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Zamagni: "Per i cattolici è l'ora di lanciare la sfida"

Riformare o trasformare? E' la questione chiave per il professor Stefano Zamagni, economista e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, intervenendo il 14 gennaio prima a Treviso, al Centro della Famiglia, e poi all’auditorium Toniolo di Conegliano. L'ipotesi di dare vita a un nuovo partito di ispirazione cattolica.

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Zamagni: "Per i cattolici è l'ora di lanciare la sfida"

Riformare o trasformare? Ecco la sfida per i cattolici. E non solo per loro. L’ha rilanciata il professor Stefano Zamagni, economista e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, intervenendo il 14 gennaio prima a Treviso, al Centro della Famiglia, e poi all’auditorium Toniolo di Conegliano.

Più volutamente “ristretto” e maggiormente di carattere “politico” l’incontro trevigiano, presentato da Marco Zabotti. Il punto di partenza è stato il Manifesto presentato il 31 ottobre 2019, per la costituzione di un soggetto politico nuovo, di ispirazione cristiana e popolare, che ha visto Zamagni in qualità di animatore.

“Quando i catttolici sono uniti, fanno paura - perché fanno riferimento a valori solidi e hanno ancora degli argomenti. Per questo si cerca in tutti i modi di dividerli, come si è fatto dal 1992”. Secondo Zamagni, la necessità di un soggetto direttamente ispirato alla Dottrina sociale della Chiesa deriva da tre antefatti. In primo luogo, si è visto dopo il 1992 che l’Italia non è fatta per un rigido bipolarismo come quello delle democrazie anglosassoni. “L’aumento dell’astensionismo - ha spiegato ne è un segnale evidente. Si è voluto provare a privilegiare la governabilità, ma questa è un mezzo, non può essere un fine”. Il secondo antefatto è che nella politica è entrato il “pensiero debole”: “Non si parla più di valori, ma di interessi. Così, però, la politica si confonde con la negoziazione, tipica del sistema mercantile”. Infine, il terzo antefatto è che negli ultimi decenni, al di là, delle speranze, “l’Italia è entrata in una fase di declino”. Da qui l’elaborazione del Manifesto, che si richiama all’ appello di don Sturzo “liberi e forti” del 1919. Entro il 30 giugno prossimo sarà perfezionato il programma. Sono stati creati 13 gruppi di lavoro, con libertà di adesione. “Il 30 giugno si farà un’assemblea a Roma e in quella assemblea si deciderà democraticamente se dare vita o no a un partito d’ispirazione cattolica” ha precisato Zamagni. Le proposte spaziano dalla centralità dell’autentico progetto europeo, alla rigenerazione di scuola, università e ricerca, fino alla valorizzazione del ruolo sociale delle imprese e a un nuovo welfare imperniato sulle politiche della famiglia. Proprio dalla necessità che le famiglie possano guardare al futuro con speranza, grazie a una politica rinnovata, nasce l’ospitalità del Centro della Famiglia, ha specificato Adriano Bordignon in apertura di serata, senza con questo pre-figurare “benedizioni” di carattere “partitico”.

La serata di Conegliano

Quindi, in serata, a Conegliano, l’incontro “Per una nuova economia. Proposte e sfide dell’economia civile”, con il caloroso benvenuto del vescovo Corrado Pizziolo e un auditorium strapieno, a dimostrare l’interesse per il tema. Una riflessione giusta al momento giusto, verrebbe da dire, considerando l’ormai prossima convention dei giovani ad Assisi con Papa Francesco finalizzata a promuovere la transizione dall’economia politica verso quella civile. "Fino a poco tempo fa era la politica a comandare l’economia – ha ricordato Zamagni -. Oggi non più. E’ la democrazia che dev’essere al servizio del mercato. E’ evidente che l’efficienza garantita dai mercati è importante, ma è importante – ha insistito il professore - la libertà che solo l’organismo democratico può garantire". Anche solo frequentando le nostre industrie, verificando come si muovono, si ha modo di verificare, la trasformazione in atto; gli imprenditori più avveduti (e sono sempre di più) la ammettono. L’interesse è tale che, come ha ricordato Zamagni, ben 9 mila sono state le richieste di partecipazione all’assise di…. Assisi. Dunque, Papa Francesco insiste sulla strategia della trasformazione.

