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Vittorino Pavan: vero cattolico democratico e amministratore capace

Martedì scorso i funerali a san Nicolò, presieduti da mons. Giuseppe Rizzo. fu presidente dell’ospedale e sindaco. Ma, prima di tutto, guidò la Fuci nel dopoguerra e le Acli per una lunga stagione.

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Vittorino Pavan: vero cattolico democratico e amministratore capace

Vittorino Pavan (Venezia 1924 - Treviso 2018) rientra tra le personalità che hanno contribuito a determinare lo sviluppo della Marca Trevigiana nella seconda metà del XX secolo, guidandone le vicende socio-politiche attraverso le importanti incombenze che furono loro affidate.
Se per il Trevigiano molti furono gli attori comunque coinvolti negli anni che vanno dalla fine della Seconda guerra mondiale alla fine del ’900, pochi in realtà hanno avuto l’opportunità o la costanza di esercitare il loro ruolo per un periodo così lungo, ideando dinamiche socio-politiche, guidando le scelte, attuandone i programmi.
Gli ambiti nei quali fu attivo l’avvocato Pavan – così lo si chiamava, per distinguerlo dall’altrettanto famoso fratello Agostino, l’onorevole Pavan – furono molteplici. Com’era prassi comune nella stagione della ricostruzione del Paese dopo i disastri del fascismo, non era solo un settore circoscritto a interessarlo, ma piuttosto un ventaglio di realtà sociali e politiche, poiché agendo in tutte diventava più facile dare attuazione concreta a quei programmi mediante i quali i giovani cattolici si proponevano di costruire una società nuova, democratica e cristianamente ispirata, ma laica nel metodo.
Nell’associazionismo cattolico
Vittorino Pavan diede il suo primo contributo d’impegno all’associazionismo diocesano, dapprima nella Giac e poi nella Fuci, la Federazione degli universitari Cattolici. In quell’associazione, al tempo guidata da Giuseppe Lazzati, ora servo di Dio, trovava piena consapevolezza la doverosità della distinzione dei piani, quello religioso e quello politico, cioè dell’ispirazione e dell’azione dei cristiani impegnati nella vita pubblica, secondo l’impostazione del “distinguer pour unir” di Jacques Maritain.
Della Fuci trevigiana Pavan divenne presidente diocesano nel biennio 1948-1949.
Subito dopo, fu il vescovo Mantiero a indirizzarlo all’impegno nelle Acli, per impegnarsi nella promozione dei lavoratori cristiani dell’intera Marca; partecipò al congresso del 1950 e ne uscì da vice presidente, al fianco dell’on. Gerolamo Lino Moro, a cui competeva la guida. Fu nell’ottobre 1955 che divenne poi presidente provinciale, carica che ricoprì fino al 1957. Interposta una breve parentesi, gli fu nuovamente affidato quel ruolo nel 1961, con successive conferme fino al 1970. In pratica, nelle Acli fu attivo per un ventennio.
Da vicepresidente, nel febbraio 1951, assieme al nuovo assistente don Bruno Gumiero, Vittorino Pavan riorganizzò il movimento, in modo da portarlo all’altezza delle esigenze dei tempi e dare una formazione ai giovani operai. A tale fine programmò a Possagno un corso di studio per i sacerdoti assistenti delle Acli, giovani e motivati sacerdoti che poi seppero dare impulso all’opera, costituendo numerosi Circoli nelle parrocchie. Per le singole realtà acliste parrocchiali vennero quindi organizzati dei corsi appositi, ogni domenica, a Santa Bona di Treviso. Fu un’incombenza dura e continuativa, che impegnava tutto il tempo libero dei giovani fortemente motivati, benché avessero lavorato tutta la settimana, sabato compreso, con orari molto prolungati.
Per tale grande impegno, le Acli trevigiane meritarono l’apprezzamento della Conferenza episcopale triveneta, che affidò loro il compito della formazione delle religiose nell’ambito loro proprio.
All’associazionismo aclista di quel periodo si riconosce il merito di aver portato “aria nuova e nuova mentalità” nel mondo cattolico trevigiano degli anni ’50, pur in nobile competizione con la Gioventù di Azione cattolica, dalla quale gli aclisti erano talvolta sbrigativamente definiti “i lazzatiani”. D’altronde, la capillare diffusione delle Acli non poteva che entrare in competizione con le altre realtà diocesane; si pensi che nel 1951 in provincia esistevano oltre cento Circoli, con circa 6.500 iscritti e che in circa la metà delle aziende industriali erano pure presenti circoli aclisti.
