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Treviso incrementa le esportazioni

Treviso, con un export in aumento del +5,0% rispetto al 2014, si annovera settima provincia in Italia sia per ammontare complessivo delle esportazioni (che hanno sfiorato i 12 miliardi di euro), sia per contributo alla crescita del commercio estero nazionale.

Parole chiave: esportazioni (4), camera di commercio (38), treviso (1626)
Treviso incrementa le esportazioni

Nel 2015 la provincia di Treviso ha esportato merci per un valore di 11,9 miliardi (dato ancora provvisorio), con un incremento del 5% sull’anno precedente e del 7,8% rispetto al 2013. La dinamica annua è in linea con quella regionale (+5,3%) e superiore a quella nazionale (+3,8%). Le importazioni provinciali hanno di poco superato la soglia dei 6,5 miliardi di euro, con un incremento annuo anche in questo caso consistente, del +6,7%, contro il +5,9% del Veneto e il +3,3% dell’Italia. Ne discende un saldo commerciale di 5,4 miliardi di euro.
Sono tutti valori che non hanno precedenti nella storia della provincia, anche se si risale agli anni prima della crisi: discendono da un generalizzato processo di aumento della propensione all’export del sistema produttivo italiano (e in particolare manifatturiero), iniziato proprio nel periodo di recessione per compensare la debolezza strutturale della domanda interna. In Veneto, l’indicatore della propensione all’export (valore delle esportazioni di merci su PIL corrente in percentuale) è salito dal 34,3% del 2007 al 36,6% del 2014 (ultime stime ISTAT disponibili), a denominatore sostanzialmente invariato (ammontare corrente del PIL nei due anni considerati).
Treviso, con questa performance, si annovera così settima provincia italiana sia per ammontare complessivo delle esportazioni in valori, sia per contributo alla crescita del commercio estero nazionale, preceduta da Torino e Potenza (caratterizzate, come noto, dalla vendite di autoveicoli), Latina (farmaceutica), Vicenza, Firenze e Bologna. Nona invece è la sua posizione con riferimento al saldo commerciale.
L’export provinciale di prodotti manifatturieri (che rappresenta oltre il 99% del totale export provinciale) si conferma in forte espansione nel Regno Unito (+25,6% rispetto al 2014) e negli USA (+24,8%): rispettivamente terzo e quarto mercato di sbocco in assoluto. Crescite sostenute si registrano anche in Spagna (+9,5%), in Polonia (+18,2%) e nei Paesi Bassi (+9,7%) per quel che concerne i mercati intra-Ue; come pure in Canada (+15,5%) e negli Emirati Arabi (+17,4%) per quel che concerne i mercati extra-Ue.   Stazionarie invece le vendite nei primi due mercati di riferimento, Germania e Francia, che polarizzano un quarto dell’export provinciale. Si registrano infine pesanti flessioni nell’export verso la Russia (-22,9%, corrispondente ad una contrazione delle vendite, in valori, di quasi 85 milioni), verso la Cina e Hong-Kong (-8,2%; -37 milioni) e verso il Giappone (-6,0%).
 
