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Troppe incognite, almeno fino all'estate niente sagre

Molte parrocchie le hanno già sospese e altre lo faranno in questi giorni.Ne parliamo con Sergio Criveller, vice economo della Diocesi, da sempre organizzatore di sagre e consulente per molte parrocchie proprio per queste manifestazioni.

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Troppe incognite, almeno fino all'estate niente sagre

“Piutosto de perdar na tradission, se mejo brusar un paese”. Ai nostri vecchi piaceva sottolineare l’importanza delle tradizioni legate alla memoria, al ricordo delle nostre origini. E le nostre sagre paesane rientrano senza ombra di dubbio nelle tradizioni che, però, in questo momento sono a rischio. Non c’è una volontà di chiudere le sagre e quindi le tradizioni, anzi. E’ il coronavirus che le sta chiudendo.

Ne parliamo con Sergio Criveller, vice economo della Diocesi, da sempre organizzatore di sagre e consulente per molte parrocchie proprio per queste manifestazioni.

Criveller, è già deciso che non ci sarà nessuna sagra da qui all’estate?

Molte parrocchie le hanno già sospese e altre lo faranno in questi giorni. Ci siamo difesi in questi anni dalle “assurde” norme igienico sanitarie, dall’iscrizione al Rec del parroco, da chi ci voleva soggetti Iva, da chi ci stava costringendo a chiudere con i piani di sicurezza e anti terrorismo. E ora, purtroppo lo “tsunami coronavirus” ci ha messo al tappeto. Sarebbe stato questo il periodo di sagre. Anzi, sarebbero partite all’inizio della primavera per terminare in autunno inoltrato. E, invece, è tutto chiuso. Molte di queste sono dei veri e propri festival per numero di partecipanti e per incassi, altre sono più piccoline, ma sono sempre un’occasione per far vivere alle nostre comunità momenti di spensieratezza. E poi, non nascondiamolo, servono a rimpinguare le casse parrocchiali. Senza dimenticarci dell’aspetto religioso. Le sagre parrocchiali sono legate al patrono e chi non ha a cuore le solenni celebrazioni religiose e le partecipatissime processioni? Pensiamo poi al coinvolgimento dei tantissimi volontari, gente che a volte si vede solo in sagra, ma che in questi momenti conferma il proprio senso di partecipazione alla vita della comunità.

Dobbiamo rassegnarci al fatto che non vi sia alcuna possibilità per festeggiare il patrono?

Purtroppo per la “Fase 2”, che vede la ripartenza di molte attività dopo la quarantena, non si parla minimamente delle manifestazioni di pubblico spettacolo con somministrazione di alimenti e bevande. Anzi nel Dpcm in vigore dal 4 maggio 2020, all’art. 1 comma 1 lettera i) si parla chiaramente di sospensione di questo tipo di manifestazioni. Credo sarà una situazione compromessa fino a luglio, e poi si vedrà, a seconda della curva del virus. Se poi il Governo Conte dovesse dare il via libera per il mese di agosto, quante saranno le sagre in grado di ottemperare ai requisiti richiesti e alle limitazioni? E poi siamo sicuri che la gente avrà voglia da subito di partecipare a una sagra o prevarrà la paura del contagio?

Quali sono i problemi veri?

Per quanto riguarda la somministrazione degli alimenti, per chi si attiene rigorosamente alla procedura Haccp, anche quella semplificata, sarà in sicurezza igienico-sanitaria. Inoltre, i virologi hanno appurato che il virus non si trasmette per via alimentare. Ma la sagra è l’esplosione dello stare insieme, della festa, della gioia, che significa contatto fisico, oggi vietato da questo distanziamento sociale e non è prevedibile fino a quanto durerà. Pensiamo solo che nelle cucine delle sagre ci sono normalmente da 20 a 100 persone. E’ impossibile gestire le regole della distanza. Non sarà certo l’indossare le mascherine e il costante lavaggio e sanificazione delle mani che fa paura… E’ l’inevitabile assembramento ai banconi, ai tavoli, ai chioschi, nelle piste, davanti alla pesca di beneficenza…

C’è chi propone di spostarle in autunno. E’ fattibile?

Spostare l’appuntamento in avanti, ammesso che si sappia effettivamente quando si potranno riprendere, creerà sovrapposizioni inopportune e spiacevoli per chi in quel periodo già la svolge da sempre. Non dimentichiamo poi che il regime fiscale, autorizzativo, semplificato e agevolato è legato alla L.R. 29/2007 che nell’ambito di sagre, fiere e manifestazioni a carattere religioso prevede un legame con il patrono. Chissà mai se questo si può spostare.

Quindi è un arrivederci al 2021?

Per il tipo di sagre che conosciamo credo di sì. La sagra è, ahimè, anche la somma di autorizzazioni, licenze, piani di sicurezza, aspetti tecnico-logistici, ambiti di approvvigionamento e pratiche amministrative, che oggi sono impossibili da affrontare e mettere insieme per una commissione che poi dovrà dare il nulla osta all’apertura.

E per chi chiede di far comunque qualcosa?

Nulla impedisce di inventare qualcosa di diverso. Bisogna uscire da casa nel rispetto delle regole e ovviamente delle reali opportunità che il Dpcm indicherà. Dobbiamo certamente dar sfogo alla creatività e far brillare ancora le lunghe serate estive. Ma la sagra è un’altra cosa. (L.G.)

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