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Treviso, ragazzi liberi di giocare?

La recente polemica sul divieto di gioco in due piazze a Treviso, poi rientrata, ci fa interrogare se esistano in città luoghi aperti destinati ai più giovani. Operatori di strada e responsabili del Progetto giovani non ne fanno una questione di spazi, ma di presenza, anche degli adulti. 

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Treviso, ragazzi liberi di giocare?

In provincia di Vicenza dei bambini tra i cinque e gli otto anni sono stati multati dai vigili urbani per un totale di 600 euro per aver giocato a calcio in un parco pubblico. Lo scorso anno era capitato anche a Venezia. Il primo cittadino di Vicenza ha confermato il divieto in tutti i parchi comunali sostenendo, però, che avrebbe trovato una soluzione. A Treviso qualche settimana fa nelle piazze di Santa Maria dei Battuti e San Parisio sono apparsi dei cartelli di divieto per i giochi molesti che portavano nella parte superiore un disegno che indicava chiaramente l’interdizione al gioco del pallone.

La polemica è salita in fretta e non sono mancate le dichiarazioni preoccupate per un centro storico sempre meno a misura di bambino e di ragazzo. A quel punto all’Amministrazione comunale non è rimasto che correre ai ripari coprendo la parte superiore dei cartelli, quella con il disegno del pallone, e lasciando scoperta solo la scritta sottostante che ricorda l’articolo 37 del regolamento comunale di polizia urbana che vieta i giochi molesti. Insomma, giocare sì, ma con moderazione. Un “flash mob” del 30 giugno ha riportato i bambini a giocare a calcio in piazza Santa Maria dei Battuti, vicesindaco Grigoletto in porta a sancire l’epilogo positivo.

A prescindere dalle contestazioni del momento viene da chiedersi se Treviso sia una città a misura di bambini e ragazzi. Lo abbiamo domandato a chi con loro lavora ogni giorno.

Ne esce un quadro abbastanza positivo, anche se il centro storico sembra essere un po’ meno attrezzato rispetto alle periferie, dove gli spazi di aggregazione e di gioco, tra parchi pubblici e oratori, sono maggiori.

“Gli spazi per bambini e ragazzi ci sono – ha spiegato Fabio Tesser degli Operatori di strada –. Poi dipende da cosa intendiamo per spazi. I giovani in centro si ritrovano soprattutto a santa Maria dei Battuti, alla Loggia dei Cavalieri, nella zona dell’Università e in piazza Vittoria; lì non c’è nulla se non un posto dove sedersi a chiacchierare insieme, si tratta di spazi liberi dove noi incontriamo i ragazzi. Tuttavia anche in centro c’è qualche campetto da calcio, come alla Chiesa Votiva o a Santa Maria Maggiore al Sacro Cuore e San Bartolomeo. Le parrocchie si stanno organizzando per la creazione di un oratorio diffuso che coinvolga sant’Agnese, Duomo, S. Maria Maggiore ecc. C’è attenzione alle esigenze di bambini e ragazzi. Nelle periferie le aree aumentano, a Santa Maria del Sile c’è un bel movimento, soprattutto di ragazzi dalle scuole medie in su. Villa Margherita è uno spazio libero importante. Ci sono campi da calcio o da basket in diversi quartieri come San Liberale, San Paolo o l’Immacolata”.

Le attività proposte dal Progetto giovani 

Alle iniziative delle parrocchie si aggiungono quelle del Comune che attraverso il Progetto giovani offre, fra le varie attività messe in campo, una serie di laboratori gratuiti negli spazi della propria sede in via Dalmazia, volti a favorire la creatività dei ragazzi.

“Ci sono laboratori di arte, per la creazione di blog, fotografia e scrittura – ha raccontato Carlotta Bonazzon, educatrice di Progetto giovani –. I ragazzi delle sale prove quest’estate si esibiranno a Suoni di Marca; attraverso il bando «SediciTrenta» il Comune promuove l’iniziativa giovanile aiutando i ragazzi tra i 16 e i 30 anni a realizzare i propri progetti; inoltre siamo presenti in modo diverso anche nei quartieri, per esempio con il festival«Ad ovest qualcosa si muove» che coinvolge i ragazzi di San Paolo, Monigo, Santa Bona e San Liberale o con «Incontriamoci all’Arena» che invita i ragazzi tra i 13 e i 17 anni a progettare insieme le attività a Santa Maria del Sile. Cerchiamo di lavorare per promuovere la creatività dei ragazzi e di andare incontro ai loro bisogni legati all’ambito ludico creativo con attività realizzate e promosse dai giovani per i giovani”.

“Lavorando con i giovani non riceviamo un’ulteriore richiesta di spazi – ha continuato Tesser – quello che ci chiedono è che in questi spazi ci sia anche la presenza degli adulti, adulti che possano mettersi in relazione con loro. Noi apriamo la sala a San Martino e i ragazzi vengono ogni martedì, prendono parte ad una sorta di équipe allargata, ci chiedono presenza e tempo. Ci chiedono di metterci in relazione con loro, di ascoltarli e di poter condividere i loro pensieri e i loro progetti. Ci chiedono di riconoscere le loro competenze, leggere i loro bisogni e dare risposte rapide e concrete. Alle volte gli adulti si sottraggono a questa presenza per paura di affrontare problematiche complesse, ed è una fortuna che la maggior parte dei giovani viva il proprio tempo libero nelle piazze, nelle strade, nei campetti, negli oratori, perché lì è possibile incontrarli, consigliarli; se stessero chiusi in casa sarebbe molto più difficile, sarebbero isolati e risulterebbe molto più difficoltoso far emergere le difficoltà”.

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