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Transizione ecologica: il modello della stalla sociale di Monastier

Innovativo impianto a biogas avviato già nel 2010 e pannelli fotovoltaici. Tante le idee per un futuro sempre più verde ed energicamente autonomo

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Transizione ecologica: il modello della stalla sociale di Monastier

La questione energetica è di casa da anni alla Stalla sociale di Monastier, realtà cooperativa fondata nel 1969, che oggi conta 23 soci e che nel 2010 avviò un impianto a biogas da 1 megawatt per la produzione di energia elettrica.

“Una quindicina di anni fa, fummo tra le primissime aziende agricole venete a investire nella tecnologia da biogas - spiega il presidente Fabio Scomparin -, il nostro impianto fu il primo in assoluto per la provincia di Treviso e uno dei più grandi del Nordest. Di sicuro fu un vantaggio competitivo essere arrivati in anticipo rispetto al resto del mercato. Si tratta di una struttura alimentata da reflui zootecnici e masse vegetali, capace di produrre 8 milioni di kilowatt l’anno di energia”.

Attualmente, Stalla sociale di Monastier sta già guardando oltre, progettando di dare una seconda vita al suo impianto a biogas, che è stato incentivato per 15 anni con i cosiddetti “certificati bianchi”, nati per favorire la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. L'obiettivo è trasformarlo in futuro in un impianto di produzione di biometano (ossia un gas metano prodotto in modo biologico, purificando il biogas ottenuto dalla digestione anaerobica di scarti agricoli), della potenzialità di 500 standard metri cubi/ora, da immettere nella rete del gas naturale. “Un processo capace di ridurre le emissioni di anidride carbonica, con evidenti vantaggi per l’ambiente. Quello che mi piace sottolineare - continua il presidente - è che da noi lo sforzo è quotidiano e concreto per applicare pratiche ecosostenibili e realizzare un modello di allevamento a bassa emissione di co2”. Stalla sociale produce anche 110 kw di energia elettrica grazie a un impianto fotovoltaico sui tetti di due capannoni.

L'azienda agricola cooperativa si occupa di allevamento di vitelloni da carne (5.500 capi di bestiame allevati in un anno); coltiva cereali su circa 650 ettari di terreno; produce energia elettrica grazie all’impianto a biogas e ai pannelli fotovoltaici; lavora 21 ettari piantumati a Pinot Grigio e Prosecco. Il fatturato 2021 si è chiuso a circa 13 milioni di euro; la cooperativa, inoltre, ha acquisito da poco un ex allevamento di vacche da latte a Casale sul Sile e preso in affitto una sede a San Polo di Piave. “Non siamo un’azienda energivora - continua il presidente - quello che ci preoccupa maggiormente è l'aumento delle materie prime e il costo dei cereali. Per dire, abbiamo un'incidenza di circa +70-80 centesimi al giorno sull'alimentazione di un capo di bestiame, che si trasforma in un aumento di 150 euro sulla produzione di ogni capo. La forza è quella di essere una cooperativa, un gruppo coeso che opera insieme da oltre 50 anni. Inizialmente per integrare il reddito delle proprie famiglie, poi per migliorare sempre più un modello di impresa che investe in tecnologia, miglioramento continuo, sostenibilità ambientale, passaggio generazionale. Noi, ad esempio, abbiamo parecchi giovani: se da un lato mancano di esperienza, dall'altro sono grandi portatori di idee, di motivazione ed entusiasmo”.

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