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Verso le Regionali: chi è il vero autonomista?

“C’è un elettorato orfano. Sono i tantissimi veneti, molti dei quali non sono leghisti, che hanno votato per l’autonomia del Veneto in occasione del referendum consultivo del 2017”. La mette giù senza tanti complimenti l’onorevole Simonetta Rubinato, fondatrice di “Veneto Vivo” dopo aver lasciato il Partito democratico. Mettendo il dito sulla piaga, rispetto a un Luca Zaia che pure sembra viaggiare spedito verso il suo terzo mandato alla guida della Regione. Le formazioni autonomiste (Veneto Vivo e il Partito dei veneti, che riunisce ben dieci simboli) potrebbero essere la novità di questa tornata elettorale. Soprattutto se troveranno un accordo.

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Verso le Regionali: chi è il vero autonomista?

“C’è un elettorato orfano. Sono i tantissimi veneti, molti dei quali non sono leghisti, che hanno votato per l’autonomia del Veneto in occasione del referendum consultivo del 2017”. La mette giù senza tanti complimenti l’onorevole Simonetta Rubinato, fondatrice di “Veneto Vivo” dopo aver lasciato il Partito democratico. Mettendo il dito sulla piaga, rispetto a un Luca Zaia che pure sembra viaggiare spedito verso il suo terzo mandato alla guida della Regione.

In effetti, le vicende della politica regionale degli ultimi giorni, se messe in fila, fanno intuire alcune sorprese. Difficilmente, dato che il Veneto non è l’Emilia, esse verranno da sinistra, dalle Sardine o dal Pd. Anzi, in quello schieramento politico si sta discutendo da mesi solo su chi debba essere il candidato “anti-Zaia” alle Regionali del prossimo maggio. Finora senza esito.

Piuttosto, gli smottamenti o, almeno, i mal di pancia, potrebbero arrivare proprio nel cuore dell’elettorato leghista. L’intervista con la quale, a inizio settimana, l’anziano fondatore della Lega Nord Umberto Bossi ha inaugurato la “caccia grossa” a Matteo Salvini dopo la sconfitta in Emilia, ha avuto in Veneto molte reazioni. L’accusa del “Senatur” è molto chiara: caro Salvini, se pensi di mietere consensi al Sud e di trasformare la Lega in una forza nazionalista di estrema destra, sappi che prima o poi il Nord ti presenterà il conto. Dopo l’intervista qualcuno è uscito allo scoperto, come il vicentino Marino Finozzi, già presidente del Consiglio regionale, o l’ex deputata padovana Paola Goisis. Altri soffrono in silenzio. Ma il disagio c’è, eccome.

Per intercettarlo, si muovono in queste settimane due “contenitori”. Il primo è il “Partito dei veneti”: una nuova forza politica che ha messo insieme ben dieci simboli del frastagliato mondo venetista, indipendentista e autonomista, che in questi anni ha raccolto solo briciole, anche per le divisioni in mille rivoli. Il candidato di questa forza politica dovrebbe essere il crespanese Antonio Guadagnini, con un passato tra i giovani Dc, poi convintamente indipendentista.

Il secondo contenitore è, appunto, Veneto Vivo, la creatura della Rubinato cui ha aderito, per esempio, l’ex sindaco di Oderzo Bepi Covre. Il percorso dell’ex parlamentare è, evidentemente, diverso: “I veneti nel referendum hanno chiesto autonomia, in coerenza con la Costituzione. La mia impostazione deriva da quel principio di sussidiarietà che è uno dei cardini della Dottrina sociale della Chiesa”, dice l’ex sindaca di Roncade. L’indipendentismo, invece “è una fuga in avanti”.

La Rubinato non chiarisce, al momento, se Veneto Vivo si presenterà, se sarà lei la candidata presidente, o se dietro l’angolo ci sia un’alleanza con il Partito dei veneti. “Diciamo che sarebbe un peccato non poter dare fin da subito una risposta a delle domande che sorgono dal basso. Ma il nostro è comunque un progetto più ampio. Non è un problema di posti, ma di impostazione politica”. Al momento, fa capire la fondatrice di Veneto Vivo, non ci sono le condizioni per un’alleanza con un partito che deve ancora chiarire se la sua piattoforma è autonomista o indipendentista. Se, però, ci sarà un chiarimento, arriverà anche un’alleanza che per la Lega potrebbe essere insidiosa.

Rubinato, del resto, dedica poca attenzione al suo vecchio partito, il Pd: “Rispetto al tema dell’autonomia si è messo da tempo fuori gioco, rivelandosi incapace di comprendere la realtà del Veneto”. E molta attenzione, invece, alla Lega e al suo elettorato: “Quella di Salvini è una svolta nazionalista e di destra. Una cosa che non è nel dna della Lega in Veneto, dove abbiamo una cultura post-democristiana e autonomista, anche attenta alla solidarietà. Quindi, capisco che la base sia in fermento”. Finora, però, sull’autonomia, fondamentale è stato il ruolo di Zaia. Ma l’ex parlamentare la vede in modo diverso: “Se non sbaglio, è la stessa persona che ha dato all’Anas il 51% di Veneto Strade, contraddicendo il referendum da lui convocato. Solo che purtroppo, in Consiglio regionale, c’è un’opposizione che non lo incalza su questi temi. Piuttosto, all’inizio Zaia non voleva questo referendum sull’autonomia. Diceva che la mia proposta, legata all’articolo 116 della Costituzione, era solo un’aspirina. Poi, a un certo punto, l’autonomia prevista dalla Costituzione è diventata la sua battaglia. Ma mi hanno detto, non so se sia vero, che quando nella manifestazione in piazza San Giovanni ha tirato fuori il tema, qualcuno da dietro lo ha zittito. E lui ha smesso di parlarne. C’era un video, ma curiosamente è sparito. Non so se la cosa sia vera, ma solo il fatto che essa venga ipotizzata la dice lunga sui problemi che la proposta autonomista incontra nell’attuale dirigenza della Lega. Tanto è vero che nel periodo in cui Salvini è stato al Governo, sull’autonomia non sono stati fatti passi avanti”. Perciò, “la domanda da porsi è: chi rappresenta questo bisogno di autonomia così presente nei veneti, che hanno votato più numerosi al referendum che alle precedenti Regionali?”. Una domanda che, nei piani dell’on. Rubinato, ha già una risposta. I prossimi mesi ci diranno se questa risposta camminerà.

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