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"Vita" festeggia 130 anni di giornalismo con il popolo

Lo scorso 20 maggio si è tenuto il convegno dedicato alla buona informazione e il contrasto alle fake news, con i giornalisti Marco Tarquinio e Alberto Laggia. Per il direttore di “Avvenire” si deve attingere dai “pozzi di acqua potabile” dell’informazione”. Anche e soprattutto in tempi di guerra, che da migliaia di anni è la “bugia più grande”

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"Vita" festeggia 130 anni di giornalismo con il popolo

“Informazione di qualità contro fake news”. Una sfida che ha bisogno di giornali popolari, radicati tra la gente, in grado di essere controcorrente e di dare voce a chi non ce l’ha, non rinunciando al gusto di “sfogliare” il giornale di carta, senza con questo tralasciare le nuove tecnologie. E’ il messaggio giunto dal convegno che venerdì 20 maggio, nella sala Longhin del Seminario vescovile, ha celebrato il centotrentesimo della “Vita del popolo”. Una ricorrenza festeggiata tra “amici”, come sono il quotidiano “Avvenire”, rappresentato dal direttore Marco Tarquinio, e il settimanale “Famiglia cristiana”, per il quale era presente il giornalista Alberto Laggia.

Presenti in sala, tra gli altri, il vescovo Michele Tomasi, il sindaco di Treviso Mario Conte, il prefetto Angelo Sidoti; gli ex direttori mons. Lino Cusinato, Dino Boffo, don Dionisio Rossi; i vicari episcopali mons. Giuliano Brugnotto, mons. Mario Salviato e mons. Donato Pavone. Il direttore, mons. Lucio Bonomo, ha espresso l’intenzione di continuare a essere “una voce chiara”, con il popolo e a favore del popolo, non asservita a nessuno, “manifesto di chi non ha voce”.

Marco Tarquinio ha immediatamente connesso il tema dell’incontro alla stretta attualità: “La guerra è la prima fake news, non c’è bugia più grande, quella che da millenni l’umanità dice a se stessa, quella che con la guerra si risolvono i problemi. Siamo dentro la grande bugia, eppure sentiamo poche parole di verità su quanto sta accadendo”. Fondamentale attingere, nel prendere le informazioni, da “pozzi di acqua potabile”. E prendersi, ciascuno il proprio “pezzo di responsabilità”. Tarquinio ha rivendicato il ruolo di “Avvenire” nel raccontare l’attuale conflitto, in un momento in cui “non ho mai visto, su questo tema, tanto conformismo. Mi sono spaventato quando ho visto che c’era un coro a senso unico, secondo il quale l’unico modo per far finire la guerra è fare altra guerra”. I danni provocati dalle guerre, le loro grandi bugie, sono sempre stati messi in luce dal quotidiano cattolico. Tarquinio ha voluto sottolineare, in questo senso, l’eredità ricevuta del trevigiano Boffo.

Successivamente, Alberto Laggia ha parlato delle opportunità, oggi, dell’informazione locale, soprattutto se fatte da testate con la longevità della Vita del popolo. “Una testata che rappresenta questo territorio”. Oggi “il giornale popolare è quanto di meglio può essere messo in campo come iniziativa editoriale, se servi il popolo non puoi essere asservito”. Una vocazione da preservare, anche attraverso le nuove sfide tecnologiche, ma soprattutto non smarrendo la propria ispirazione, fatta di un “giornalismo di prossimità”.

I SALUTI

“La cosa bella è che siamo ancora qui a pensare che sia possibile raccontare e stimolare un popolo che vive”, e non è cosa da poco”. Lo ha detto il vescovo Michele Tomasi, salutando i presenti all’inizio del convegno, ringraziando il direttore e tutti coloro che collaborano all’uscita del giornale, definito “voce che con continuità si è fatta voce di tutta la comunità e soprattutto di chi voce non ha. La Chiesa stessa è un evento comunicativo, è la portatrice con i fatti e con le parole di una buona novella e tutti gli strumenti che abbiamo per costruire insieme la credibilità di un popolo che si lascia trasformare dal Vangelo dobbiamo favorirli, sostenerli, incrementarli con tutte le modalità che il mondo di oggi prevede e consente”. Il Vescovo ha sottolineato, ringraziando i relatori presenti, l’importanza del quotidiano “Avvenire” e del settimanale “Famiglia cristiana”. “Ci sono in Italia poche voci libere come le vostre”. Un fatto di grande importanza, “anche per il dibattito civile”.

Impossibilitato a partecipare, ha fatto arrivare il suo saluto anche il vescovo emerito Paolo Magnani, sottolineando l’attualità del tema scelto ed esprimendo un “grazie per il lavoro appassionato per l’informazione”.

Il sindaco di Treviso, Mario Conte, ha evidenziato il ruolo della Vita del popolo nell’ambito dell’informazione locale e ha poi voluto sottolineare l’importanza della buona informazione alla luce degli sforzi fatti, anche negli ultimi anni, per far capire alle persone che alcune convinzioni nascevano da fake news. In questo senso il lavoro della stampa qualificata è stato fondamentale, secondo il sindaco, per il quale “la buona informazione deve essere anche alla base dell’azione politica”.

Mauro Ungaro, presidente nazionale della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc). ha messo in luce tre caratteristiche del settimanale diocesano di Treviso: il suo possedere una “genealogia”, una storia fatta di persone, la capacità non solo di ascoltare, ma anche di raccontare quanto accade “in modo unico”, grazie anche a uno “storico rapporto con il territorio”.

Don Alessio Magoga, delegato della Fisc triveneta, ha sottolineato l’importanza della sinergia tra settimanali diocesani, come già accade tra La Vita del popolo e il settimanale di Vittorio Veneto L’Azione, che egli dirige.

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