L’analisi delle dinamiche export per settori
Le prime cinque voci merceologiche che sostengono l’export provinciale sono piuttosto stabili nel tempo: nell’ordine, in base ai dati 2015, sono macchinari, mobili, elettrodomestici, calzature e abbigliamento. E’ leggermente cambiato nel tempo, invece, il loro peso: prendendo ancora a riferimento il 2007, all’epoca questi settori generavano il 58,7% dell’export provinciale; oggi questa quota si assesta al 54,4%, per effetto dell’emersione di altre voci. Il caso più emblematico è quello dei prodotti alimentari e delle bevande (vini inclusi), il cui peso nell’export provinciale passa dal 3,7% al 9,2% nel periodo considerato.
Dal lato delle importazioni, da anni primeggiano i settori del sistema moda (calzature e abbigliamento) a causa dei processi di internazionalizzazione produttiva, cui si è affiancato nel tempo anche il settore degli elettrodomestici. Queste tre voci, da sole, rappresentano il 34% dell’import provinciale (che sale al 41,3% se si sommano altre voci in ingresso relative al sistema moda, quali prodotti in maglieria, filati e tessuti).
Diamo ora uno sguardo analitico alle dinamiche export per i principali settori del manifatturiero trevigiano.
1 – Macchinari industriali
Se è vero che le vendite di macchinari danno il polso degli investimenti in beni strumentali, alla fine il 2015 non sembra andato così male, da questo punto di vista. Ciò almeno guardando all’export trevigiano di settore, che cresce del 6,4% sull’anno precedente, per un ammontare che si attesta alla cifra netta di 2 miliardi di euro. Più sostenuta la dinamica nei mercati extra-Ue (+8,7%), sorretta in particolare dalle vendite negli USA (+25,6%), da una ripartenza della domanda di macchinari nel nord Africa (Algeria ed Egitto), da una forte accelerazione in Malesia, da rimbalzi e/o inversioni di tendenza in Brasile, Indonesia e Turchia (non sufficienti, in questi due ultimi mercati, a riportare le vendite ai livelli del 2013). Ad ogni modo, queste dinamiche positive si concretizzano in maggiori vendite per oltre 113 milioni di euro, che riescono a compensare ampiamente le contrazioni sui mercati cinese (-16%) e russo (-23,7%), corrispondenti a minori vendite per oltre 40 milioni di euro.
Più contenuto risulta l’aumento delle vendite intra-Ue (+3,8%), per un gioco di compensazioni fra mercati verso i quali le vendite di macchinari sono cresciute a due cifre (Regno Unito, Spagna, Austria, Svezia, Paesi Bassi), mercato tedesco stazionario, mercati francese, belga, rumeno e polacco in contrazione.
2 – Mobili
L’export provinciale di mobili, pari a 1,6 miliardi di euro, è cresciuto del 6,5% rispetto al 2014. Dinamica che questa volta risulta più sostenuta se si considerano i flussi verso i mercati infra-Ue (+9,2%), rispetto a quelli verso i mercati extra-Ue (+2,3%). Su quest’ultimo dato incide la dinamica negativa delle vendite in Russia (-27,8%): dal 2013 le vendite di mobili trevigiani in Russia sono diminuite di 40 milioni di euro (da 95 a 55 milioni). Le vendite infra-Ue sono sostenute soprattutto da Francia (+7,8%), primo mercato di riferimento, Regno Unito (+24%), Spagna (+18%). In lieve calo le vendite in Germania (-1,0% che tuttavia si assomma al -7,9% registrato nel 2014 rispetto all’anno precedente, per un calo nel biennio e in valori assoluti, di quasi 23 milioni di euro). In frenata (-12,3%) anche l’export verso la Svezia (da 29 a 25 milioni).
3 – Elettrodomestici     
Anno di cifre tonde anche per l’elettrodomestico, il cui export taglia il traguardo del miliardo di euro, per una crescita complessiva del +7,5% sull’anno precedente, più sostenuta in ambito Ue (+10,1%) che nei mercati extra-Ue (+1,8%). Difficile valutare il significato delle dinamiche puntuali, per singoli mercati, considerato che il settore si muove su piattaforme produttive globali. Sono ipotizzabili, infatti, dei vasi comunicanti tra la forte crescita dell’“export” in Polonia (dove esiste uno dei maggiori poli produttivi dell’elettrodomestico) e la contrazione in Russia e in Romania. Bene, ad ogni modo, nei primi tre mercati di riferimento del settore: Germania (+5,4%), Francia (+7,9%) e Regno Unito (+15,7%) che da soli assorbono quasi il 34% dell’export provinciale del settore.
4 – Calzature
Del +7,1% è la crescita annua delle esportazioni per le calzature: variazione che sale al +11,8% per le vendite extra-Ue, grazie in particolare alla forte espansione negli USA (+43,5%, da 34 a 50 milioni di euro); cui va associata anche quella in Canada (+12% nell’ultimo anno, ma +75% rispetto al 2013). Non altrettanto bene va in Giappone (-18%), storico mercato per la calzatura sportiva trevigiana. In ambito Ue si registra una flessione solo in Francia (-3,3%), che pur resta il primo partner commerciale. In tutti gli altri principali mercati il segno è positivo, con dinamiche più che interessanti in Germania (+6,2%), Spagna (+9,4%), Regno Unito (+15,2%), Paesi Bassi (+13,3%) e Belgio (+14,8%).
