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Venerdì 18 novembre tessili in sciopero

Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec di Treviso hanno aderito alla mobilitazione e proclamato otto ore di sciopero del settore: quattro presidi a ingresso turno nelle sedi della Benetton, a Castrette e Ponzano Veneto, alla Monti di Maserada sul Piave e alla Olimpias di Ponzano.

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Venerdì 18 novembre tessili in sciopero

In difesa del Ccnl, scaduto da quasi otto mesi, il settore tessile-abbigliamento, che conta più di 420 mila addetti, di cui 5.500 nella sola Marca, torna allo sciopero dopo oltre vent’anni. Le trattative per il rinnovo del contratto hanno subìto una brusca battuta d’arresto lo scorso 20 ottobre, quando l’indisponibilità dello SMI di Confidustria a rivedere la propria posizione sul modello che prevede di cancellare l’anticipo sull’inflazione e di accentrare la contrattazione a livello nazionale, ha indotto i Sindacati ad abbandonare il tavolo.

Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec di Treviso hanno aderito alla mobilitazione e proclamato otto ore di sciopero del settore settile per domani, venerdì 18 novembre, giornata che prevede inoltre quattro presidi a ingresso turno nelle sedi della Benetton, a Castrette e Ponzano Veneto, alla Monti di Maserada sul Piave e alla Olimpias, sempre di Ponzano. Le sigle sindacali trevigiane, nel dare forza alla battaglia sulle questioni del contratto nazionale, vogliono inoltre richiamare l’attenzione su un’area che, a livello territoriale, ha patito e ancora soffre gravemente le ricadute occupazionali legate alla crisi e alla trasformazione della produzione.

“Dal 2008 al 2014 - spiegano Cristina Furlan, segretaria generale Filctem Cgil Treviso, Nicola Brancher, segretario generale Femca Cisl Belluno Treviso e Rosario Martines segretario generale Uiltec Belluno Treviso - il comparto tessile della Marca ha visto cancellati 1.800 posti di lavoro, registrando una perdita del 25% tra gli addetti e del 4% tra le imprese. I lavoratori hanno già subìto troppo, per questo le richieste della controparte, che pare interessata esclusivamente a ridurre diritti e salari e a depotenziare la contrattazione di secondo livello, in un comparto dove peraltro, per cultura e dimensioni aziendali, stenta già ad affermarsi, sono ancora più inaccettabili”.

Fonte: Comunicato stampa
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