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A Nervesa della Battaglia una chiesa gremita per ricordare il vescovo Osório

Il vescovo Michele ha invitato i fedeli a raccogliere l’eredità spirituale del vescovo missionario: “Affranchiamoci dalla paura. Asciughiamo le nostre lacrime asciugando quelle dei piccoli e dei poveri. Proclamiamo la giustizia e la misericordia di Dio, lasciandoci trasformare in misericordiosi e giusti”

Una chiesa parrocchiale gremita ha accolto martedì sera, 30 giugno, a Nervesa della Battaglia, la celebrazione eucaristica promossa dalla diocesi di Treviso, in collaborazione con la diocesi di Vittorio Veneto, in suffragio del vescovo Osório Citora Afonso, missionario della Consolata, ucciso lo scorso 6 giugno nella sua residenza di Quelimane, in Mozambico.

Padre Osório aveva lasciato un ricordo profondo anche nel territorio trevigiano, dove era stato superiore della Comunità Milaico dei Missionari della Consolata di Nervesa della Battaglia tra il 2015 e il 2017, mentre in precedenza era stato superiore del Centro Missionario della Consolata di Vittorio Veneto. A presiedere la celebrazione è stato il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, affiancato da numerosi sacerdoti, tra i quali i vicari generali delle diocesi di Treviso e Vittorio Veneto, i presbiteri del vicariato e i Missionari della Consolata.

All’inizio della celebrazione padre Daniel Mathewos Andino, missionario della Consolata, ha ricordato padre Osório non soltanto come pastore della Chiesa, ma come “amico e fratello di molti”. “Noi non cediamo alla disperazione – ha detto – ma offriamo questo sacrificio eucaristico chiedendo che il sangue di questo generoso missionario diventi seme di pace, di perdono e di riconciliazione”.

Nell’omelia, mons. Tomasi ha riflettuto sulla pagina evangelica della tempesta sedata, per parlare del dolore e dello smarrimento suscitati dalla morte violenta del giovane vescovo. “Alla notizia improvvisa della morte del vescovo Osório ci siamo sentiti come i discepoli sulla barca sconvolta dalla tempesta – ha detto –. Abbiamo sentito risuonare anche nel nostro cuore il grido: «Salvaci, Signore, siamo perduti»”.

Il vescovo ha ricordato come la scomparsa di padre Osório abbia colpito profondamente non solo i Missionari della Consolata e le Chiese di Quelimane e Beira, ma una vasta rete di persone che avevano conosciuto il suo impegno. “I senza potere del mondo hanno perso una voce che richiamava alla verità e alla giustizia. Il Mozambico ha perso un operatore instancabile di pace”, ha sottolineato.

Mons. Tomasi ha poi tratteggiato il volto umano e spirituale del missionario, ricordandone “la piena disponibilità alla missione”, vissuta “con leggerezza, pazienza e delicatezza”, qualità che spesso lasciavano intravedere solo in parte la profondità della sua risposta alla chiamata del Signore.

Pur riconoscendo lo scandalo della violenza e il senso di smarrimento che essa provoca, il vescovo, chiedendo che sia fatta verità su quanto accaduto, ha richiamato la comunità a non lasciare che la paura abbia l’ultima parola. Commentando il rimprovero di Gesù ai discepoli, “Perché avete paura, gente di poca fede?”, ha osservato che quella di Cristo è una parola “forte ma non dura, decisa ma tenerissima”, capace di vincere la paura e di riportare “bonaccia, serenità, conforto e pace”.

“Siamo nella tempesta e abbiamo paura – ha proseguito –, ma il Signore si rivolge alla nostra fede: poca, ma reale; poca, ma autentica”. È la stessa fede che ha sostenuto padre Osório nella sua vita missionaria e che oggi continua a unire la Chiesa “in reti di profezia, di testimonianza, di amicizia e di solidarietà”. “È in questa fede che ci sappiamo inviati ad annunciare il Vangelo, cercando di realizzarlo là dove il Signore ci vuole, là dove egli si fa conoscere e amare, pur nelle domande, pur nelle fatiche; è in questa fede che celebriamo il mistero della mensa e della Parola, della comunione e della vita che non muore”.

Concludendo l’omelia, mons. Tomasi ha invitato i fedeli a raccogliere l’eredità spirituale del vescovo missionario: “Affranchiamoci dalla paura. Asciughiamo le nostre lacrime asciugando quelle dei piccoli e dei poveri. Proclamiamo la giustizia e la misericordia di Dio, lasciandoci trasformare in misericordiosi e giusti”. Infine, ha affidato tutti all’intercessione della Vergine Consolata, perché ciascuno possa essere “consolato e consolatore, ascoltatore della Parola e testimone del Vangelo, pacifico costruttore di pace”.

Al termine, a tutti i presenti è stato fatto dono di un segnalibro con il motto episcopale del vescovo Osorio: “Lampada ai miei passi è la tua Parola”

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