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Turismo: tassa di soggiorno in ogni Comune? I pareri sono diversi

La tassa di soggiorno è diventata lo strumento per finanziare iniziative e progetti. Tutti i Comuni sono coinvolti. C’è chi ha scelto di “starci” e chi ha voluto evitare un altro balzello. Ecco alcuni pareri dal territorio.

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Turismo: tassa di soggiorno in ogni Comune? I pareri sono diversi

Sul turismo la Regione Veneto ha dato vita a una serie di interventi a partire dal 2013, con la “legge cornice” che ha introdotto il sistema del “turismo tematico”, mandando in soffitta il “turismo locale”. I Comuni del Veneto si sono trovati raggruppati per tematismi. A tale scopo, la Giunta Regionale ha individuato per ogni Comune il tematismo di appartenenza. Poi si sono succedute continue riforme delle strutture organizzative, in particolare l’Organizzazione di gestione della destinazione  (Ogd) è diventato l’ente base di ogni area per il governo della destinazione turistica.
La Giunta ha anche individuato lo strumento unico per il finanziamento delle iniziative di promozione del turismo, ovvero la tassa di soggiorno, quell’euro o due euro che “a notte” i turisti devono versare ai Comuni dove soggiornano. L’introduzione della tassa ha escluso la possibilità di altri finanziamenti regionali.
Nel 2014 sono stati istituiti i Consorzi di imprese turistiche, formati da privati e con scopo di lucro. A questi due enti (Ogd e consorzi) fanno riferimento i tradizionali Iat, gli uffici di Informazione e accoglienza turistica. Ci sono due forme di Iat: quello di Destinazione per i Comuni ad alta “vocazione turistica”, e di Territorio per i Comuni a bassa “vocazione turistica”.
Pesa sui piccoli e sui movimenti dei gruppi la tassa di soggiorno, che per il Veneto è attivabile in tutti i comuni, perché tutti sono considerati “turistici” dalla Regione. L’idea del turismo diffuso fatica ad armonizzarsi con un piano strategico regionale, che colleghi le grandi città d’arte, in particolare il fenomeno unico di Venezia, con l’intero Veneto. La tassa di soggiorno, però, è diventata l’unico strumento di finanziamento della promozione turistica e così quasi tutti i Comuni vi stanno facendo ricorso, appesantendo soprattutto le possibilità di competizione dei piccoli gestori familiari.

CARPENEDO (ANCI): QUALCHE DUBBIO SULL'UTILITA'

Cristina Carpenedo è consulente alla riscossione e accertamento tributi locali dell’Anci Veneto ed è un funzionario per la riscossione del Comune di Jesolo. Sulla tassa di soggiorno ritiene si debba fare un po’ di chiarezza. “In Italia sono solo 900 i Comuni che l’hanno adottata; si tratta di situazioni con una precisa vocazione turistica. In Veneto la Regione, trasferendo tutto il carico della promozione su questa imposta, ha spinto perché tutti i Comuni vi aderissero. Ha parlato di turismo diffuso e ha concesso a tutti i Comuni di attivarla. Nella provincia di Treviso a un certo punto è sembrato quasi che ci fosse un obbligo. Ma non è così”. Nel Veneto tutti i comuni sono stati classificati a rilevanza turistica, diversamente da quello che accade in Lombardia o in Toscana.
Qualche dubbio anche sulla reale efficacia dell’imposta. “In questo momento noi stiamo beneficiando dell’instabilità del Medio Oriente e quindi molti turisti prediligono la maggior sicurezza che c’è nelle nostre spiagge e nelle nostre città - prosegue la referente dell’Anci -. Tuttavia, questo è un fattore che può cambiare assai rapidamente. Pensiamo poi alle incertezze meteo di questi anni, che hanno penalizzato la montagna. Oppure, ci potrebbe essere un improvviso pericolo terrorismo, che farebbe sparire di colpo i turisti. In questo caso, azzerata la tassa soggiorno, cosa faremmo? Lascieremmo il turismo senza fondi e senza promozione proprio quando ne avrebbe più bisogno”.

FIETTA (IPA ASOLO-GRAPPA): RISORSA PER VALORIZZARE IL TERRITORIO
Dal 2018 è partita l’imposta di soggiorno nelle Terre di Asolo e del Grappa. Ha coinvolto 13 Comuni, tutti, tranne Asolo e Borso del Grappa, con una densità non altissima di strutture ricettive, solitamente assai piccole, che in genere non costituiscono l’attività principale, ma solo integrazione al reddito. Esistono tanti agriturismi che hanno scoperto di poter fare anche accoglienza. Perplessità ha destato l’attivazione dell’imposta di soggiorno in realtà che hanno attività molto limitate e che faticano a stare sul mercato.
Valentina Fietta, presidente dell’Intesa programmatica d’area “Terre di Asolo e Monte Grappa”, difende la scelta fatta dai Comuni della Pedemontana: “Il turismo è una risorsa che diventerà sempre più importante, a patto che riusciamo ad affrancarci dai grandi gestori mondiali, che non solo impongono i prezzi, ma anche le regole del «soggiorno». Se lasciamo che un quarto delle risorse generate dal turismo locale venga assorbito da questi giganti dell’accoglienza, ben presto il turismo non sarà più un’opportunità”.
Prosegue Fietta: “Siamo stati i primi a darci un regolamento unico, tra i diversi Comuni. Negli agriturismi si paga 1 euro, negli alberghi a tre stelle, 1,50 euro, nei campeggi 0,50. Tutto è avvenuto dopo un momento di studio e di confronto fra i sindaci. Abbiamo realizzato e progressivamente stiamo rendendo operativo un portale unico attraverso il sistema Idms, in grado non solo di segnalare il flusso delle prenotazioni, ma anche di individuare gli esercizi abusivi. Per ora abbiamo deciso di lasciare il 50 per cento dell’introito della tassa ai Comuni, l’Ipa tiene il 25 per cento, il resto deve obbligatoriamente andare all’Organismo di gestione della destinazione. Stimiamo per il prossimo anno un introito di circa 50 mila euro”.

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