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Via libera dell'Europa al salario minimo, "ma non lo imponiamo all'Italia"

“In Italia c’è un ampio dibattito in atto in questo momento per vedere come rafforzare il sistema delle contrattazioni collettive. Dall’altro lato bisogna vedere se non sia arrivato il momento di introdurre un salario minimo, che noi non imponiamo all’Italia”. Lo ha chiarito Nicolas Schmit, commissario europeo per il Lavoro e i diritti sociali, intervenendo in conferenza stampa, a Strasburgo. I pareri di Acli e Cna.

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Via libera dell'Europa al salario minimo, "ma non lo imponiamo all'Italia"

Al termine di un faticoso tour negoziale, nella notte tra il 6 e il 7 giugno è arrivata l’ufficialità dell’accordo provvisorio sulla nuova direttiva Ue riguardante il salario minimo. Ridurre le diseguaglianze sociali, combattere la povertà e migliorare la vita dei cittadini europei sono gli obiettivi di una norma che interviene sulle retribuzioni minime e sulla contrattazione collettiva.“In Italia c’è un ampio dibattito in atto in questo momento per vedere come rafforzare il sistema delle contrattazioni collettive. Dall’altro lato bisogna vedere se non sia arrivato il momento di introdurre un salario minimo, che noi non imponiamo all’Italia”. Lo ha chiarito Nicolas Schmit, commissario europeo per il Lavoro e i diritti sociali, intervenendo in conferenza stampa, a Strasburgo.

“L’Europa si è data il Pilastro europeo dei diritti sociali, dove, tra le altre misure, si chiede agli Stati di addivenire ad un salario minimo. Principi che non devono restare sulla carta: proponiamo che insieme alla richiesta di misure sulla sostenibilità ambientale e per l’abolizione dei paradisi fiscali e del dumping fiscale, compongono un vero e proprio green e social compact, un patto europeo vincolante per uno sviluppo che faccia perno sulla giustizia sociale e ambientale”. Così Stefano Tassinari, vicepresidente nazionale delle Acli, sulla direttiva. L’obiettivo è quello di stabilire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi e rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva. “La nostra Costituzione, all’articolo 36, stabilisce che non solo il lavoratore debba ricevere una retribuzione proporzionata alla “qualità e quantità del suo lavoro”, spiega Tassinari, ma anche e soprattutto “sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Questo è il traguardo da perseguire, in un contesto non certo privo di criticità, anche a causa dell’inflazione e della crisi che si farà ancora più drammatica. “Bisogna innanzitutto, intervenire sulla piaga dei working poor, i ‘lavoratori poveri’ (fenomeno che riguarda oltre 5 milioni di italiani che guadagnano meno di 10mila euro annui) e, insieme, su un impoverimento più ampio del lavoro; quindi, arrestando la proliferazione smisurata di ‘contratti pirata’, il cui solo scopo è quello di discriminare tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, con colleghi che arrivano a guadagnare un terzo in meno rispetto a chi gode di contratti migliori per il medesimo impiego”, conclude Tassinari.

L’intesa politica raggiunta relativamente alla Direttiva europea sul salario minimo recepisce indicazioni condivise dalle parti sociali e segna un profondo cambiamento rispetto alla proposta iniziale della Commissione Europea. Questo quanto rileva Cna sottolineando in particolare che la Direttiva ribadisce la centralità della contrattazione collettiva per determinare salari adeguati, e sollecita i Paesi membri a estendere la copertura dei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva, sola misura in grado di garantire non solamente un “salario minimo orario”, ma anche i vari istituti connessi alla retribuzione indiretta e i diversi strumenti di Welfare che incidono sulla capacità di spesa e sul benessere del lavoratore. «Nel mondo dell’artigianato in Veneto – commenta il presidente Cna Veneto Moreno De Col – le relazioni sindacali raccontano una storia di grande confronto volta ad individuare soluzioni innovative per conformare l’esigenza delle imprese, contenere i costi e la necessità di assicurare ai lavoratori un adeguato compenso. Basti pensare al sistema di bilateralità che vede Ebav, Sani In Veneto e Solidarietà Veneto, quali esempi virtuosi di un

welfare territoriale in grado di fornire un sostegno concreto ai nostri lavoratori.» Secondo Cna, la Direttiva promuove, inoltre, il coinvolgimento delle parti sociali anche nella definizione di parametri e automatismi per stabilire il salario minimo, confermando la struttura di un sistema di relazioni sindacali basato sulla centralità delle associazioni datoriali e sindacali più rappresentative, e sul loro reciproco riconoscimento. "La principale problematica - conclude il presidente De Col – è rappresentata dalla necessità di favorire la buona contrattazione tra soggetti rappresentativi. Vanno quindi individuati strumenti idonei per valorizzare questa tipologia di contratti eliminando i numerosi ‘contratti pirata’ che purtroppo, dietro una parvenza di legalità, nascondono condizioni inique di trattamento per i lavoratori, a danno anche di imprese serie mediante azione di concorrenza sleale che poggia su di un iniquo e minor costo del lavoro".

Fonte: Comunicato stampa
Sir
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