5 – Tessile e Abbigliamento     
Complicato formulare un commento per questo settore, già di suo sfuggente alle statistiche del commercio estero. Il settore, infatti, è stato interessato da un significativo processo di revisione al rialzo delle esportazioni per l’anno 2014 (+300 milioni di euro in provincia di Treviso): a questo mutato termine di confronto dovrebbero rapportarsi i dati 2015 provvisori, che peraltro potrebbero essere oggetto di analoga revisione.
Consapevoli di questi limiti, è forse preferibile spostare l’attenzione sulla dinamica dei flussi export nel biennio 2013-15: che, con una variazione del +51,6% nell’area intra-Ue, attesta certamente una ripartenza in grande stile della filiera (con gli inevitabili riverberi sul fronte import, in particolare da Tunisia, Vietnam, Serbia ed Egitto). Riprende vita il mercato greco, quello portoghese, quello spagnolo. Ma anche verso la Germania le vendita del “fashion” trevigiano aumentano del 72,8% in due anni (+70 milioni di euro).
6 – Carpenteria metallica          
La carpenteria metallica non partecipa alla festa dell’export trevigiano per il 2015. Crescita piatta (0,1%) frutto di una flessione nei mercati intra-Ue (-3,0%) che pesano per il 69% sul totale export di settore, contro un +7,7% nei mercati extra-Ue: frutto sostanzialmente di una ripresa, pressoché da zero, delle vendite in Marocco (da 1 a 20 milioni) e di un’ottima performance nel mercato USA (+44,7%, da 21 a 30 milioni). In ambito Unione europea vanno male le vendite in Germania, che è il primo mercato (-8,7%, per una flessione in valori di quasi 10 milioni di euro), e in Repubblica Ceca (-22,4%; contrazione che vale altri 10 milioni di minori vendite). Altri 22 milioni di euro di minori vendite sono il risultato aggregato di flessioni contabilizzate in altri Paesi Ue28 non ricompresi fra i primi 10 mercati dell’aggregato.
7 – Alimentari e bevande          
La variazione annua dell’export di prodotti alimentari si assesta al +3,7%, con dinamiche opposte tra mercati Ue28 (+7,2%) ed extra-Ue28 (-8,5%). In quest’ultimo aggregato pesa, come atteso, la questione “Russia”: -41,4% la contrazione dell’export trevigiano di prodotti alimentari (da 15 a 9 milioni di euro). In ambito Ue28 sono andate bene le vendite un po’ ovunque, in specie Germania (+8,9%), Paesi Bassi (+24,5%), Regno Unito (+16,7%), per restare ai mercati più rilevanti.
A due cifre sono le variazioni che suggellano l’affermazione del vino trevigiano nei mercati internazionali. Perché di questo, in sostanza, si tratta, al di là della denominazione ufficiale del settore “bevande”. L’export ammonta ad oltre mezzo miliardo di euro (579 milioni per l’esattezza) in crescita del +24,8% sull’anno precedente. Dato che sale al +58% nel Regno Unito, che diventa così il primo mercato di riferimento per il settore vinicolo provinciale, scalzando la Germania (dove comunque le vendite sono cresciute del +17,7% rispetto al 2014). Terzo mercato di riferimento: gli USA, con vendite in crescita del 28,6% per un valore di 88 milioni di euro (+20 milioni rispetto al 2014). Regno Unito, Germania e USA assorbono il 63,4% dell’export provinciale di “bevande”.
8 – Altri settori
Abbastanza piatta la dinamica export per i prodotti in gomma plastica (+1,9%). Flessioni si registrano verso Francia e Germania, a fronte di variazioni positive a due cifre verso Polonia e verso Regno Unito. In ambito extra-Ue28 il dato più rilevante è una variazione export del +15,7% verso gli USA. Non pochi i segni negativi in altri mercati extra-Ue, dal peso però relativo.
In flessione, del -4,6%, le vendite per il settore delle “altre apparecchiature elettriche”: che diventa del -9,9% in ambito Ue-28 per effetto in particolare di una forte contrazione nel mercato tedesco (-23,5%). E’ invece positiva la variazione annua delle vendite extra-Ue28: grazie soprattutto agli Emirati Arabi (+39%), all’Arabia Saudita (+34,9%) al Qatar (+64%) e agli Stati Uniti (+57%). Sono tutti mercati il cui peso tuttavia è, nel migliore dei casi (Emirati) del 3,1% sul totale export provinciale di settore.
Positivo infine il bilancio per il settore dei mezzi di trasporto e della componentistica: export in crescita del +11,4%, sostanzialmente in ambito Ue28 (che assorbe l’81% dell’export provinciale di settore): con variazioni significative soprattutto verso Spagna (+55%), Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca (non a caso, aree rilevanti per la filiera automotive in senso esteso). Complessivamente il settore incrementa le sue vendite in ambito Ue28 per 31,7 milioni di euro, di cui 21,4 milioni nei mercati appena citati.

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