sono di preoccupazione. Il sindaco di Mussolente parla addirittura della possibilità di rivolgersi alla magistratura, se non sarà realizzata un’adeguata viabilità di collegamento. “I nodi della Spv sono diversi. Oltre a quello di Treviso, c’è quello di Asolo a nord e Castelfranco Veneto a sud. Entrambi potrebbero scaricarsi sul casello di Loria - San Zenone degli Ezzelini. Resterà, per ora, un «cul de sac» l’accesso alla Valsugana, come pure non sono previsti lavori per l’aggancio con la strada del Santo”.
La questione pedaggi
Maset sottolinea il problema degli assi verticali che la Spv non poteva risolvere. “Per capire l’impatto della nuova Superstrada sul territorio, non è sufficiente guardare esclusivamente al tracciato della Pedemontana, occorre considerare i flussi di traffico sull’intera area provinciale. Ad esempio, tutta l’area dell’Opitergino-Mottense, che oggi sceglie il tracciato basso della Callalta, per entrare in autostrada al casello di Mogliano Veneto, con l’apertura della nuova superstrada, opterà invece per la Pedemontana, imboccandola al casello di Spresiano. E lo stesso varrà presumibilmente per tutto il Quartiere del Piave, ma anche per Treviso e per il suo hinterland, che sceglierà il casello di Povegliano”.
Insomma, Maset insiste sul fatto che la questione Pedemontana va considerata come logica di corridoio, guardando sia al fattore viabilità locale (da cui la scelta di dotarla di numerosi caselli, ravvicinati, addirittura a distanza di 3-4 chilometri l’uno dall’altro), sia ai grandi assi stradali, di cui la Pedemontana rappresenta un punto di accesso. Ma allora come si spiega il fatto di aver reintrodotto il pedaggio anche per i residenti che pur subiscono il contraccolpo più forte sul territorio? “La questione dei pedaggi è delicata. Ad esempio, oggi quasi tutti i trevigiani prendono l’autostrada a Preganziol piuttosto che al casello di Treviso, semplicemente perché così si risparmia. Cosa succederebbe se la tariffa da Treviso venisse abbassata? Quali problemi si risolverebbero o si aprirebbero? Il problema è sempre quello: trovare un equilibrio. Va da sé che costi ridotti incoraggiano l’utilizzo dell’autostrada, non so quanto utile sarebbe alla gestione della Spv applicare tariffe che non rendano conveniente percorrerla. Il pedaggio sarà il primo banco di prova degli amministratori della Spv”.
Il ruolo dei caselli
Tra le incognite c’è il ruolo che avranno i caselli, se trasformeranno il tracciato in una lunga linea cementificata. Qui Maset chiama in causa i Comuni, o meglio le collaborazioni tra Comuni: “In Italia esistono caselli di tutti i tipi. Alcuni sono caotici, altri sono diventati dei veri centri logistico commerciali. Su questo tema ogni Comune potrà fare da solo o mettersi in relazione con gli altri. Se ciascuno pensa di diventare un primario polo commerciale, o logistico o industriale prenderemo tante cantonate. Invece, questo tema deve diventare una prova interessante per capire se le Province, come alleanze tra Comuni, possono diventare interlocutori forti davanti alla Regione e al Ministero”.

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