Società e Politica
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Voglia di proporzionale. Dove ci porterà?

E’ iniziata l’avventura di Paolo Gentiloni. Un Esecutivo, il suo, destinato ad accompagnare i tentativi di modificare le leggi elettorali, oggi molto diverse tra Camera e Senato. Si va verso
un ritorno al sistema in vigore durante la Prima Repubblica? L’opinione dei costituzionalisti Stefano Ceccanti e Luca Antonini. “Avremmo istituzioni deboli e partiti deboli, cioè la palude”, dice il primo. “Ma la Seconda Repubblica ha fallito, basta con il bipolarismo muscolare”, controbatte il secondo.

Voglia di proporzionale. Dove ci porterà?

“Questa sarà l’ultima volta che il Senato dà la fiducia a un Governo”. Aveva sfidato così l’aula di palazzo Madama Matteo Renzi, nel 2014, prendendo in mano il governo del Paese. Non c’è bisogno di dire che aveva torto. Mercoledì scorso il suo successore, Paolo Gentiloni, ha dovuto affrontare proprio l’aula del Senato in modo molto meno baldanzoso rispetto al giovane Matteo.
E’ così partita l’avventura - che si preannuncia non molto lunga (in ogni caso la legislatura termina tra poco più di un anno) e sicuramente incerta - del nuovo Esecutivo.
Un governo in grigio, è stato detto da molti. E sono state tirate fuori dagli archivi le immagini della Prima Repubblica: le consultazioni al Quirinale, i premier di volta in volta estratti dal cilindro del segretario della Dc (in quegli anni sicuramente più potente del Presidente del Consiglio), i governi “balneari” o di “decantazione”.
Pare proprio che la vittoria del no al referendum istituzionale abbia spento la luce non solo sul governo Renzi, ma su 22 anni di cosiddetta Seconda Repubblica, che era per l’appunto stata avviata da un’inversa ventata referendaria. Così, dopo vent’anni di maggioritario, di governabilità da ottenere a colpi di premi di maggioranza, si avverte un’improvvisa voglia di tornare al proporzionale, che come è noto crea un Parlamento dove le forze sono rappresentante per il valore che hanno, ma non garantisce Governi stabili. Di sicuro tutto resterà fermo fino al 24 gennaio, quando la Corte Costituzionale darà il suo parere sulla legge elettorale attualmente in vigore per la Camera. Poi ci si regolerà di conseguenza, per armonizzare i sistemi elettorali per Camera e Senato. Le ipotesi che si fanno sono, al momento, due: o un proporzionale con qualche sbarramento e un possibile premio di maggioranza o il ritorno del Mattarellum (la legge maggioritaria basata su collegi uninominali, in vigore dal 1993 al 2005), magari modificato con una più ampia quota proporzionale.
Cosa c’è da aspettarsi? L’abbiamo chiesto ai due costituzionalisti che avevano “duellato” sul referendum nel corso della recente Settimana sociale dei cattolici trevigiani: Stefano Ceccanti e Luca Antonini. Entrambi preoccupati per il futuro, indicano però ancora due strade diverse per far uscire il Paese dalla crisi politica.
Stefano Ceccanti, docente di Diritto costituzionale alla Sapienza, ex senatore del Pd, parte da una prima analisi: “Tutti dicono che è necessario fare una legge elettorale. Vero, ma ricordo che in questo paese tutte le nuove leggi elettorali sono state approvate da una stretta maggioranza o a colpi di referendum. Insomma, non sarà facile trovare un’ampia convergenza”. Ma Ceccanti è ancora più preoccupato per il possibile ritorno al proporzionale: “Tutti dicono che si torna indietro alla Prima Repubblica, ma non è così... A quel tempo di fronte ad istituzioni deboli c’erano partiti forti, radicati nella società. Invece ora avremmo istituzioni deboli e partiti deboli, si rischia una situazione di anarchia”. Eppure si parla molto, in queste settimane di un proporzionale in funzione “anti 5 Stelle”, con un successivo inevitabile governo Pd-Forza Italia. “Ma chi lo dice - continua Ceccanti - che questo governo in un sistema così frammentato avrebbe i numeri? La realtà è che anche in Germania e in Inghilterra, senza una legge maggioritaria, non ci sarebbero i numeri per fare un governo. Sa cosa le dico? Che piuttosto della palude è preferibile un Governo dei 5 stelle. Ogni soluzione è migliore dell’immobilismo”.
Di tutt’altre idee Luca Antonini, trevigiano, docente all’Università di Padova, federalista convinto e autore materiale del ricorso alla Corte costituzionale che le settimane scorse ha affondato la riforma Madia della Pubblica amministrazione. “A me pare evidente - dice - che la Seconda Repubblica ha fallito, mentre prima erano state poste le basi perché fossimo la sesta potenza industriale del mondo. E’ fallita l’idea di un uomo solo al comando, di un bipolarismo muscolare che divide il mondo in buoni e cattivi; sale dal Paese la richiesta di una politica credibile, affidabile, più includente e meno manichea, all’altezza della grande mobilitazione civile che c’è stata con il referendum. E devo dire che il nuovo Governo è proprio deludente e contraddice questa richiesta. Eppure il Pd aveva persone competenti da mettere al Governo penso alla nostra Rubinato”. Antonini, oltre che per la vittoria del No, è contento soprattutto per la partecipazione che c’è stata il 4 dicembre: “Merito anche dei molti dibattiti, ci sono valori ancora presenti nel nostro tessuto sociale. Ma ora la politica dev’essere all’altezza. E le riforme dovranno essere fatte in modo graduale, senza cambiare interi pezzi di Costituzione”.

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