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Transizione ecologica: sperimentato il thermocompost al centro Chiavacci di Crespano

Tanti i progetti da realizzare nel nostro Paese per passare all'energia pulita, nel frattempo alcune realtà del nostro territorio hanno già fatto passi avanti verso l'autonomia energetica green

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Transizione ecologica: sperimentato il thermocompost al centro Chiavacci di Crespano

“Un profondo cambiamento per realizzare la transizione verde, ecologica e inclusiva del Paese favorendo l’economia circolare, lo sviluppo di fonti di energia rinnovabile e un'agricoltura più sostenibile”. E’ quanto si ripromette il nostro Paese nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Per far ciò sono molti i passi che dovranno essere intrapresi al fine di “Potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento e riciclo dei materiali”, “Semplificare le procedure di autorizzazione delle energie rinnovabili, incrementandone la presenza nel Paese, includendo l’avvio di soluzioni basate sull’idrogeno per la ricerca di frontiera, la produzione e l'utilizzo in industria e trasporti”, “Rafforzare gli investimenti per il potenziamento di capacità, affidabilità, sicurezza della rete elettrica”, “Migliorare la qualità del decoro urbano, del tessuto sociale e ambientale riducendo le emissioni”. 

In attesa che alcuni di questi progetti vedano la realizzazione, ci sono realtà del nostro territorio che hanno già fatto passi avanti nella produzione di energia pulita e nel riciclo di materiali di scarto per la sua produzione, come la Stalla sociale di Monastier e, recentissimo, il centro di spiritualità e cultura Chiavacci a Crespano del Grappa. (Lucia Gottardello)

Centro di spiritualità e cultura "Don Paolo Chiavacci"

Ci sono voluti solo due giorni per realizzare l’impianto thermocompost nei pressi del centro di spiritualità e cultura “Don Paolo Chiavacci” a Crespano di Pieve del Grappa che produrrà energia biotermica utilizzando biomassa di scarto costituita da ramaglie e potature prelevate dalla pulizia di boschi, frutteti, giardini e, in parte, da scarti alimentari. A realizzarlo, venerdì 6 e sabato 7 maggio, è stato il gruppo di ricerca del Laboratorio di Ingegneria sanitaria ambientale del dipartimento Icea dell’Università di Padova coordinato dal professor Alberto Pivato e dalla professoressa Maria Cristina Lavagnolo. E’ stato un workshop a cui hanno partecipato oltre 40 dottorandi e studenti, italiani e stranieri, iscritti al corso di laurea magistrale in Environmental Engineering. Presenti anche il vicario generale della diocesi mons. Giuliano Brugnotto, la sindaca di Pieve del Grappa nonché presidente dell’Intesa Programmatica d'area Asolo-Monte Grappa, Annalisa Rampin, il presidente di Cna di Asolo, Francesco Pilotto. Anche la Fondazione Opera Monte Grappa ha messo a disposizione importanti risorse, donando alcuni materiali.

“Stiamo studiando un prototipo più innovativo per superare alcuni limiti di un impianto tradizionale come questo - ha spiegato il prof. Pivato -. I limiti sono la durata di un anno, un anno e mezzo e la dispersione della carica energetica. E visto che non ci sono ancora aziende che costruiscono questo tipo di impianti, ma solo qualche associazione di volontariato, stiamo creando una startup con l’Università di Padova e lavorando a un brevetto che ci porterà a utilizzare queste tecnologie nella direzione della sostenibilità ambientale. Un impianto come questo di circa 30 metri cubi può produrre 3-4 chilowatt in modo continuativo. Può quindi integrare, non sostituire, un impianto tradizionale. Il costo? Circa sui 12 mila euro”.

“La nostra filosofia - ha spiegato la professoressa Lavagnolo - è quella di decentralizzare la gestione delle acque e dei rifiuti. Quindi lavoriamo per abituare le persone a trattare i propri rifiuti là dove vengono prodotti. Ciò costituisce un valore ecologico molto importante. Non ci si sposta e quindi non si producono emissioni nocive e in più si impara a rispettare la natura”.
“Aprire le porte all’Università di Padova per lo studio di questo prototipo è per noi motivo di orgoglio - ha aggiunto don Paolo Magoga, presidente della Fondazione Opera Monte Grappa -. Allo stesso tempo si inserisce nella missione del Centro voluta da don Paolo Chiavacci che è quella di aprirsi alle novità della scienza e diventare un luogo di scambio, confronto e approfondimento”.
Un nuovo ambito lavorativo anche per il settore idraulico come conferma Francesco Pilotto presidente Cna di Asolo: “Certo, trattandosi di biomassa reperibile facilmente nel nostro territorio, potrebbe essere interessante soprattutto per edifici isolati nei boschi. Sono impianti che possono essere sviluppati dalle nostre imprese artigiane innescando una sinergia molto importante”. “Mi auguro che questo sia solo l'inizio di altre nuove attività sperimentali che possono coinvolgere il territorio del Mab Unesco Monte Grappa - ha concluso Annalisa Rampin - anche come laboratorio di nuove pratiche volte alla sostenibilità”.

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