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"Un sasso per un sorriso": gioia di ricevere e donare

L’iniziativa, nata sui social, si ripercuote sulla vita quotidiana delle persone: emoziona chi li ritrova per caso sulla sua strada, unisce le famiglie nel lavoro creativo, appassiona grandi e piccoli, rilassa e fa stare bene

Parole chiave: un sasso per un sorriso (1), dono (30), gioia (11), famiglia (275)
Un sasso per un sorriso

“Un sasso per un sorriso”, un piccolo scambio per rallegrare la giornata di uno sconosciuto. E’ il progetto di Heidi Aellig, che, dopo aver visto qualcosa di simile nel suo Paese natale, la Svizzera, ha modificato e riproposto l’iniziativa in Italia. “Un sasso per un sorriso” nasce dunque nel 2019 come pagina del social network Facebook e propone agli aderenti al gruppo di raccogliere dei sassi, di dipingerli o inserire una frase carina, che possa strappare un sorriso, e sul retro il nome dell'iniziativa, "Un sasso per un sorriso (Originale)", e le istruzioni per condividere il ritrovamento sui social. Questo sasso viene poi lasciato in un luogo in cui qualcuno possa trovarlo. L’idea è che questo piccolo gesto, questa sorpresa inaspettata, possa rallegrare un po’ la giornata di chi vi si imbatte. Inutile dire che il successo è stato trasversale: oggi nel gruppo ci sono quasi 162 mila iscritti da tutta Italia e, scorrendo la pagina, si possono trovare tante persone che hanno deciso di aderire anche dai nostri territori.

Nel periodo della pandemia il mondo virtuale si è “impadronito” delle nostre vite: costretti dal distanziamento fisico abbiamo mantenuto i legami con amici e parenti attraverso la rete, ma questo progetto va un po’ oltre, ed è il motivo per cui lo presentiamo. Crea una comunità virtuale che è diventata per molti quasi una famiglia, come spiega la fondatrice, ma poi esce sui territori e porta i suoi effetti nella vita di tutti i giorni delle persone comuni. “I sassi - come ha raccontato Aellig - hanno lo scopo di tirare su il morale delle persone e creare un attimo magico. Fin dall’inizio sono stata euforica all’idea, anche se i primi passi sono stati difficili, c’era solo la mia famiglia a sostenermi, ma dopo tanto lavoro per promuovere l’iniziativa le persone hanno iniziato ad apprezzare sempre di più. Un giorno ho sentito urlare una bambina della mia città, Recanati, gioiva per aver trovato un mio sasso dipinto e mi ha ripagato di tutte le fatiche! Oggi il gruppo è come una famiglia, si sono creati dei bellissimi legami e durante la pandemia la pagina è stata di supporto a molti.

Ogni giorno vengono dipinti e distribuiti migliaia di sassi, che portano allegria a grandi e piccoli. Ho notato anche che l’attività unisce le famiglie, alcuni membri raccontano di come i loro bimbi si siano staccati dalla televisione per decorare i sassi assieme a genitori e nonni. Dopo fanno una passeggiata tutti insieme per decidere dove lasciarli e raccoglierne altri da preparare. Per me, inoltre, e vedo anche per altri che raccontano le loro storie, dipingere i sassi è terapeutico. Quando mi sento un po’ giù, inizio a dipingere e sto subito meglio. Anche altri si sono aperti, raccontando la loro sofferenza e come questa attività artistica li abbia aiutati a trovare dei piccoli momenti sereni. Dunque c’è questo doppio risvolto: dipingere i sassi fa stare bene e donarli regala un sorriso a uno sconosciuto. Io li chiamo «sassi magici», perché sembra che nel dipingerli proviamo tutti le stesse sensazioni, sono gioia per chi li riceve e «terapia» per chi li fa”.

Sull’iniziativa è stato scritto anche un libro, dal titolo omonimo “Un sasso per un sorriso”, curato dalla stessa Aellig e dalla scrittrice Giulia D’Agostini. Una parte del ricavato sarà devoluto in beneficenza alla fondazione Dottor Sorriso, che si impegna a far sorridere i bambini ricoverati in ospedale.

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