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Gianni Di Marzio: attenti agli sprovveduti

Il calcio veneto secondo Gianni Di Marzio è diviso in due: “sprovveduti e professionisti”.

Gianni Di Marzio: attenti agli sprovveduti

Grande allenatore negli anni ’70 e ’80 (anche a Padova, dove abita, Vicenza e Venezia) e poi direttore sportivo, dirigente, grande esperto di mercato e non ultimo consulente del Queens Park Rangers, e per questa sua attività Gianni Di Marzio, 74 anni tra pochi giorni ottimamente portati, gira tra i campi e campetti del calcio sia professionistico che dilettanti. Così in una gara interna del Cittadella in serie B, Gianni Di Marzio traccia una disamina del calcio veneto professionistico al termine del girone di andata. A cominciare proprio dall’Udinese guidata dal trevigiano Francesco Guidolin con il supporto del tecnico in seconda, anche lui trevigiano, Diego Bortoluzzi: “Udine deve tenersi stretto un tecnico come Francesco Guidolin perché è un grande. Ma bisogna anche dire che i Pozzo hanno saputo attorniarsi da gente competente come Carnevale e Policano che girano il mondo alla ricerca di talenti. E poi è una società snella, i Pozzo decidono e basta, senza intermediazioni che creano solo confusione. Io penso che l’Udinese uscirà alla distanza nella seconda parte del campionato”. In serie B però, Cittadella e Padova vanno male: “A mio avviso mancano entrambe di qualità. Servono anche alcuni giocatori di qualità per giocare in serie B e non soltanto quantità. Basta guardare ad esempio il Crotone imbottito sì di giovani ma i migliori prodotti dei vivai di serie A e la qualità si vede. Spiace per il Padova che è una piazza importante che non dovrebbe lottare per salvarsi ma per un posto per la serie A. Il Cittadella è abituato a lottare per salvarsi, ha un bravo tecnico e dirigenti in gamba che riusciranno a portarlo in salvo anche quest’anno”. Chi sta andando bene è il Venezia in prima divisione: “E’ una squadra costruita con parecchi giovani ed affidata ad un tecnico emergente come Dal Canto. Penso che arriverà sicuramente ai play-off e poi si vedrà”. E che ne pensa del Treviso che ora arranca tra i dilettanti? “Quando una società di calcio va in mano a qualche sprovveduto, succedono queste cose. Anzi, io li considero degli abusivi del calcio perché questi personaggi portano solo danno all’ambiente e fanno fallire delle belle realtà come è sempre stata Treviso. Treviso è una città ricca che può stare stabilmente in serie B o prima divisione. Ma se poi va in mano a personaggi che si inventano letteralmente dirigenti allora è la fine…Mi sembra sia andata proprio così purtroppo”. Già, analisi impietosa ma reale del calcio professionistico locale.

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