Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Le letture che la liturgia ci propone in questa terza domenica di Pasqua ci accompagnano a riconoscere Gesù come il Risorto. L’apostolo Pietro, nel brano degli Atti degli Apostoli e nella sua lettera, ripercorre gli eventi che hanno generato la nostra salvezza: la condanna, la crocifissione e la morte del Signore e l’annuncio della sua risurrezione.
È il percorso che compiono i discepoli di Emmaus, protagonisti del Vangelo di questa domenica, e in cui siamo coinvolti anche noi.
Un primo aspetto interessante riguarda il fatto che conosciamo solo il nome di uno dei discepoli, Cleopa, l’altro non ha nome. Probabilmente, questa scelta dell’evangelista è voluta perché ognuno di noi possa identificarsi in colui che non ha nome e condividere, così, il cammino con l’altro discepolo.
Questi due uomini, tristi e sfiduciati, ritornano a Emmaus, un paese a 11 chilometri da Gerusalemme. Avevano sentito le parole delle donne e degli altri discepoli che erano andati al sepolcro e non avevano trovato il corpo di Gesù, ma non ci avevano dato peso: tutto era finito ormai. Si aspettavano qualcosa di diverso, e ora ritornano alla loro vita, si allontanano da quella città che rappresenta il fallimento di Gesù e dei loro sogni.
Se ci pensiamo, questo è un atteggiamento che caratterizza anche noi di fronte a delle aspettative deluse, a dei fallimenti: ci allontaniamo e ritorniamo alla vita precedente, alle certezze che avevamo prima.
Durante il viaggio, mentre i discepoli dialogano tra loro su quanto è avvenuto, Gesù si avvicina e inizia a camminare con loro, ma essi non sono in grado di riconoscerlo, lo vedono solo come un viandante, un forestiero. Come ai discepoli di Emmaus, il Signore si fa vicino anche a noi, condivide i passi della nostra esistenza segnati dalle delusioni, dalla morte, così come dalla speranza e dalla vita, anche se non sempre noi siamo in grado di riconoscerlo nelle nostre vicende quotidiane.
Gesù chiede ragione dei loro dialoghi ed essi iniziano la cronaca dei fatti: la loro è una prima professione di fede, anche se incompleta. Raccontano quanto è successo ed esprimono tutta la loro delusione: “noi speravamo...”. La croce viene letta come un fallimento, come la fine di una speranza. Gesù interrompe il meccanismo con cui i due, e spesso anche noi, misuriamo la vita: se qualcosa non avviene secondo i nostri criteri significa che le cose stanno andando male. Questa è mancanza di fede, di fiducia. È come se oggi Gesù ci dicesse: “perché non ti fidi del progetto di Dio, anche se non è sempre secondo i tuoi schemi?”.
Con le sue parole, Egli restituisce senso e fiducia ai due discepoli che lo ascoltano, ma non sono ancora in grado di riconoscerlo.
Sarà solo nel gesto dello spezzare il pane che i loro occhi si apriranno e lo riconosceranno.
Nell’Eucaristia i due discepoli finalmente comprendono chi era colui che aveva condiviso con loro il cammino e aveva riscaldato i loro cuori. Egli, però, si sottrae alla loro vista: il Risorto diventa “visibile” solo con gli occhi della fede. Quanto vissuto tocca il loro cuore, prima chiuso nella delusione, ridona lo slancio e la forza di ripartire immediatamente per raccontare agli altri discepoli, ancora a Gerusalemme, l’incontro con Gesù Risorto.
L’esperienza di sentirci presi per mano dal Signore, di sentirci accompagnati a ritrovare speranza e fiducia è parte della nostra vita, ci risolleva e ci accomuna a questi due uomini.
Gesù accoglie il cammino di ciascuno e, insieme, ne costruisce uno nuovo a partire dallo stupore, dall’incredulità, ma anche dal dolore vissuto.
L’esperienza di fede dei discepoli di Emmaus è un percorso che procede dall’incomprensione al riconoscimento, dallo sconforto alla speranza.
È un itinerario che si sviluppa lungo la via: quella della vita e della ricerca di Dio, anche quando si rinuncia a farlo per sconfitte o esperienze dolorose vissute. Su queste strade Gesù di Nazareth, il Risorto, si fa sempre compagno di ognuno di noi, come aveva fatto quando era vivo e percorreva le strade della Palestina
Discepola del Vangelo - Riese