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Editoriale: L’alcol e lo sciamano delle Dolomiti

Sta crescendo in modo preoccupante in Italia e in Europa, anche tra i minori, il consumo di alcol, come adulti ed educatori c’è quanto basta per essere preoccupati e chiederci cosa sia possibile fare, rimane, però, sempre prioritario dare il buon esempio
22/01/2026

Mauro Corona è noto al pubblico anche per la sua partecipazione, in qualità di opinionista e tuttologo, nella trasmissione “Cartabianca”, condotta da Bianca Berlinguer, nella quale appare con una postura e un look che lo fanno sembrare quasi uno sciamano che, avvolto da un’aura un po’ misteriosa ed esoterica, elargisce ai telespettatori profezie, interpretazioni e consigli per affrontare crisi e problemi della vita e della società. A caricare ancor più la sua stravagante originalità, ci pensa il comico Maurizio Crozza, con le sue esilaranti imitazioni, nelle quali mette spesso il personaggio, sostenuto dall’inseparabile fiasco di vino, in connessione con gli spiriti e le forze della natura.

Quando lo vedo mi viene in mente quell’altrettanto originale personaggio italo americano, Jake Angeli definito, appunto, lo sciamano di Capitol Hill, il quale, vestito di tutto punto con copricapo con due corna, torso nudo, corpo coperto di tatuaggi, faccia dipinta con barba folta e lancia in resta, nel gennaio del 2021 ha guidato l’assalto delle truppe filo-trumpiane al Congresso americano. Anche quello, seppur in un tale contesto drammatico, riusciva a suscitare una paradossale ilarità per l’eccentricità e la postura trasgressiva.

Tra gossip e cultura

Corona viene dalla vita rude di montagna, dalla tristemente famosa Valle del Vajont, nelle Dolomiti friulane, ove s’inerpica il paese di Erto, nel quale vive da sempre e svolge il suo lavoro manuale e intellettuale. La sua vita è rimasta radicalmente segnata dalla tragedia, vissuta in prima persona a 13 anni, alla quale, diversamente da madre, padre e tre fratelli, riuscì a scampare miracolosamente perché quella notte del 1963 si trovava nella parte alta del paese che l’onda d’urto non riuscì a travolgere. Oltre che essere un personaggio ecclettico ed eccentrico è, prima ancora, un autodidatta, persona acculturata, scultore e scrittore di libri. Di fronte alla notorietà avuta in questi anni ebbe a dire che ora tutti lo cercano e lo invitano, non certo per la trentina di libri che ha scritto, ma per il gossip che lo circonda. Questo a testimoniare, a suo dire, che in Italia si è più attratti dal gossip e dalle stravaganze che dalla cultura.

In vino veritas

Mi sono intrattenuto su un tale personaggio, non tanto per la particolare simpatia che può suscitare o per la saggezza “popolare” con la quale commenta fatti e situazioni di ogni genere, ma per un’intervista che poco tempo fa ha rilasciato al Corriere della sera e che io, non disdegnando tra le mie letture anche un po’ di gossip, non mi sono lasciato sfuggire.

In essa Corona parla del suo “strutturale” rapporto con il vino: “Sono ancora vivo – ha detto -. Ma ci sono stati anni in cui sono arrivato a scolarmi da solo una intera bottiglia di whisky al giorno, dopo essermi fatto dodici birre e un litro di vino. Dai venti ai ventotto anni, quasi tutti i giorni così”.

Poi, sei anni fa, ha smesso di bere, ma, poiché si annoiava e non riusciva a resistere a certi “richiami” della cultura montana, ha ripreso a farlo (anche se molto meno), al punto che gli è stata perfino ritirata la patente. D’altra parte, per lui, il vino è spesso fonte di ispirazione, tanto che alcuni libri li avrebbe scritti con la compagnia del fiasco e “di mesi di sbornie notturne”.

I giovani e l’alcol

L’ho presa un po’ alla larga per dire che, se non proprio arrivando agli eccessi di Corona, sta crescendo in modo preoccupante in Italia e in Europa, anche tra i minori, il consumo di alcol, spesso caratterizzato da “binge drinking” (abbuffate di alcolici in poco tempo). Le bevande preferite dai ragazzi, ma anche sempre più dalle ragazze, sono birra, aperitivi alcolici, vino e superalcolici. Oltre un milione di giovani fra i 14 e i 25 anni sarebbero consumatori a rischio di avere conseguenze serie, soprattutto se minorenni, per la salute fisica (fegato e pancreas), mentale (sviluppo cerebrale) con stati di ansia, depressione e aggressività. È facile intuire che tale diffuso e precoce consumo è spesso legato al divertimento, alla pressione sociale del gruppo cui si appartiene (“lo fanno tutti”), alla fuga dai problemi anche familiari, alla ricerca di euforia e per disinibirsi ed “emanciparsi”.

Su queste “piaga” come adulti non dovremmo indulgere. L’alcolismo non deve mai essere considerato solo una cattiva abitudine o un semplice vizio passeggero, ma una malattia vera e propria, una di quelle che più colpisce la nostra società. Oltretutto, il Ministero della salute segnala anche un crescendo delle dipendenze da fumo, sigaretta elettronica, cannabis, gioco d’azzardo, tecnologia e social network.

Educare e vigilare

Come adulti ed educatori c’è quanto basta per essere preoccupati e chiederci cosa sia possibile fare e su quali fronti operare. La scuola italiana, con i suoi progetti, è molto attenta a sensibilizzare gli studenti sul problema dell’uso di sostanze stupefacenti e dell’abuso dei social network. Forse sarebbe necessario dedicare tempo e risorse anche sul fronte dell’alcolismo, attraverso informazione scientifica, dialogo, coscientizzazione, ecc. Anche all’interno delle attività formative delle parrocchie, delle associazioni giovanili e delle società sportive e ricreative. Prima ancora di reprimere, è più proficuo prevenire ed educare.

Rimane, però, sempre prioritario il buon esempio di noi adulti, la vigilanza sugli ambienti che frequentano i nostri ragazzi, i controlli sugli esercizi pubblici. Ma anche, da parte dei media, l’essere più morigerati e prudenti nel parlare di queste trasgressioni, evitando di esaltare troppo, anche se ironicamente o per fare spettacolo, le derive di certi personaggi noti al grande pubblico.

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