Società e Politica
stampa

Una sedia rossa, vuota, contro la violenza sulle donne

Verrà installata in tutti i pronto soccorso dell'Ulss 2 Marca Trevigiana per simboleggiare un posto occupato: per ogni donna che avrebbe voluto denunciare le violenze subite ma che purtroppo non ce l'ha fatta

Una sedia rossa, vuota, contro la violenza sulle donne

Una sedia rossa, vuota, installata in tutti i pronto soccorso degli ospedali dell’Ulss2 Marca Trevigiana.

La sedia sta a significare un posto occupato. Un posto per ogni donna che avrebbe voluto denunciare le violenze subite, ma che purtroppo, per il fatto di essere stata uccisa, quel posto lo lascerà per sempre vuoto.

L’iniziativa, spiega il direttore dell’Ulss 2 Francesco Benazzi, nasce dalla volontà di “creare una nuova dimensione culturale e ricordarci sempre che la violenza sulle donne è un problema serio che continua a esistere”.

Una violenza non soltanto fisica, ma, sessuale, psicologica. Come è violenza la minaccia di tali atti, la coercizione e la privazione di libertà, sia nella vita pubblica che in quella privata.

Nell’Ulss 2 le donne che chiedono aiuto in pronto soccorso vengono identificate con un codice rosa. “Si tratta - ha spiegato la dottoressa Catia Morellato, responsabile del progetto - di un codice che non compare assieme agli altri, ma che permette di identificare un percorso di affiancamento dedicato alla donna, di allontanare un eventuale accompagnatore violento e di accogliere chi chiede aiuto in una stanza tranquilla in cui sentirsi a proprio agio ed eventualmente riuscire a raccontare ciò che sta accadendo. Alle volte lo stress psicologico è simile a quello dei soldati che tornano da un campo di battaglia, non è detto che la vittima riesca subito a raccontare ciò che le è successo”.

La situazione di momentanea tranquillità, comunque, permette una anamnesi dettagliata da parte dei medici. Ci sono casi in cui, come nella violenza reiterata o dopo 21 giorni di prognosi, scatta la denuncia d’ufficio. Altri in cui anche se la persona potrebbe essere rimandata a casa, viene ricoverata in attesa dell’intervento di un centro antiviolenza, se si considera il rischio di rimandarla a casa troppo alto e si ha timore per la sua vita. In differenti situazioni invece, anche per non usare ulteriore violenza psicologica sulla donna e non costringerla a compiere passi per cui non è pronta, si decide di rinviare la paziente a domicilio, con le indicazioni per potersi rivolgere in un secondo momento a chi la può aiutare.

Questa decisione viene presa dal personale sanitario esaminando le risposte della donna a un questionario di valutazione del rischio.

I codici rosa nel 2019 sono stati 675, 503 nel 2020 e solo 112 nei primi mesi del 2021.

Secondo i dati forniti dal direttore generale Francesco Benazzi, nel 20,2% dei casi si tratta di violenza fisica. Di queste il 21% ha subito violenza sessuale e il 5,4% dei traumi importanti. Un altro 28% delle donne che denunciano ha subito invece violenza psicologica legata al discorso economico, limitazione della libertà, isolamento dagli altri. Una violenza che arriva dai partner, dai parenti o dagli amici della vittima.

La dottoressa Morellato non crede, inoltre, che la diminuzione delle denunce sia un fatto positivo: “I dati Istat ci dicono che una donna su tre nella sua vita ha subito un atto di violenza di qualche sorta, partendo da questo possiamo stimare di intercettare il 10% delle violenze reali”.

L’azienda sanitaria negli anni ha attivato un percorso che ha messo in rete Prefettura, forze dell’ordine, Comuni, volontariato e inoltre lavora nelle scuole per formare e informare i ragazzi.

“La violenza sulle donne - ha proseguito Morellato - è una violazione dei diritti umani e un grandissimo problema di salute pubblica. Anche questa è una pandemia. Ogni anno nel mondo sono milioni le donne e bambini che subiscono violenze di ogni tipo. Femminicidi, ma anche mutilazioni genitali, matrimoni coatti, induzione alla prostituzione, tratta”.

Le donne che subiscono violenza accedono ai pronto soccorso 4-5 volte in più rispetto a quelle che non la subiscono, e hanno il 36% in più di probabilità di manifestare patologie organiche oltre che psicologiche.

Nel 2020 una percentuale tra il 44 e il 49%  dei femminicidi, secondo i dati Istat, si è verificato durante i mesi di lockdown. Per chiedere aiuto si può chiamare il numero anti violenza 1522, ma anche il 118 che è sempre attivo e pronto a prestare soccorso.

Tutti i diritti riservati
Una sedia rossa, vuota, contro la violenza sulle donne
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento