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Veneto, vaccino a singhiozzo

Più che dimezzate le consegne del farmaco nell'ultima settimana, così la campagna è costretta a una battuta d'arresto. Abbiamo chiesto alcuni chiarimenti sulla situazione regionale al dottor Michele Mongillo 

Veneto, vaccino a singhiozzo

La campagna vaccinale contro il Covid-19 era iniziata il 27 gennaio scorso e in Veneto procedeva spedita fino all’inizio di questa settimana, tanto che alla data del 16 gennaio era stata somministrata la prima dose del vaccino Pfizer-BioNTech a 102.089 persone fra operatori sanitari, ospiti e personale delle residenze per anziani.

Poi è arrivata la doccia gelata della comunicazione dell’azienda farmaceutica statunitense che ha diminuito le dosi in consegna nel nostro Paese. Fra le più colpite dalla battuta d’arresto la Regione Veneto, con dosi tagliate del 53% nell’ultima settimana. Questo ha causato la sospensione dell’avvio della campagna vaccinale per gli over 80 che doveva iniziare in questi giorni, per preservare le dosi di scorta per i richiami a chi è già stata somministrata la prima dose.

Oltre al vaccino Pfizer a oggi arrivano alcune dosi di vaccino Moderna, 7.800 a settimana e si attende per il 29 gennaio l’approvazione di quello di AstraZeneca di cui il nostro Paese ha acquistato 40,38 milioni di dosi. Nella giungla di notizie che si susseguono abbiamo cercato di fare un po’ di chiarezza sulle principali tematiche riguardati i vaccini anti-Covid in questo momento con il direttore dell’Unità organizzativa di Prevenzione e Sanità pubblica regionale Michele Mongillo.

Direttore, quali sono le conseguenze della diminuzione di consegne di vaccini Pfizer, come proseguirà la campagna vaccinale? Con quali ritardi? Il presidente Zaia parla di due settimane perse...

La campagna inevitabilmente ha subito un rallentamento, non in termini di seconde dosi (per tutti i soggetti che hanno ricevuto la prima dose è prevista la dose di richiamo nei tempi indicati), ma in termini di nuovi soggetti da vaccinare: per il momento, finchè non verrà ripristinata la fornitura ordinaria, che naturalmente dovrà comprendere tutte le dosi che non ci sono state consegnate questa settimana (più della metà di quanto previsto), è difficile estendere la vaccinazione a nuovi soggetti.

A prescindere dai ritardi di Pfizer, c’è un cronoprogramma sulle vaccinazioni? Quando dovrebbe terminare la vaccinazione sulle categorie a rischio e iniziare quella su tutta la popolazione? Con che modalità?

I vaccini saranno offerti a tutta la popolazione, secondo un ordine di priorità che tiene conto di diversi fattori: rischio di malattia, tipi di vaccino e disponibilità di vaccino. Le fasi attualmente previste, derivanti dalle linee di indirizzo nazionali, sono: 1. operatori delle strutture sanitarie o operatori e ospiti delle strutture socio-sanitarie territoriali; popolazione over 80, farmacisti, donatori di sangue; 2. popolazione over 60 e soggetti fragili; 3. Lavoratori dei servizi essenziali; 4. Popolazione generale. Si precisa che l’avanzamento delle varie fasi del Piano, e il conseguente allargamento dell’offerta vaccinale, è condizionato dalla disponibilità delle dosi di vaccino consegnate alla Regione secondo la pianificazione della Struttura del Commissario Straordinario all’Emergenza Covid-19. Tale aspetto, e la conseguente evoluzione della campagna vaccinale, dipende inoltre dai dati disponibili e dalle valutazioni delle agenzie regolatorie in materia di approvazione dei diversi vaccini, alcuni dei quali ancora in corso di autorizzazione.

Per l’appunto a breve dovrebbe essere approvato anche il vaccino di AstraZeneca. Su chi verrà utilizzato visto che sembra avere un’efficacia più bassa di quelli Pfizer e Moderna?

Come precisato in precedenza, tale aspetto dipenderà dalle valutazioni delle agenzie regolatorie e dalle conseguenti indicazioni tecniche.

Ci sono notizie contrastanti sulla necessità di vaccinare chi ha contratto il virus e ha sviluppato già degli anticorpi: queste persone attualmente in Veneto si stanno vaccinando? Ci sono evidenze di controindicazioni a riguardo? Facciamo un po’ di chiarezza.

Come precisato nella lettera circolare del Ministero della Salute del 24.12.2020, il vaccino non è controindicato per le persone che abbiano avuto un’infezione, sintomatica o meno, da Sars-CoV-2, anche recente. Lo stesso concetto è ripreso anche dalle Faq dell’Agenzia Italiana del Farmaco, che si invita a consultare periodicamente: “La vaccinazione non contrasta con una precedente infezione da Covid-19, anzi potenzia la sua memoria immunitaria, per cui non è utile alcun test prima della vaccinazione”.

Purtroppo la prima dose di vaccino non è sufficiente a creare un’immunità nei confronti del virus, per cui c’è la possibilità che nei luoghi più a rischio, come ospedali ed Rsa, si sviluppino dei focolai nei 21 giorni tra la somministrazione della prima e della seconda dose. A quel punto cosa succede? Chi è contagiato può ricevere la seconda dose o salta la vaccinazione? Deve attendere? E se deve attendere quanto può attendere oltre i 21 giorni fra una dose e l’altra?

Al momento non risultano controindicazioni specifiche, tuttavia come per ogni atto medico deve essere valutato il singolo caso specifico.

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