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Alex Zanardi, "l'uomo della resilienza"

“Alex Zanardi non è soltanto uno sportivo eccezionale, che ha liberato lo sport paralimpico da una concezione pietistica restituendogli la dignità che merita. È soprattuto l’uomo della resilienza, capace di ripartire nonostante tutto e di ritornare alla vita quando sembrava impossibile. Alex è un esempio da seguire per tanti di noi”. Suor Veronica Amata Donatello, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità della Cei, parla all’indomani del terribile incidente che ha visto coinvolto il campione paralimpico durante una tappa del tour Obiettivo 3.

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Alex Zanardi, "l'uomo della resilienza"

“Alex Zanardi non è soltanto uno sportivo eccezionale, che ha liberato lo sport paralimpico da una concezione pietistica restituendogli la dignità che merita. È soprattuto l’uomo della resilienza, capace di ripartire nonostante tutto e di ritornare alla vita quando sembrava impossibile. Alex è un esempio da seguire per tanti di noi”. Suor Veronica Amata Donatello, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità della Cei, parla all’indomani del terribile incidente che ha visto coinvolto il campione paralimpico durante una tappa del tour Obiettivo 3. Nei pressi di Pienza, Zanardi ha perso il controllo della sua handbike ed è finito contro un camion. Sottoposto d’urgenza a un intervento di neurochirurgia, le sue condizioni sono ancora molto gravi: “L’allegria contagiosa di Alex è la testimonianza che si può essere felici nella vita anche se perdi le gambe. L’importante è non arrendersi mai e seguire la propria strada”. “Preghiamo per lui e per la sua famiglia, che gli è stata sempre accanto in ogni passaggio della vita. La forza e la determinazione che hanno guidato Alex fino a oggi possano nuovamente portarlo tra noi”, conclude suor Donatello.

“Sembra quasi una lotta senza sosta quella tra Alex Zanardi e la strada. Lotta fatta di fatica e di ostacoli, di sfide e di scontri. E non è un semplice gioco del destino! È la sfida di tutti! E se per Alex la sfida con la strada si è tradotta in incidenti mortali, per molti di noi si è tradotta spesso in ansia, dolore, fallimento”. Lo dichiara don Gionatan De Marco, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del Tempo libero, turismo e sport della Cei, sull’incidente in cui è rimasto coinvolto ieri l’ex pilota di Formula Uno Alex Zanardi, adesso in condizioni gravi, durante una gara di handbike. “Avremmo voluto che non fosse vera la notizia dell’ennesimo incidente di Zanardi, come vorremmo non fossero vere le notizie che raccontano di un’umanità schiantata contro il muro del limite e della malinconia. Ma la cronaca non ci fa fare sonni tranquilli, li agita con l’imperativo sempre più imperativo: vivere bene!”. Riflettendo sulla stessa “battaglia con la strada”, che “accomuna noi con Alex”, il direttore dell’Ufficio Cei lancia il suo messaggio: “Glielo vorremmo dire, oggi, alla strada… a quella che ha fatto l’ennesimo sgambetto a Zanardi e a quella che fa fare cadute a tanti di noi: non cantare vittoria!”. “Abbiamo nella bisaccia della nostra esperienza una cartina dell’altro mondo, dove è tracciata una Via non segnata dalle coordinate geografiche, ma dalle coordinate passionali della Vita che vince le ferite e la morte. Tiriamola fuori! Senza remora alcuna, con la consapevolezza che la Strada non è nemica di nessuno, ma è una sfida! Una sfida – aggiunge il sacerdote riferendosi all’esperienza passata di Zanardi – da cogliere e da vivere senza paura! È la sfida di ogni giorno: fermarsi o andare avanti? Chi si ferma è perduto!”. E la scelta dell’ex pilora di F1, dopo l’incidente del 15 settembre 2001, in cui perse le gambe, fu quella di andare avanti. “Chi va avanti, rischia sempre, ma può rendere la vita una meravigliosa impresa dove la vita vince, sempre e comunque! Per quanto assurda e complessa ci sembri – conclude il sacerdote che cita una canzone di Fiorella Mannoia -, la vita è perfetta. Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta. E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta. Che sia benedetta!”. (Riccardo Benotti e Filippo Passantino)

Fonte: Sir
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