Società e Politica
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Tramonta il sogno della PatreVe

E’ questo l’effetto combinato delle indagini sul Mose, che hanno colpito il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e quello dei ballottaggi di domenica 8 giugno, che hanno sancito nel test più atteso in Veneto la clamorosa sconfitta di Ivo Rossi a Padova.A Treviso invece la Lega, vittoriosa nella Città del Santo, si lecca le ferite.

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Orsoni, Manildo, Rossi. Sono immagini di un anno fa. E' rimasto solo Manildo

Tramonta in quattro giorni il sogno della PaTreVe. E’ questo l’effetto combinato delle indagini sul Mose, che hanno colpito il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e quello dei ballottaggi di domenica 8 giugno, che hanno sancito nel test più atteso in Veneto la clamorosa sconfitta di Ivo Rossi a Padova. Il centrosinistra ha perso la Città del Santo, dove pensava di avere la vittoria in tasca, a beneficio di Massimo Bitonci, candidato della Lega Nord, partito in sordina, lui che è “foresto” di Cittadella, e arrivato a vincere al termine di una campagna elettorale in crescendo, nella quale ha sfruttato una certa arroganza e incapacità di ascolto della sinistra. In questo modo il presidente del Veneto Luca Zaia riesce a costruirsi una importante “sponda” in una delle maggiori città venete (l’altro sindaco leghista, Flavio Tosi a Verona, di tutto ha voglia fuorché giocare di squadra con Zaia).

La cosa curiosa è che la sfida di Padova ha avuto l’effetto di oscurare gli altri risultati elettorali, che sono stati di tutt’altro esito: a Treviso e a Venezia i ballottaggi sono stati un trionfo per il centrosinistra, che si è facilmente confermato a Spinea con Silvano Checchin ed ha strappato ai concorrenti i municipi di  Noale con Patrizia Andreotti, Mogliano Veneto con Carola Arena, Preganziol con Paolo Galeano, Vittorio Veneto con Roberto Tonon. E, viceversa, sono stati una caporetto per la Lega trevigiana, che dopo essere stata sloggiata un anno fa da Treviso e Vedelago e 15 giorni fa da Riese, Asolo e Ponzano, ha perso in un colpo solo Mogliano, Vittorio Veneto e Preganziol. Confermandosi in modo risicatissimo solo a Paese con Francesco Pietrobon.

Il ballottaggio fa emergere anche una certa debolezza dei sindaci uscenti (sconfitti in tre casi su cinque) e rafforza la presenza femminile (Noale e Mogliano) e di giovani (Preganziol).

E’ ora possibile tracciare un primo bilancio per quanto riguarda la “geografia” politica del nostro territorio diocesano, che si presenta assai mutato rispetto ad un mese fa: anche se la presenza di Civiche non rende facile il conteggio, si può affermare che in questo momento su 74 Comuni 31 sono amministrati da liste di Centrosinistra, 21 da sindaci della Lega (a volte da soli, altre in coalizione), da 10 Amministrazioni di centrodestra, da 12 Giunte civiche o trasversali. Il sindaco del capoluogo Giovanni Manildo si ritrova in compagnia nel tavolo locale, quello che spartisce poltrone nelle Ulss, nei Consorzi, nei vari Enti. Ma si ritrova solo nel tavolo della Città metropolitana al quale solo un anno fa era arrivato come ultimo commensale.

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