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Veneto, materne a rischio per i ritardi regionali

La Fism del Veneto ha scritto una lettera a Zaia per sollecitare lo sblocco dei contributi alle scuole d’infanzia paritarie. La situazione, infatti è grave, a causa dei ritardi dei fondi statali e regionali. A rischio gli stipendi del personale e la riapertura stessa di molte scuole a settembre

Parole chiave: asili (54), scuole dell'infanzia (63), regione veneto (156), fism (73), scuole paritarie (65)
Veneto, materne a rischio per i ritardi regionali

Ritardi regionali che si sommano a quelli statali. La situazione non può che essere drammatica per le scuole d’infanzia paritarie della Fism del Veneto che attendono la liquidazione dei contributi dalla Regione e dallo Stato, al punto da mettere a rischio non solo gli stipendi di luglio e agosto del personale, ma la riapertura stessa a settembre di molte strutture.
La denuncia arriva dalla Fism regionale che, con i sette presidenti provinciali, il 28 luglio ha scritto una lettera-appello al presidente del Veneto, Luca Zaia, alla Giunta e ai singoli consiglieri regionali, perché sblocchino al più presto la situazione. “Nel Veneto 2 bambini su 3 frequentano scuole pubbliche paritarie riconosciute come tali dalla legge 62 del 2000 - sottolinea in una nota il presidente regionale della Fism, Stefano Cecchin -. Scuole che sono inserite nel sistema nazionale d’istruzione, svolgono un servizio pubblico e rispondono al principio costituzionale della libertà di educazione. Il Veneto è la regione che, in rapporto alla popolazione scolastica dei bambini da 0 a 6 anni, presenta la rete di scuole dell’infanzia e nidi integrati più diffusa sul territorio. Più di 90.000 famiglie venete che hanno i bambini frequentanti le scuole Fism, oltre 9.000 dipendenti (e relative famiglie), le comunità parrocchiali e civili (nel 51% dei comuni veneti esiste solo la scuola paritaria), i volontari, i comitati di gestione e i consigli di amministrazione delle scuole, i gestori… siamo tutti molto preoccupati - aggiunge Cecchin -. Le nostre scuole e i nidi sono un patrimonio d’incommensurabile valore sociale, una peculiarità della stessa comunità veneta. Esse contribuiscono a far risparmiare allo Stato più di 500 milioni di euro all’anno”.
Le scuole vivono delle rette delle famiglie, che coprono il 60% del costo di gestione, e di contributi pubblici (Stato, Regione e Comuni) che coprono il rimanente 40%, un rapporto che fino a pochi anni fa era invertito.
Le recenti prove Invalsi nazionali hanno evidenziato che gli alunni più preparati sono quelli di Veneto, Friuli Venezia Giulia e provincia di Trento, confermando ancora una volta l’eccellenza del sistema di educazione e scolarizzazione 0-6 anni di queste regioni. “Siamo orgogliosi di contribuire a questi risultati ma non possiamo continuare a patire tagli e ritardi” sottolinea il presidente Cecchin. Il sistema paritario dell’istruzione assicura al Veneto, inoltre, il raggiungimento di uno degli obiettivi strategici a livello europeo (Europa 2020) per la crescita, ossia la scolarizzazione del 95% dei bambini fra i 4 ed i 6 anni. Un risultato che ora è messo a rischio.

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