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Zaia? Come la Ferragni. Il Pd? "Ininfluencer": le pagelle di Giaretta

Il successo era naturalmente atteso, ma è andato al di là delle previsioni. Certamente hanno pesato il Covid-19 e la quotidiana gestione delle conferenze stampa. In tal modo, Zaia, e Vincenzo De Luca in Campania, sono diventati degli “influencer”, afferma l'ex senatore, oggi voce critica del centrosinistra. Il quale "disfa ogni volta quel poco che è riuscito a costruire".

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Zaia? Come la Ferragni. Il Pd? "Ininfluencer": le pagelle di Giaretta

Luca Zaia come... Chiara Ferragni. Il centrosinistra che disfa ogni volta quel poco che è riuscito a costruire. Sono i taglienti giudizi, in merito alle recenti elezioni regionali del Veneto, di Paolo Giaretta, già sindaco democristiano di Padova, segretario regionale e senatore del Pd, oggi voce critica, e senza tessera, nell’ambito del centrosinistra veneto, che da ogni elezione regionale esce sempre più malconcio.

giaretta

Si aspettava una vittoria di queste proporzioni da parte di Zaia?

Il successo era naturalmente atteso, ma è andato al di là delle previsioni. Certamente hanno pesato il Covid-19 e la quotidiana gestione delle conferenze stampa. In tal modo, Zaia, e Vincenzo De Luca in Campania, sono diventati degli “influencer”, per usare una parola oggi di moda, come lo è Chiara Ferragni. Il loro è stato un racconto efficace.

Molti dicono che Zaia pare più un democristiano che un leghista. Da “esperto” in materia, che ne dice?

Di democristiano Zaia ha la cura maniacale per il territorio, sa che va “coltivato”, che bisogna essere vicini alla gente, anche risolvendo problemi minuti ma sentiti. A mio avviso, manca una visione riformatrice. I democristiani veneti sono stati anche dei grandi riformatori, a cominciare da Mariano Rumor, che quando era presidente del Consiglio, cinquant’anni fa, fece nascere le Regioni, nonostante molti a Roma fossero contrari.

E Zaia non è un riformatore?

Lo vedo più come un gestore. Vede, finora il Veneto, a livello sociale ed economico, ha camminato con le sue gambe. Al Sud si chiede alla politica di “fare” l’economia, qui il contrario. Il problema, però, è che ora ci troviamo di fronte a una crisi planetaria e il modello deve cambiare, la politica deve produrre beni comuni: infrastrutture, strade, ferrovie, banda larga, istruzione, innovazione... Infatti l’Emilia Romagna, che di beni comuni ne ha prodotti di più, sta superando il Veneto in molti indicatori.

Veniamo al centrosinistra. Perché in Veneto non riesce mai a invertire la tendenza?

Bisognerebbe innanzitutto chiederci come mai Lorenzoni ha perso oltre 100mila voti rispetto alla Moretti, che pure cinque anni fa aveva riportato una sonora sconfitta. Perché questo succede? Abbiamo detto prima che Zaia si afferma come “influencer”. Al contrario, il centrosinistra è “ininfluencer”. Il Pd, in particolare, non è preso in considerazione dagli elettori, se non da una cerchia di militanti ricevuti in eredità dai vecchi partiti. Certo, Zaia è una macchina da guerra, ma questo non può diventare un alibi. Chi fa opposizione ha le sue responsabilità.

Quali, soprattutto, le “colpe” dell’opposizione?

Manca un’agenda riformista per il Veneto, questa è la colpa principale. Il centrosinistra ha accettato l’agenda di Zaia, a partire da temi come autonomia e migranti. Invece devi saper far sognare le persone, proponendo altri temi, un’agenda diversa. Poi, certo, è evidente la carenza di leader, ogni volta che pare spuntarne uno, poi scompare. Pensiamo ai candidati alle regionali degli anni più o meno recenti: Moretti, Bortolussi, Carraro... Tutti hanno disertato, non sono rimasti in Consiglio regionale a guidare l’opposizione, a stare sui dossier. In questo modo è difficile identificare un’alternativa a chi governa. Del resto, nei Comuni spesso, ed è accaduto anche il 20 e 21 settembre, i sindaci di centrosinistra vengono premiati, anche in Veneto. L’elettore sceglie, le persone sono importanti.

Spesso il Pd ha cercato i candidati fuori dal suo recinto...

Sì, ma la ricerca del cosiddetto “papa straniero” è dettata dalla debolezza, e in ogni caso le leadership vanno costruite. Invece qui succede che una persona come Lorenzoni ha avuto una bella intuizione per creare un progetto civico a Padova... e si pensa che quella cosa possa diventare un modello regionale, pochi mesi prima del voto. No, non funziona così.

E adesso?

In Consiglio sono entrate persone in grado di fare un buon lavoro, ma con gli attuali rapporti di forza sarà dura. In ogni caso, si dovrebbe già pensare alla prossima campagna elettorale, che potrebbe essere anche anticipata rispetto alla scadenza, se Zaia nel frattempo assumerà incarichi nazionali. Bisogna essere pronti, con agenda alternativa, idee forti, alleanze sociali, leadership. E mi faccia aggiungere una cosa.

Prego...

Il Pd deve decidere se vuole provare a rappresentare l’elettorato cattolico o parte di esso. O rinuncia a questo mondo? E’ interessato a rappresentarlo? Oggi è più no che sì, eppure si tratta di uno dei pilastri su cui il Pd è nato.

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