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Lilian Thuram: attenzione alle parole che usiamo

Il campione francese, ex calciatore della Juventus, a Treviso parla ai giovani di razzismo. “Seedorf è un allenatore, non un allenatore di colore. Tutti abbiamo un colore”.

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Lilian Thuram: attenzione alle parole che usiamo

L’impegno che si è scelto presenta qualche ostacolo in più rispetto alle fondazioni per i bambini nei paesi di origine, comuni a molti ex calciatori. Lilian Thuram, a Treviso giovedì e venerdì scorsi, gira il mondo come ambasciatore Unicef parlando di razzismo. Che c’è, inutile nascondersi, ovunque. Una scelta, la sua, che parte da lontano, da un’esperienza personale che l’ha fatto soffrire e l’ha convinto una volta terminata la carriera sportiva a scrivere il libro “Le mie stelle nere da Lucy a Barack Obama”. Lo spiega nel corso del convegno tenutosi a palazzo dei Trecento giovedì 16 dopo una partitella-esibizione con i ragazzi della società Condor Sant’Angelo divenuta famosa per accogliere giovani calciatori da molti paesi: “Quando mi sono trasferito con la mia famiglia dalla Guadalupe avevo 9 anni. Guardavo un cartone animato dove c’era una mucca intelligente, bianca, e una stupida, nera. I miei compagni di classe mi chiamavano come la mucca stupida, Noiraude”. Per la madre non c’era niente da fare, sarebbe sempre stato così, Lilian invece ha cercato di capire il perché del razzismo. E ora cerca di spiegarlo ai più giovani. “Credo sia necessario più di tutto discutere con i giovani per far loro capire che il razzismo è una cosa culturale. Per secoli hanno insegnato che la storia dei neri inizia con la schiavitù, dove gli schiavi erano inferiori, per secoli hanno detto che i maschi erano superiori alle femmine.  C’è un problema di razzimo, come c’è un problema di sessismo che è anche più antico”.
Ai bambini che amano il calcio, Lilian consiglia di crescere insieme, giocando e divertendosi, senza riprodurre quelle stupide distinzioni di cui si macchiano i loro fratelli più grandi o i loro genitori allo stadio. Occorre insegnare loro che “il colore della pelle non spiega le qualità o i difetti di una persona, come il colore della pelle non può essere collegato a una nazionalità, o la religione non dà una nazionalità”.
Ve li ricordate il coro dei tifosi contro Balotelli “Non esistono neri italiani”? Se non parliamo ai bambini di queste cose, Thuram è convinto che cresceranno con una cultura di base razzista. Mentre proprio lo sport è uno dei luoghi privilegiati dove si può crescere senza discriminazioni, dove si superano i pregiudizi legati al colore della pelle. Quando ne ha avuto la possibilità, anche Nelson Mandela ha utilizzato lo sport, in particolare il rugby, per combattere l’apartheid. E nel libro di Thuram, Mandela occupa un posto speciale.
In Francia da secoli ci sono persone con colore della pelle differente, religione differente, provenienza differente, sottolinea Thuram “mentre da voi in Italia è un fatto più recente, ma il cambiamento è la cosa più naturale del mondo”.
Ministro di colore, allenatore di colore... Lilian Thuran ribadisce quello che per lui è divenuto un mantra: “Cosa vuol dire di colore? Tutti abbiamo un colore”. A volte impreciso perché se gli adulti parlano di bianchi e neri, i bambini che sono più attenti osservatori dicono rosa e marrone... “Credo che anche il vocabolario che usiamo sia importante”. Ma la ministra Kyenge è, per il campione francese, un fatto importante e quello che le succede è positivo per capire chi è per il cambiamento e chi no. “Come nel campo di calcio, devono riuscire a farsi sentire quelli che sono per il cambiamento. Mettiamo in risalto solo le cose negative. Non è Balotelli che deve uscire dal campo se lo fischiano, ma i suoi compagni di squadra, senza minimizzare quello che accade”.
Nell’incontro organizzato dall’Associazione “Prendiamo la parola” e Centro servizi volontariato, con i patrocini di Coni e Figc Treviso e Comitato Nazionale Fair Play, con il sostegno di Astoria e Fondazione Cassamarca, Lilian Thuram risponde a tutti i quesiti degli atleti del Condor Sant’Angelo.
Anche a quel bambino che gli chiede come mai loro giocano senza arbitri, perché si arbitrano da soli e sugli spalti c’è bisogno dei genitori steward per tenere a freno i genitori più esagitati. “Bella domanda. Spesso a rovinare i bambini che fanno sport sono proprio i genitori che non hanno l’atteggiamento giusto”. Per tutti ha un consiglio, un sorriso, un complimento (“sei molto bravo e coraggioso a fare il portiere alla tua età, nessuno di solito lo vuole fare”), un pollice in su soprattutto ai difensori (suo ruolo), tanti aneddoti su come ha cominciato e come è diventato un campione (“ho avuto fiducia in me stesso, ho lavorato ma mi sono anche divertito. Ho imparato subito che dovevo mettermi io al servizio della squadra per raggiungere obiettivi importanti. Ma non mi sono mai considerato più importante delle persone non famose”). E poi spazio agli autografi.
Prima di ripartire per Parigi venerdì 17 mattina Lilian Thuram ha incontrato all’auditorium Appiani di Treviso, circa 500 studenti di ben 25 classi, provenienti da 15 istituti delle scuole superiori di Treviso. Il dibattito è stato organizzato e coordinato dai ragazzi della Consulta provinciale degli Studenti, con il Centro servizi volontariato. Il campione francese e ambasciatore Unicef ha invitato i ragazzi a “sensibilizzare i coetanei e gli adulti a percorsi di inclusione, tolleranza rispetto ed educazione. La gentilezza – ha ribadito il campione francese – è sempre la strada giusta per attivare azioni positive e di crescita per tutti”. Al termine ha ringraziato per aver trovato “Treviso è una città bellissima, con gente aperta e positiva. Ho sentito che darete la cittadinanza onoraria a 600 ragazzi di seconda generazione, stranieri ma nati e cresciuti a Treviso. E’ un’ottima iniziativa, un gesto concreto che aiuta a sensibilizzare sul tema e dimostra che, volendo, scelte come questa si possono portare avanti con coraggio e determinazione. Siete un bell’esempio”.

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