Contestualmente all’impegno nell’associazionismo diocesano, per Pavan non mancò quello nella vita politica provinciale e nelle istituzioni amministrative.
Nella Democrazia cristiana, alla quale si iscrisse appena finita la guerra, le cronache lo mostrano come uno dei più visibili protagonisti, assieme a tanti altri giovani democristiani, già nel congresso provinciale del novembre 1952, in funzione anti-Chiereghin il quale, pur giovane, rappresentava l’establishment di quegli anni.
Negli anni successivi, Pavan si schierò con la componente di partito maggiormente caratterizzata per l’attenzione al sociale, aderendo alla corrente di Forze Nuove, allora guidata da Carlo Donat-Cattin. Solo negli anni ’80 egli si avvicinerà, pur senza visibili esibizioni, alla componente più moderata, quando nel Veneto prevaleva la guida di Carlo Bernini. Risale sempre agli anni ’50 l’impegno di Vittorino Pavan nelle istituzioni, a iniziare dall’elezione nel 1956 a consigliere provinciale.
Alla guida del Ca’ Foncello
Ciò che più lo coinvolgerà fu però il ruolo di amministratore dell’Ospedale civico di Treviso: data al 1957 l’inizio dell’incarico di consigliere al Ca’ Foncello, come rappresentante della Provincia. Del maggiore istituto sanitario trevigiano egli diventerà poi presidente a partire dal maggio 1965, restandovi fino al 1977; rimase alla guida anche dopo la stagione della riforma sanitaria, con un ritorno alla presidenza dal 1980 al febbraio 1990.
L’ospedale così com’è oggi è una sua realizzazione: propose e seguì l’evoluzione delle strutture e dei nuovi reparti attraverso varie fasi ricostruttive, sviluppò nuove specializzazioni, coi rispettivi primari, ne volle l’ammodernamento, fino a perseguirne la dimensione di ospedale regionale (traguardo lungamente preparato fin dal 1970 e raggiunto nel 1986). A certificare il livello di eccellenza raggiunto dall’ospedale, agli inizi del 1986 intervenne la decisione della sua clinicizzazione, siglata tra l’Ulss n. 10 e l’Università di Padova.
Sindaco di Treviso
Dal 1960 vi fu per Vittorino Pavan anche l’impegno per il Comune di Treviso, in seguito all’elezione a consigliere comunale. Rimase sui banchi del Palazzo dei Trecento ininterrottamente fino al 1975; vi fece poi ritorno nel 1985 e nel luglio del 1988 venne eletto alla carica di sindaco, quando ormai si era da un po’ di tempo esaurito il decennio di Toni Mazzaroli, al quale era seguita la parentesi di poco più d’un anno di una Giunta laica e di sinistra, presieduta dal parlamentare socialdemocratico Alessandro Reggiani.
Il periodo del mandato di sindaco s’inserì in un quadro generale di grande difficoltà politica, con un partito di maggioranza relativa già avviato verso il suo epilogo, in preda com’era ai particolarismi, a irresponsabili contrasti individuali, spesso dovuti a egoismi di natura personale.
Non va infine dimenticato che la maggiore attività di Pavan rimase pur sempre quella dell’esercizio forense; laureatosi in giurisprudenza nel 1949, egli esercitò la professione di avvocato dal 1952. Come patrocinante si distinse anche per la difesa dei diritti dei contadini e specialmente dei mezzadri. Acquisì grande stima presso i colleghi, tanto da venire eletto diverse volte consigliere dell’Ordine degli Avvocati e diventarne infine presidente. In definitiva, si può indubbiamente affermare che Vittorino Pavan è stato uno dei maggiori esponenti del cattolicesimo democratico trevigiano della seconda metà del ’900 e che la stima che lo ha sempre circondato, oltre che sulle sue doti di persona amabile, ironica, di acutissima intelligenza, dialogante e mai settaria, poggiava sulle sue riconosciute capacità amministrative, avendo dimostrato in vari ambiti e in diversità di tempi la capacità di dare concretezza ai programmi, traducendoli in iniziative, opere e strutture utili per migliorare la vita ai cittadini.

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