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Veneto: "gigante economico", ma a decidere sono altri

Questo gigante della piccola e media impresa, oggi, più di altre regioni, risente della frenata legata alla pandemia; ma c’è qualcosa di più che lo deprime, ovvero la mancanza di un polo autentico: per ogni iniziativa finanziaria o industriale consistente il Veneto deve guardare fuori dai suoi confini, è un giocatore che non può scegliere la squadra.

Parole chiave: veneto (490), economia (120), finanza (13), banche (76)
Veneto: "gigante economico", ma a decidere sono altri

Il Veneto è come un grande giocatore di basket, le qualità le ha tutte: alto, oltre i due metri, mobilità straordinaria e precisione di tiro. Gli offrono contratti milionari, ma non è padrone del suo cartellino, non può scegliere la squadra con cui giocare, altri decidono per lui. Prima della crisi legata al Covid-19 il Veneto, parliamo di gennaio 2020, assieme al Friuli e al Trentino, era trainante rispetto all’economia nazionale: +1,4 per cento nell’industria, +3,2 di Pil. Fino al 2018, ultimo dato, era tra le 20 regioni con più alto Pil pro capite in Europa. Nel 2017 il Pil era cresciuto addirittura del 2,4 per cento, dietro solo alla Lombardia. Nel 2019 il Veneto aveva avuto un export di 64,5 miliardi, con una crescita dell’1,3 per cento sul 2018, già anno record. Nel 2019 ha rappresentato da solo quasi il 14 per cento dell’intero export italiano.

Questo gigante della piccola e media impresa, oggi, più di altre regioni, risente della frenata legata alla pandemia; ma c’è qualcosa di più che lo deprime, ovvero la mancanza di un polo autentico: per ogni iniziativa finanziaria o industriale consistente il Veneto deve guardare fuori dai suoi confini, è un giocatore che non può scegliere la squadra. Suicidato un soggetto finanziario come Veneto Banca, ridotti al silenzio i Benetton, piegati da lutti e dal disastro del Morandi; perduto il più grande appalto italiano degli ultimi anni, la costruzione della Superstrada pedemontana veneta, che è andato a una cordata spagnola e piemontese; Venezia bloccata da un Mose che non si alza e un porto il cui destino è ancora tutto da scrivere. Verona si appresta a perdere l’autonomia del gruppo Cattolica, che dovrebbe entrare nell’orbita delle Generali. Simbolica, per Treviso, la perdita di Dino De Poli, già patron di quella Fondazione Cassamarca, oggi in declino, ma che in passato ha regalato molte iniziative alla città.

Restano grandi gruppi mondiali, come Luxottica di Belluno e la Diesel di Breganze, che nel 2016 ha avuto un fatturato di ben 960 milioni di euro, entrambi i gruppi però hanno basi importanti all’estero e il loro destino sembra slegato dal Veneto.

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