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III Domenica di Pasqua: un cammino nuovo con Gesù Risorto

È un itinerario che si sviluppa lungo la via: quella della vita e della ricerca di Dio, anche quando si rinuncia a farlo per sconfitte o esperienze dolorose vissute
17/04/2026

Le letture che la liturgia ci propone in questa terza domenica di Pasqua ci accompagnano a riconoscere Gesù come il Risorto. L’apostolo Pietro, nel brano degli Atti degli Apostoli e nella sua lettera, ripercorre gli eventi che hanno generato la nostra salvezza: la condanna, la crocifissione e la morte del Signore e l’annuncio della sua risurrezione.

È il percorso che compiono i discepoli di Emmaus, protagonisti del Vangelo di questa domenica, e in cui siamo coinvolti anche noi.

Un primo aspetto interessante riguarda il fatto che conosciamo solo il nome di uno dei discepoli, Cleopa, l’altro non ha nome. Probabilmente, questa scelta dell’evangelista è voluta perché ognuno di noi possa identificarsi in colui che non ha nome e condividere, così, il cammino con l’altro discepolo.

Questi due uomini, tristi e sfiduciati, ritornano a Emmaus, un paese a 11 chilometri da Gerusalemme. Avevano sentito le parole delle donne e degli altri discepoli che erano andati al sepolcro e non avevano trovato il corpo di Gesù, ma non ci avevano dato peso: tutto era finito ormai. Si aspettavano qualcosa di diverso, e ora ritornano alla loro vita, si allontanano da quella città che rappresenta il fallimento di Gesù e dei loro sogni.

Se ci pensiamo, questo è un atteggiamento che caratterizza anche noi di fronte a delle aspettative deluse, a dei fallimenti: ci allontaniamo e ritorniamo alla vita precedente, alle certezze che avevamo prima.

Durante il viaggio, mentre i discepoli dialogano tra loro su quanto è avvenuto, Gesù si avvicina e inizia a camminare con loro, ma essi non sono in grado di riconoscerlo, lo vedono solo come un viandante, un forestiero. Come ai discepoli di Emmaus, il Signore si fa vicino anche a noi, condivide i passi della nostra esistenza segnati dalle delusioni, dalla morte, così come dalla speranza e dalla vita, anche se non sempre noi siamo in grado di riconoscerlo nelle nostre vicende quotidiane.

Gesù chiede ragione dei loro dialoghi ed essi iniziano la cronaca dei fatti: la loro è una prima professione di fede, anche se incompleta. Raccontano quanto è successo ed esprimono tutta la loro delusione: “noi speravamo...”. La croce viene letta come un fallimento, come la fine di una speranza. Gesù interrompe il meccanismo con cui i due, e spesso anche noi, misuriamo la vita: se qualcosa non avviene secondo i nostri criteri significa che le cose stanno andando male. Questa è mancanza di fede, di fiducia. È come se oggi Gesù ci dicesse: “perché non ti fidi del progetto di Dio, anche se non è sempre secondo i tuoi schemi?”.

Con le sue parole, Egli restituisce senso e fiducia ai due discepoli che lo ascoltano, ma non sono ancora in grado di riconoscerlo.

Sarà solo nel gesto dello spezzare il pane che i loro occhi si apriranno e lo riconosceranno.

Nell’Eucaristia i due discepoli finalmente comprendono chi era colui che aveva condiviso con loro il cammino e aveva riscaldato i loro cuori. Egli, però, si sottrae alla loro vista: il Risorto diventa “visibile” solo con gli occhi della fede. Quanto vissuto tocca il loro cuore, prima chiuso nella delusione, ridona lo slancio e la forza di ripartire immediatamente per raccontare agli altri discepoli, ancora a Gerusalemme, l’incontro con Gesù Risorto.

L’esperienza di sentirci presi per mano dal Signore, di sentirci accompagnati a ritrovare speranza e fiducia è parte della nostra vita, ci risolleva e ci accomuna a questi due uomini.

Gesù accoglie il cammino di ciascuno e, insieme, ne costruisce uno nuovo a partire dallo stupore, dall’incredulità, ma anche dal dolore vissuto.

L’esperienza di fede dei discepoli di Emmaus è un percorso che procede dall’incomprensione al riconoscimento, dallo sconforto alla speranza.

È un itinerario che si sviluppa lungo la via: quella della vita e della ricerca di Dio, anche quando si rinuncia a farlo per sconfitte o esperienze dolorose vissute. Su queste strade Gesù di Nazareth, il Risorto, si fa sempre compagno di ognuno di noi, come aveva fatto quando era vivo e percorreva le strade della Palestina

Discepola del Vangelo - Riese

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