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Web marketing: "Internet non è la panacea di tutti i mali"

L'intervista ad Andrea Sportillo, responsabile commerciale dell'agenzia trevigiana Moca. Dal web può arrivare un aiuto alle imprese, ma è necessario valutare la soluzione più adatta alle proprie esigenze, farsi consigliare da un esperto e allargare la mentalità a nuove prassi

Web marketing: "Internet non è la panacea di tutti i mali"

Quando lo scorso marzo l’Italia ha chiuso la maggior parte delle sue attività a causa della situazione sanitaria, molte aziende hanno scoperto, alcune per la prima volta, le potenzialità del web e del commercio su internet.

Ne consegue che uno dei pochi settori a non essere entrato in crisi in questo difficile 2020 sia stato quello del web marketing. E infatti Moca, agenzia trevigiana nata nel 2004, quest’anno è cresciuta del 26,6% in più rispetto all’anno precedente e oggi conta 43 dipendenti (età media 32 anni), almeno 5 dei quali assunti nel corso del 2020. L’azienda è specializzata nell’affiancare le imprese che mirano a potenziare il proprio business grazie a Internet: “Da inizio anno ci hanno contattati almeno 4/500 nuove realtà, con un incremento del 15-20% rispetto all’anno precedente – ha spiegato Andrea Sportillo, responsabile commerciale di Moca –. Purtroppo non abbiamo potuto aiutare tutti. Internet non è la panacea di tutti i mali”.

Abbiamo, dunque, chiesto a Sportillo di aiutarci a fare un po’ di chiarezza sull’immenso mare del digitale.

Quali sono le possibilità di un’azienda che si affaccia al web?
Bisogna capire se l’azienda ha le caratteristiche adatte per sviluppare un commercio digitale, ad esempio abbiamo ottenuto buoni risultati con un’azienda di materassi che vendeva porta a porta: avevano un sito di commercio online, ma non funzionava, abbiamo cambiato tutto per puntare all’e-commerce, abbiamo formato il personale del call center affinché si occupasse delle live chat sul sito, rispondendo in tempo reale ai dubbi e alle richieste dei clienti, e così siamo passati da 2-3 vendite a settimana a 5-6 vendite al giorno. Altre che magari vendono all’ingrosso in settori iperspecializzati difficilmente possono puntare a trovare acquirenti online. Importante è anche avere un sito internet che sia un buon biglietto da visita, presidiare il canale e presentarsi bene. Inoltre c’è una terza strada: i data base aziendali. Alle volte all’interno ci sono migliaia di dati di vecchi clienti, buttati lì e dimenticati. Si può fare ordine e creare una newsletter fatta bene che vada a raccontare a questi vecchi contatti come è cambiata e cresciuta l’azienda, non tutti torneranno subito a comprare, ma è un buon inizio. Si può infine usare Internet per trovare contatti, per far arrivare il proprio prodotto alle persone giuste.

Che ruolo hanno i social network in tutto questo?
A mio avviso sono sopravvalutati. Molti imprenditori ti chiedono di aumentare i “follower”, ma a cosa serve? Si tratta di puro edonismo aziendale. Questi ecosistemi possono essere degli ottimi veicoli di pubblicità, vista la capacità di profilazione degli utenti. Oppure possono essere usati per raccontare l’azienda, aprirsi e narrare il dietro le quinte, ma allora ci deve essere qualcuno che cura l’interazione con i contatti in una comunicazione bidirezionale. Preferibilmente deve essere una persona competente, formata, ma interna all’azienda, che possa rispondere in merito alle richieste degli utenti, in modo tale che i social diventino una porta aperta verso il mercato.

Che consigli dare, dunque, alle aziende che vogliono affacciarsi al mercato online?
In primo luogo direi avere uno staff interno. E’ molto importante avere una persona formata dall’azienda che possa interfacciarsi con fornitori e clienti. Soprattutto la gestione dei social, per avere una buona comunicazione, non deve essere affidata a una ditta esterna in toto. In secondo luogo non pensare che sia tutto facile, ma cercare di informarsi, capire, raccogliere dati. Infine smettere di ragionare sul “Si è sempre fatto così”, uscire dai preconcetti e affidarsi a dei professionisti che possano accompagnare la crescita dell’impresa basandosi sui dati e non su intuizioni o credenze.

Moca è un modello imprenditoriale giovane e che funziona, su cosa sta puntando per il futuro?
Puntiamo a crescere in maniera sana, senza allargarci a troppo settori, nessuno è tuttologo, preferiamo continuare a specializzarci ed, eventualmente, costruire delle reti di relazioni con altre agenzie complementari al nostro lavoro. In ogni caso il focus nei prossimi anni sarà sui “marketplace”, ci sono piattaforme immense come Amazon che raccolgono di tutto, ma ne stanno prendendo piede altre, la vera sfida del futuro sarà su questi centri commerciali virtuali e su come farli funzionare e promuovere al meglio.

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