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Un porto sicuro alla "Nostra Famiglia"

Il viaggio di Enzo e dei suoi genitori, arrivati dal Brasile per poterlo affidare alla struttura, è stato al centro della presentazione, a Conegliano del bilancio di missione della realtà di cura e riabilitazione.

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Un porto sicuro alla "Nostra Famiglia"

“La Nostra Famiglia è il nostro porto sicuro”. La testimonianza di Lauren ed Umberto, genitori di Enzo, 15enne colpito da paralisi celebrale, ha accompagnato la presentazione del bilancio di missione 2018 della Nostra Famiglia, lo scorso 10 luglio. Quest’anno il corposo documento dell’associazione è stato presentato nella sede di Costa di Conegliano, per sottolineare i cinquant’anni dell’istituto.
Dati e attività sono stati illustrati con i consueti numeri, ma stavolta sono stati accompagnati da alcune storie di protagonisti. Una di queste è quella di Enzo e della sua famiglia. Lauren è italo-brasiliana, suo nonno era di Maron di Brugnera. Umberto è italiano, di Pesaro. Si sono conosciuti in Italia, mentre Umberto lavorava come insegnante in provincia di Venezia, in uno dei viaggi che Lauren ha fatto per visitare la terra d’origine della sua famiglia, alla quale è molto legata. Nel 1997 hanno deciso di formare una famiglia in Brasile. Hanno attraversato nuovamente l’oceano e iniziato la loro vita insieme. Si sono sposati l’anno dopo. Enzo è nato nel 2003. “È nato prematuro, di 30 settimane – raccontano Lauren e Umberto – a causa di gestosi nella gravidanza. Pesava un chilo e lo abbiamo potuto portare a casa dall’ospedale solo dopo 47 giorni di terapie intensive”. Diversi mesi dopo è arrivata la diagnosi: paralisi cerebrale. In Brasile, per bambini e famiglie come quella di Enzo, la vita è molto complicata. “Non ci sono servizi adeguati – dicono – le distanze da percorrere sono ampie e lo Stato non prevede aiuti specifici. Eravamo preoccupati per il suo, e il nostro, futuro”. Così hanno spiegato le vele e sul web hanno trovato la Nostra Famiglia. Dopo i primi contatti a distanza hanno deciso di attraversare nuovamente l’oceano per conoscere l’istituto di Costa dove Enzo è seguito da un anno e mezzo. “Frequenta il centro di formazione – dicono i genitori -. Sta imparando a mangiare e fare tante altre cose da solo. Raccontando la nostra storia, speriamo di poter contribuire a dare il coraggio di ricominciare, di cercare nuovi orizzonti, di tenere duro, di non mollare mai”.
Tornando ai numeri, quello del 2018 è un bilancio da 105,5 milioni di euro investiti in termini di servizi a livello nazionale. Ammontano a 22 milioni le risorse ridistribuite sul territorio in Veneto dove le otto sedi (Vicenza, Padova, Treviso, Conegliano, Mareno di Piave, Oderzo, Pieve di Soligo, San Donà di Piave) hanno accolto 7.780 persone in forma ambulatoriale, a ciclo diurno e continuo. Sono 1.645 i bambini, ragazzi e giovani che sono stati ricoverati nei centri di Conegliano e Pieve di Soligo. L’attività di cura e riabilitazione è garantita dalla presenza di 575 operatori. Queste due sedi sono polo per il Veneto dell’istituto di ricerca Medea. A Conegliano opera l’unità ospedaliera ad alta specialità per le gravi disabilità in età evolutiva, che accoglie pazienti con disturbi complessi. A Pieve di Soligo opera invece l’unità per la riabilitazione delle turbe neuropsicologiche acquisite. Le due unità sono dotate di 71 posti letto: 36 per degenza in ricovero ordinario e 35 per day hospital.

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