sabato, 13 aprile 2024
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Don Dante Carraro: “Il Piano Mattei non resti una cornice vuota”

Il direttore del Cuamm, medici con l’Africa, analizza il vertice voluto dal Governo italiano per parlare del futuro del Continente

“Un ponte per una crescita comune”: questo il titolo del Vertice, che si è svolto a fine gennaio a Roma, durante il quale è stato presentato il Piano Mattei, che prevede una dotazione iniziale di 5,5 miliardi di euro e cinque pilastri fondativi: istruzione, salute, agricoltura, acqua ed energia. Ma il Piano Mattei costituisce davvero “un ponte per una crescita comune”? Abbiamo rivolto la domanda a don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm.

Missionari e organizzazioni di volontariato internazionale hanno espresso perplessità sul Piano. Don Dante, lei come giudica il Piano Mattei?

Parto dagli aspetti positivi. A causa della pandemia e delle guerre, prima in Ucraina e poi a Gaza, negli ultimi anni in Italia – a parte i media della Chiesa cattolica – non si è parlato più di Africa sui giornali. In generale, da 5-6 anni c’è pochissimo approfondimento sull’Africa, come pure pochissima consapevolezza dei danni che la guerra in Ucraina, ma non solo, ha determinato nel Continente africano. L’Africa è completamente scomparsa dai radar dell’opinione pubblica e quindi anche dalla coscienza della gente. Il fatto che si parli di un Piano Mattei per l’Africa, quantomeno ripropone l’attenzione sul Continente più debole e più fragile.

Una critica è il fatto che il Piano sia stato costruito senza un dialogo con la società civile...

Effettivamente, questo Piano lo si è voluto fare coinvolgendo meno la società civile, anche quella italiana: in passato, i vertici Italia-Africa coinvolgevano le ong, io stesso ero invitato e partecipavo. Questa volta, noi non siamo stati coinvolti, ma perché è stata fatta una scelta di non camminare da soli. Assieme all’Italia erano presenti il Parlamento europeo, con la presidente Roberta Metsola, e la Commissione europea, con la presidente Ursula von der Leyen. A mio avviso, il fatto che l’Italia si sia presentata insieme all’Unione europea è un elemento di forza. E, insieme all’Ue, ha coinvolto parecchie organizzazioni internazionali. Lo considero un elemento positivo, perché il presentarsi insieme dà più forza alla spinta politica ed economica.

La presidente del Consiglio ha parlato di “un approccio da pari a pari” con i Paesi africani...

Sì, al vertice si è parlato di partnership: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha detto di non voler avere un approccio predatorio, ma da pari. Poi vedremo se questo si realizzerà, ma il dirlo pone un punto su cui dopo potremo fare una verifica, se il nostro approccio è stato veramente paritetico, di collaborazione, di partnership e non predatorio. E poi è positivo che si voglia coinvolgere il Paese, fare sistema con il Piano Mattei. Questo concettualmente è un elemento positivo.

Quindi, il Piano Mattei può funzionare?

In realtà, gli elementi negativi emergono con altrettanta evidenza. Il presidente della Commissione dell’Unione africana Faki Mahamat ha manifestato disappunto perché l’Ua – il luogo dove i 54 Paesi africani sono rappresentati – non è stata coinvolta nell’elaborazione del Piano. E’ un’osservazione sacrosanta, ma vorrei anche fare una precisazione: al momento, non esiste ancora un Piano Mattei già elaborato, esistono dei temi che sono stati individuati: istruzione e formazione, possiamo dire globalmente educazione, agricoltura, salute, l’energia, l’acqua.

Inoltre, le voci del mondo missionario e della cooperazione non sono state considerate...

E’ un’osservazione dei missionari, ma anche di ong come la nostra, quanto sia pericolosa una cooperazione che dall’alto scende verso il basso e aumenta tutti i meccanismi di poca trasparenza. Invece, nell’elaborazione e nello sviluppo del Piano Mattei deve essere coinvolto tutto il mondo della cooperazione, delle ong, missionario, anche di associazioni laicali che sono radicate sul territorio. Solo così si mette in atto l’unica cooperazione che davvero funziona, che, avendo esperienza e competenza, partendo dal basso, coinvolgendo le comunità locali, fa diventare vero quel “con” che noi ci portiamo nel nome.

Anche sui fondi è stata espressa qualche preoccupazione...

L’Italia mette i 5,5 miliardi, in cui 2 non sono soldi aggiuntivi, erano fondi già destinati alla cooperazione. Tre invece sono del Fondo del clima. Quello che ritengo interessante è che la presidente del Parlamento europeo ha detto che se l’Italia mette questi 5,5 miliardi, l’Europa impegnerà 150 miliardi. Sarebbe un contributo prezioso.

Allora, complessivamente esprime un giudizio positivo sul Piano Mattei?

Io ho in mente questo Continente verticale di cui ha parlato Mattarella, tutti noi dobbiamo lavorare per costruirlo. Dobbiamo anche avere la capacità di sognare, di porci un obiettivo grande, alto, bello, finalmente proclamato. Il Papa dice che l’Africa non va sfruttata, ma promossa. Tutto questo è bello, ma se il Piano Mattei diventasse una cornice vuota, sarebbe un’ulteriore delusione, un’ulteriore amarezza, un’ulteriore umiliazione per il Continente africano e anche per chi – come noi – spende la vita per l’Africa.

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