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Russia 2018, senza l'Italia più spazio per le storie

"Senza l’Italia che gioca cambia un po’ anche la nostra prospettiva, meno tensione per le notizie, ma sicuramente abbiamo più spazio per cercare quelle belle storie che una manifestazione del genere sicuramente offre". Queste le aspettative con cui affronta il Mondiale di calcio il giornalista trevigiano Paolo Tommaselli.

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Russia 2018, senza l'Italia più spazio per le storie

“Tifo Portogallo ma spero vinca il Brasile, magari in finale con la Germania”. Quella riedizione della semifinale degli ultimi mondiali brasiliani che Paolo Tomaselli, giornalista trevigiano trapiantato a Milano, inviato del Corriere della Sera, ha seguito per il suo giornale. Classe 1978, seguirà anche i mondiali di Russia. “Ho l’esperienza maturata quattro anni fa in Brasile e posso dire che i mondiali di calcio sono, insieme alle Olimpiadi, l’evento sportivo più seguito in assoluto. Anche per questo è bello esserci, viverlo in prima persona. Certo, senza l’Italia che gioca cambia un po’ anche la nostra prospettiva, meno tensione per le notizie, ma sicuramente abbiamo più spazio per cercare quelle belle storie che una manifestazione del genere sicuramente offre. Perché qui non ci sono solo Messi e Ronaldo, ma anche tante altre storie di ragazzi sconosciuti che vorranno mettersi in mostra”.

Paolo è arrivato in Russia già da una settimana: “Seguo sicuramente le prime due settimane di gare, quindi tutto il primo girone; Spagna, Portogallo, Russia, Argentina, Belgio, Inghilterra...”. Ma che mondiale è senza Italia? “Penso che questa sia una buona occasione per sprovincializzarci. Noi pensiamo che il calcio italiano sia al centro del mondo, sia la scuola calcistica migliore. Invece non è così perché scopriamo che l’Islanda è qui che fa il mondiale avendo tanti abitanti quanti ne ha Bari, che la Svezia sta giocando il suo mondiale invece noi siamo a casa. Vedremo l’effetto che fa; magari non è tanto bello, speriamo serva per il futuro”. Solo che a casa rimane l’Italia, ma anche diverse aziende italiane e locali. “E’ il mercato globale che sta affossando le aziende più piccole. Le nostre aziende difficilmente possono competere con colossi mondiali americani e tedeschi del settore. Una situazione in essere da qualche anno comunque...”.

Il mondiale è già iniziato,. Come si svolge la giornata tipo dell’inviato? “Questa prima settimana siamo in viaggio ogni due giorni con coincidenza sempre Mosca. Poi ci trasferiremo a San Pietroburgo dove seguiremo alcune partite dal vivo e altre dalla televisione. In questo caso lo stadio diventa anche ufficio, ma siamo abbastanza fortunati perché gli orari sono buoni con le partite che iniziano alle 14 e finiscono alle 22”. Paolo Tomaselli ha seguito anche i più grandi avvenimenti ciclistici; un mondiale di calcio può essere paragonato a un Tour? “Il mondiale di calcio e il Tour hanno in comune il grande richiamo mediatico, ma anche le tante storie che si possono ricavare, basti pensare al colore e calore di squadre e atleti sudamericani e africani. Mi auguro che il mondiale di calcio sia tranquillo e pacifico come lo è il Tour. Spero tanto che non ci siano vendette tra russi e inglesi ad esempio, che l’allarme terrorismo rimanga solo sulla carta e, infine, che i tifosi del calcio imparino da quelli del ciclismo”. E che il mondiale sia tutto da gustare.

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