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Formazione dei consigli pastorali: oltre mille persone alla seconda giornata

La seconda giornata formativa diocesana per i membri degli Organismi di partecipazione si è svolta sabato 13 gennaio, con le relazioni proposte al centro Bordignon di Castelfranco Veneto e da lì condivise negli altri 13 Vicariati della Diocesi
18/01/2024

La seconda giornata formativa diocesana per i membri degli Organismi di partecipazione si è svolta sabato 13 gennaio, con le relazioni proposte al centro Bordignon di Castelfranco Veneto e da lì condivise negli altri 13 Vicariati della Diocesi, collegati dalle diverse sedi. L’introduzione di don Antonio Mensi, vicario per le Collaborazioni pastorali, e la proposta del Vangelo curata dal vescovo Michele hanno aperto la giornata intensa che ha visto oltre mille operatori pastorali dell’intera diocesi approfondire le tematiche proposte, incentrate sulla struttura della Chiesa (parrocchia, collaborazione pastorale, vicariato, diocesi, Chiesa universale) e sui compiti del Consiglio pastorale parrocchiale e di Collaborazione.

Il Vescovo ha riflettuto sulla “aurora di Chiesa” che è quella dei primi discepoli che incontrano Gesù, il quale, rispondendo alla loro domanda, li invita a seguirlo e a vedere dove abita. Un incontro che dà, poi, vita ad altri incontri, ad altri cammini, in un dinamismo nel quale i discepoli si fanno missionari, danno testimonianza di aver incontrato il Messia, l’atteso dei secoli, e invitano altri a quella stessa esperienza. E, poi, c’è lo sguardo di Gesù su Simone, il suo amore, la sua intenzione di salvezza, la sua chiamata a una missione, essere pietra su cui il Signore costruisce la sua Chiesa. “C’è tutta la Chiesa qui - ha sottolineato il Vescovo - anche le sue strutture, in questa fitta rete di sguardi, di incontri, di chiamate che sono l’orizzonte in cui muoversi, il fondamento su cui costruire ogni scelta, la bussola del nostro cammino”.

Nella prima relazione proposta, don Daniele Fregonese, vice cancelliere della Diocesi, nel definire la parrocchia come “un insieme di battezzati che vivono la propria fede in un determinato territorio”, come sostanzialmente aveva indicato il Concilio di Trento secoli fa, ha rilevato come, nel corso del tempo, si sia modificato il concetto di territorio come luogo prettamente geografico, tant’è che negli ultimi decenni sono nate nuove parrocchie in diocesi che hanno modificato i confini precedenti, oppure, arrivando tra noi immigrati da diverse nazioni, si sono formate delle comunità dove il senso di appartenenza è determinato dal rito o dalla lingua. Ecco, allora, che le nostre parrocchie oggi devono essere sempre di più “cattoliche”, ovvero universali, dove “si possa parlare di uguaglianza di tutti pur nella diversità di ciascuno, tutti hanno uguale dignità in forza del comune Battesimo e diritto di attenzione da parte della comunità stessa”.

Per Don Daniele è necessario, quindi, che “le modalità con cui si configureranno le comunità cristiane (tranne il riferimento imprescindibile al Vescovo e al suo presbiterio) possano mutare, dal punto di vista geografico, fondendosi in realtà nuove o diverse, proprio per le mutate condizioni storiche che si vivono”.

Nel concludere la sua relazione, Fregonese ha evidenziato che per le Parrocchie, i Vicariati, le Collaborazioni pastorali si dovrà sempre aver presente il carattere strumentale e mai assoluto di queste realtà, ricordando che “quando l’aspetto delle strutture diventa più rilevante della comunione ecclesiale, allora significa che c’è un problema, dal momento che centrale è che sempre possa esserci una comunità di fedeli che rende visibile e concreta la Chiesa, non le strutture”.

La seconda relazione presentata da mons. Fabio Franchetto, cancelliere della Diocesi, ha permesso di cogliere più nel dettaglio le specificità dei fedeli e dei pastori, il rapporto di comunione esistente tra Chiesa universale e Chiesa particolare, le dinamiche di vita parrocchiale che investono i Consigli pastorali e i Consigli per gli Affari economici. Evidenziando i vari aspetti, Franchetto ha ricordato come ai vari livelli, dal Romano Pontefice, al Vescovo diocesano, al Parroco, nessuno esercita il proprio ministero in solitudine, bensì tutti si avvalgono di “organismi di comunione” anche perché il compito di presiedere è un compito anzitutto di comunione, da promuovere e da custodire. In quest’ottica si deve cogliere l’istituzione dei Consigli pastorali parrocchiali come “luoghi in cui trova posto sia la collaborazione del parroco e dei fedeli laici, sia la possibilità di consigliarsi ed interrogarsi sul tono evangelico delle proprie comunità, sulla fedeltà alla missione propria di una comunità cristiana, sul sostegno che può essere dato alla vita e alla testimonianza dei fedeli, sia collettivamente che individualmente”. Il senso di ogni Consiglio pastorale si iscrive nella realtà costitutiva della Chiesa, cioè il suo essere “Corpo di Cristo”, chiamato a vivere nella comunione, nella reciproca corresponsabilità dei suoi membri, potendo così discernere nella storia e nel vissuto di una comunità i segni della presenza di Dio e diventarne testimoni.

Affrontando il tema della specificità degli organismi di partecipazione, il relatore ha evidenziato la preoccupazione di non trasportare nella vita della Chiesa categorie che derivano dalla vita, dal diritto civile, o da strutture politiche dal momento che nella Chiesa vige la corresponsabilità di tutti in virtù dell’uguale dignità di tutti i fedeli derivante dal Battesimo. La partecipazione in senso ecclesiale comporta responsabilità diverse in ordine all’edificazione della Chiesa: i pastori hanno una piena responsabilità personale, mentre gli altri vi partecipano parzialmente. Tale distinzione non significa divisione tra i fedeli, bensì armonizzazione dei diversi carismi e ministeri.

Nel concludere la sua relazione, il cancelliere ha sottolineato come ogni Consiglio pastorale risulta caratterizzato dalla corresponsabilità e dalla partecipazione: le decisioni sono partecipate e non imposte dall’alto, permettendo così che chi non ha responsabilità di governo abbia, comunque, diritto di parola, ricordando però quanto papa Francesco ha espresso recentemente circa “l’importanza della conversione individuale, senza la quale saranno inutili tutti i cambiamenti delle strutture. La vera anima di ogni riforma sono le persone che ne fanno parte e la rendono possibile. Infatti, la conversione personale supporta e rafforza quella comunitaria.”

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