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Verso l'election day, campagna elettorale estiva su referendum, regionali e comunali

E’ dunque ufficiale: si voterà il 20 e 21 settembre, per “recuperare” gli appuntamenti elettorali saltati a primavera a causa del Covid-19. Un voto importante, con un’inedita campagna elettorale. Nonostante si tratti di una questione rilevante, come ogni cambiamento della Costituzione, sta passando sostanzialmente sotto silenzio il referendum confermativo.

Verso l'election day, campagna elettorale estiva su referendum, regionali e comunali

E’ dunque ufficiale: si voterà il 20 e 21 settembre, per “recuperare” gli appuntamenti elettorali saltati a primavera a causa del Covid-19. Un voto importante, con un’inedita campagna elettorale che si sta sviluppando in piena estate. Tutti gli italiani saranno chiamati a esprimersi sulla riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari; i veneti, così come gli abitanti di Liguria, Valle d’Aosta, Marche, Toscana, Campania, Puglia, saranno chiamati a scegliere il presidente della Regione. Si voterà anche per le Comunali in alcuni centri: per esempio, a Venezia e, nel nostro territorio, a Castelfranco Veneto, Arcade e Spresiano. Nel Veronese (così come a Sassari) si terranno anche le elezioni suppletive per il Senato nel collegio Veneto 9 (zona lago di Garda), per scegliere chi occuperà il seggio lasciato vacante dal senatore Stefano Bertacco, deceduto in giugno.

 

Referendum sotto silenzio

Nonostante si tratti di una questione rilevante, come ogni cambiamento della Costituzione, sta passando sostanzialmente sotto silenzio il referendum confermativo. Da molti, viene dato per scontato che i cittadini approveranno la riduzione del numero dei parlamentari. La legge costituzionale prevede il passaggio dagli attuali 630 deputati a 400; in modo analogo, il Senato passerebbe da 315 a 200. Non è previsto il quorum, di conseguenza la riforma potrà solo essere confermata (nel caso di una vittoria dei Sì) o bocciata. Al di là della riforma in sé, il referendum è l’occasione per suscitare un dibattito sull’ancora attuale validità della democrazia rappresentativa. In ogni caso, una vittoria del Sì avrà come conseguenza la necessità di modificare i collegi (o la legge elettorale stessa), con la conseguenza di un quasi “automatico” proseguimento della legislatura.

 

In ordine sparso contro Zaia

L’attenzione del mondo politico è calamitata dalle Regionali, soprattutto nelle Regioni considerate “incerte” (Marche, Campania, Puglia, forse Liguria). Tra queste, in tutta evidenza, non figura il Veneto. Luca Zaia, favoritissimo, sarà trainato non solo dalla Lega e dagli altri alleati di centrodestra, ma anche da una sua lista (destinata secondo le previsioni a fare il pieno) e da un’altra civica di amministratori. Insomma, è prevedibile che dietro al Governatore si svilupperà una gara tra le liste e all’ultima preferenza tra i candidati per entrare in Consiglio regionali. Gli avversari procedono in ordine sparso. Il “civico” Arturo Lorenzoni sarà appoggiato dal Pd, ma non dal M5S (il candidato sarà l’ex senatore Enrico Cappelletti) e da Italia Viva (che propone Daniela Sbrollini). In corsa anche Antonio Guadagnini, con il Partito dei veneti che riunisce la frastagliata galassia venetista e autonomista.

Intanto, a Treviso, il Pd ha già ufficializzato la sua lista, che sarà guidata dall’uscente Andrea Zanoni. In corsa anche Luciana Fastro, l’ex sindaco di Silea Silvano Piazza, il castellano Giovanni Beltramello e la “sardina” Rachele Scarpa.

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