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Volontariato e lavoro, i risultati del progetto Vips di Ebicom e Csv

Profit e non profit insieme per offrire occasioni di inserimento e di riqualificazione ai lavoratori disoccupati. Un bilancio dopo sei anni per un'iniziativa che prosegue e a cui chi è interessato può aderire

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Franceschini, Piovesan, Bordignon, Paladin

Diminuisce i tempi di ricerca di un nuovo impiego, aumenta la stima di sé, la voglia di rimanere cittadini attivi e il benessere psicofisico della persona. Questi alcuni dei benefici portati dal progetto Vips, vicinanza, prossimità e sostegno, promosso da Ebicom, ente bilaterale per il terziario della provincia di Treviso e Volontarinsieme, Centro servizi per il volontariato Treviso Belluno sin dal febbraio 2015.

L’iniziativa dà la possibilità alle persone del mondo del commercio, servizi e turismo trevigiano che hanno perso il lavoro e percepiscono un ammortizzatore sociale, di integrare il loro reddito prestando servizio per almeno quaranta ore mensili all’interno di un ente del Terzo settore. Tra gli obiettivi, inoltre, avvicinare il mondo del volontariato al mondo delle imprese per fornire occasioni di inserimento e di riqualificazione nel mondo del lavoro. Il progetto, negli anni, è diventato uno strumento di politica attiva che ha prodotto risultati significativi in termini occupazionali e di coesione sociale. Anche oggi è possibile accedervi contattando gli uffici di Ebicom, che finora ha investito in questa progettualità quasi 175 mila euro.

A 6 anni dall’attivazione l’impatto occupazionale e sociale di Vips è stato valutato da un’apposita indagine commissionata da Csv Belluno Treviso a Giorgio Paladin, professionista impegnato in progetti innovativi per il sociale e per l’invecchiamento attivo. I beneficiari - in totale sono stati coinvolti circa 160 lavoratori - provengono per l’88,5% dal settore del commercio, per il 3,3% dai servizi e per l’8,2% dal settore turismo. Sono soprattutto donne (67,2%) e appartengono alla fascia di età tra il 30 e i 65 anni.

Dopo una prima fase di avvio nel 2015, il progetto ha avuto una stabilizzazione nel triennio 2017-2018-2019 per registrare, nel 2020, un’impennata, in coerenza con la caduta occupazionale nel terziario determinata dal Covid. Tra le attività svolte nel mondo del volontariato - per un totale di oltre 28mila ore di servizio - il 46% ha riguardato attività educative e di animazione, il 47% il supporto gestionale, il 21% il trasporto sociale, il restante 20% altre attività, a sottolineare la larga polivalenza e utilità dell’impegno. In termini di “arricchimento personale” e di “competenze professionali” l’indagine presenta dati eloquenti.

Risultano migliorate diverse competenze che queste persone porteranno con sé nella loro prossima occupazione: lavoro di gruppo (45,9%), abilità organizzative (per il 52,5%), capacità di risolvere i problemi (per il 57,4%), efficacia comunicativa (per il 45,9%) e poi autostima, espressività, empatia, curiosità e varie competenze “trasversali e professionali”.

Nell’insieme risulta chiara la positività degli effetti sul mondo del volontariato nel quale si inserisce il concetto dell’impegno regolamentato, differente da quello saltuario del classico volontario, e l’apporto di competenze dal mondo profit. Inoltre l’esperienza accelera i tempi di ricollocazione nel mercato del lavoro, in molti casi proprio nel terzo settore. In generale, ai lavoratori temporaneamente disoccupati, l’esperienza del volontariato ha prodotto “benessere” evidente sul piano psicologico, tanto che il 36,1% dei lavoratori, anche dopo aver concluso l’esperienza e trovato un nuovo impiego, ha continuato a svolgere attività di volontariato.

“Appare evidente - spiega il presidente di Ebicom Adriano Bordignon - che questo «pezzo di cammino» fatto insieme ha prodotto buoni frutti, tangibili, due mondi che si parlano e che si aiutano reciprocamente. Ha soprattutto dimostrato che è possibile attuare politiche attive nel lavoro con vantaggi evidenti per le imprese, le associazioni di volontariato, i lavoratori e anche le loro famiglie. L’arricchimento professionale e personale ottenuto dai lavoratori è la miglior prevenzione al disagio psichico e sociale”.

“E’ evidente che si tratta di un’idea felice - il commento di Alberto Franceschini, presidente Csv -. Tuttavia in sei anni non è stata replicata in nessun altro settore ed è un peccato. Sarebbe utile collaborare di più con aziende e sigle sindacali, per i benefici che questa esperienza ha portato alle persone”.

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