Società e Politica
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Una rete a servizio della vita

Il Centro di aiuto alla vita di Cornuda in poco più di un anno ha coinvolto nell’impegno verso la vita nascente il territorio, le comunità cristiane e moltissime volontarie. Nella Giornata per la vita, ecco le loro testimonianze

Parole chiave: centro aiuto alla vita (4), cav (67), cornuda (25), vita (74)
Una rete a servizio della vita

Lo spirito che anima il Centro di Aiuto alla Vita del vicariato di Montebelluna, attivo ufficialmente a Cornuda in piazza Giovanni XXIII (tel. 3467842267) dall’11 novembre 2012, è quello di avere una sensibilità aperta a tutte le madri che hanno bisogno e di porre al centro dell’esistenza quotidiana la vita nascente. Centrale tuttavia è l’esperienza di fede che anima le volontarie del Cav, poiché chi opera a favore di questo servizio parte da un’esperienza forte e da un entroterra di fede e di antropologia cristiana. Lo sottolinea il parroco di Cornuda e di Covolo don Francesco Marconato. “Altro aspetto che caratterizza l’azione del Centro aiuto alla vita - mette in luce don Francesco - è la missionarietà. Oggi l’attenzione per la vita che muove i suoi primi passi nel grembo materno e poi nel mondo, non è  purtroppo una priorità della nostra società. Questo tipo di servizio propone un modello guidato dall’esperienza evangelica, dalla Parola di Dio, dalla tensione educativa ed etica che ha alla base i valori della vita, della solidarietà e dell’amore verso il prossimo”.
Venticinque nascite
“Nel 2013 il Cav - spiega il parroco -  ha aiutato nel territorio vicariale e in alcune comunità limitrofe, 73 madri e seguito la nascita di 25 bimbi, grazie all’aiuto gratuito e generoso di 25 volontarie. Il servizio è nato perché un gruppo di persone si sono ritrovate a riflettere sui temi della vita e hanno pensato così di colmare un vuoto nelle nostre comunità del montebellunese e della pedemontana. Il Cav è rivolto alle madri che hanno difficoltà nell’accogliere la gravidanza e una nuova vita, e a chi nella solitudine fatica a far crescere il proprio bambino”. Queste mamme, in gran parte straniere, ma non mancano le italiane, vengono accompagnate nel loro cammino, sostenute psicologicamente e aiutate dal punto di vista economico e materiale soprattutto nei primi mesi di vita del bambino. Tutto ciò in un clima di amicizia e di serenità.
“Le volontarie - dice don Francesco - sono state animate da un grande senso d’accoglienza, dall’amore per la nuova vita che si protende verso il domani fin dal grembo materno, anche perché generare la vita significa pensare e progettare il futuro e come indica Papa Francesco siamo sollecitati ad andare verso le periferie esistenziali della società, sostenendo donne, uomini e comunità che abbiano al centro della loro azione la vita, la solidarietà, il sostegno verso chi si trova nelle difficoltà”.
Bel rapporto con i servizi e le comunità
Molto importante è stato senz’altro lo stretto rapporto sviluppatosi con i medici e gli operatori socio-sanitari del Montebellunese (consultorio, ospedale) e ciò ha permesso di realizzare una stretta rete di collaborazione che ha contribuito a far conoscere l’esistenza del Centro. Grazia Maria di 53 anni esordisce rivelando che è diventata volontaria del Cav, perché “la vita è un valore fondamentale che va difeso con un servizio che valorizza sia la vita che c’è sia quella che sta affacciandosi al mondo. La nostra attività è rivolta alle mamme che sono in gravidanza e in particolare a quelle che magari vorrebbero abortire, poiché vivono in condizioni di difficoltà materiali o soffrono momenti di disagio. Queste mamme contattano il nostro Centro tramite un numero telefonico, segue un colloquio con le volontarie per comprendere il tipo di aiuto che si può garantire: c’è chi ha bisogno di un supporto psicologico, chi di soldi , vestiti, pannolini, alimenti  e vestitini per i bimbi o altro ancora. Di conseguenza è importantissimo fa conoscere il Cav, perché se qualcuno è in difficoltà, c’è chi è pronto ad aiutare concretamente. Per noi volontarie - ribadisce Grazia Maria - ogni vita che nasce dovrebbe essere accolta con gioia ed è necessario pertanto infondere fiducia, serenità e speranza nelle mamme, far sentire che non sono sole”.
Tali aspetti sono fondamentali per le mamme straniere, che il più delle volte si trovano senza il supporto dei genitori e dei familiari, e nondimeno per un numero sempre maggiore di madri italiane che vivono la maternità in solitudine o si ritrovano  in gravi difficoltà economiche.
Volontarie da tutto il vicariato
“La comunità cristiana - aggiunge Grazia Maria - ha incominciato a conoscere meglio questa bella realtà che a Covolo e Cornuda è sostenuta con grande passione da don Francesco che in ogni occasione fa conoscere il Cav”. “Siamo 25 volontarie che provengono da varie comunità del vicariato di Montebelluna – dichiara Francesca, 46 anni - e per quanto mi riguarda l’idea di dedicare un po’ di tempo al Centro aiuto alla vita è stata condivisa in famiglia ed è nata in seguito a una personale esperienza. Scopo del mio essere volontaria è quello di fare qualcosa a sostegno e a difesa della vita fin dal concepimento, con l’obiettivo specifico di salvarla, condividendo, con la madre o la coppia, le difficoltà e le sofferenze e fornendo un aiuto per superarle, infondendo speranza e trasmettendo fiducia”.
“Un giorno alla settimana - rivela Francesca - aiutiamo le madri ad affrontare e risolvere i problemi che potrebbero indurre al rifiuto del figlio, informiamo sui servizi offerti anche dopo la nascita del bambino e offriamo amicizia e sostegno morale ed economico a chi ha problemi nell’accogliere una nuova vita, alle donne che hanno difficoltà durante la gravidanza o che nella solitudine faticano a far crescere il proprio piccolo. In tal modo molte mamme accettano la vita e condividono con noi volontarie il percorso che le porta con difficoltà ma poi con gioia a diventare mamme”.
“Svolgere questo servizio - sostiene Cristina, 48 anni - significa essere animati da una profonda coscienza cristiana per cui la vita è presente fin dal concepimento ed  è un dono prezioso voluto dall’amore di Dio. La mia scelta è condivisa in famiglia ed è favorita dal fatto che sono a casa al mattino, mentre al pomeriggio i miei figli sanno che «vado dalle mamme». L’attività ha preso il via un po’ in sordina ma fin dall’inizio sono rimasta stupita dalla risposta delle comunità che si sono mostrate collaborative e generose, portando molte cose utili per le madri e i loro piccoli. Abbiamo seguito diverse mamme in gravidanza, non solo con un sostegno psicologico ed economico, ma pure con contatti telefonici, visite a domicilio, indicazioni sull’allattamento. La paura principale di queste mamme è quella di rimanere sole e si sentono più serene se sanno che hanno un punto di riferimento sicuro e affidabile, con persone che le consigliano, le indirizzano e le incoraggiano. Per le donne che hanno partorito noi garantiamo il servizio fino ai tre anni, cercando di diffondere il concetto di aiuto reciproco. Infatti i beni materiali (culle, lettini, giocattoli, ecc.) che diamo alle mamme, poi ci vengono restituiti e possono in tal modo essere utili ad altre madri. Si è poi creata una rete  (assistenti sociali, strutture socio-sanitarie) che è molto importante, visto che il nostro intervento non può essere sempre a 360 gradi”. (Giovanni Cosatti)

Una rete a servizio della vita
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