Le riforme? "Le riforme non bastano- sottolinea a chiare lettere Zamagni -. Le riforme vanno bene nei tempi ordinari. Il Papa dice che in questo momento storico - straordinario - è inutile andare avanti proponendo delle riforme, bisogna trasformare. Ma cosa è urgente trasformare? Riscrivere le regole che governano il commercio internazionale e impongono neocolonialismi che strangolano i popoli". Zamagni, sottolineando questo passaggio, si toglie un sassolino dalla scarpa, quasi ironizzando sui governanti e le forze politiche che si limitano ad implorare l’azione riformatrice. Riformatrice di che? No, ci vogliono regole nuove per gestire la finanza. Bisogna abbattere i paradisi fiscali (mentre, si sa, continuano a venire alimentati). La questione ambientale si pone in termini di così grave drammaticità che s’impone un’Oma’, un’Organizzazione mondiale ambiente). Ovviamente bisogna cambiare anche il sistema fiscale. Magari – è l’auspicio di Zamagni – con una tassazione uniforme, per cui non può essere che un’impresa scelga di spostare la sede legale in un paradiso fiscale o anche solo al di là del confine italiano.

"Le tasse vanno pagate dove si genera il reddito", afferma, chiaro e tondo, l’economista. E, si badi, non è solo la Fca a fare la furba. Un processo di trasformazione come questo implica anche un grande patto sull’educazione. Ecco, dunque, che Papa Francesco ha convocato in Vaticano il14 maggio i Capi di Stato e di Governo e i responsabili delle Organizzazioni mondiali per sottoscrivere un patto globale sull’educazione.  Che non equivale a istruzione. "Al Papa ho chiesto se, secondo lui, firmeranno questo patto e lui mi ha risposto: sì sì, altrimenti gli dico che li mando all’inferno", racconta Zamagni. Perché, dunque, educare? Ed educare a che cosa? Ecco la risposta: "Parlare di economia civile significa rimettere dentro alla pratica dell’economia il principio di fraternità". Fraternità, si badi, non solidarietà; sarebbe un concetto troppo riduttivo. Bene, qual è, dunque, il compito dei cristiani? Quello del castoro, a sentire Zamagni. Il castoro non solo si integra nell’ambiente, ma anche lo migliora, cosicché di tale miglioramenti possono fruire anche gli altri esseri viventi. "Io penso che le nostre associazioni, in particolare quelle dei cattolici, debbano fare come i castori. E’ chiaro che dobbiamo far quadrare i conti, ma c’è modo di realizzare questo obiettivo consentendo anche ad altri di fare altrettanto. Ecco, dunque, il principio di fraternità". Esemplifichiamo: la prosperità deve essere inclusiva, cosa che invece oggi non è. Tutto questo è possibile – per Zamagni - solo cambiando mentalità. Ecco perché resta attuale la Scuola diocesana di dottrina sociale, tra le più storiche in Italia (ha 35 anni). Il vescovo Pizziolo lo ha sottolineato con viva soddisfazione, introducendo la serata con Zamagni. "Non hanno vita facile Scuole come questa – ha detto -, perciò. vedo con piacere che questa sera c’è una risposta molto bella". E ancora: tutti sentiamo l’esigenza che l’economia venga messa a servizio dell’uomo, dell’insieme degli umani. "Grazie al cielo oggi in Italia abbiamo economisti che riflettono e propongono e sono ascoltati. Il nostro Toniolo non era molto ascoltato, perché era cattolico. Oggi è in atto un cambiamento che mi fa molto piacere".

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