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Domegge, una sezione Cai tra storia e futuro

La montagna occupa una posizione importante nella storia del nostro Paese e non è riducibile ad un bel panorama, ad una vacanza salutare, ad un buon investimento immobiliare. Le Alpi sono luogo di vita per 14 milioni di persone, solo 150 anni fa la popolazione alpina era la metà. Quello che è avvenuto è lo spopolamento di alcune aree e l’aumento di residenti in altre.

Dobbiamo rispettare, conservare e promuovere l’identità culturale e sociale delle popolazioni alpine e di assicurarne le risorse vitali di base (Convenzione delle Alpi). Bisogna andare oltre una visione prettamente estetica delle Dolomiti, anche la determinazione di scegliere questi territori come “patrimonio dell’umanità” (UNESCO) non dovrebbe considerare queste valli solo come luoghi da vedere.

Il Club Alpino Italiano, anche nelle più piccole strutture periferiche, le Sezioni, deve impegnarsi per scopi che riguardano il bene sociale, culturale ed economico delle popolazioni alpine. Una piccola Sezione come quella di Domegge sta tentando di muoversi in questa direzione. Infatti, le Sezioni di montagna sono Associazioni di Promozione Sociale.

Il territorio italiano occupato dalle montagne è pari al 80%. Le Alpi sono il più grande territorio non antropizzato d’Europa, comprende sei nazioni. Il Club Alpino Italiano oggi ha superato i 700.000 soci con 498 sezioni territoriali e 310 sottosezioni. I chilometri di sentieri nel nostro paese sono 606.572. Italiano è il sentiero più lungo del mondo: il Sentiero Italia, 368 tappe, 350.000 Km, 8832 ore di cammino. Poco più di quanto impiega la Terra a girare attorno al Sole. Apparentemente questi numeri sembrano sufficienti a descrivere l’importanza della nostra associazione, ma non è così, quello che manca e che i numeri, anche i più eclatanti non riescono a descrivere è il fattore umano.

Tutti conoscono Bonatti, Messner o Cassin, tutti hanno sentito almeno parlare della conquista del K2 e qualcuno anche delle polemiche che hanno seguito queste conquiste e inseguito i conquistatori. Ma la storia non è mai fatta da un singolo o da un gruppo ristretto, soprattutto la storia si evolve uscendo dalla cronaca e richiedendo interventi di approfondimento.

Potendo fare un raffronto sportivo la nostra storia non è simile al gioco del calcio ma al rugby, non conta chi fa il goal ma il lavoro di squadra per raggiungere la meta. A seguito dei numeri di oggi si aprono alcuni interrogativi determinati anche dallo stato competitivo che si è sviluppato: chi è stato il primo alpinista? Chi è salito per primo su quella cima? La prima donna? Il primo d’inverno? La prima discesa con gli sci? Il risultato è la negazione di una storia complessa, fatta di sconosciuti. Preti, cacciatori, pastori, montanari hanno fatto la loro parte di storia: è l’alpinismo anche prima dell’Alpinismo, sia come elemento temporale sia come elemento culturale.

Se il compito del Club Alpino Italiano è quello di far conoscere la storia delle Alpi, di promuovere la frequentazione del territorio alpino, di sviluppare la sicurezza e la manutenzione dei sentieri si capisce come poco centri la rincorsa ai primati e, nella dovuta proporzione, la pratica sportiva. Infatti, in termini generali, non si tratta di una associazione sportiva ma di – per utilizzare un termine forse discutibile – una associazione ambientalista, la più grande nel nostro paese. Questo non solo a livello nazionale ma anche nella individualità delle sezioni territoriali, come risulta dagli statuti.

La Sezione CAI di Domegge è una piccola entità se numericamente considerata, se raffrontata alla prima parte di questa comunicazione, ma se spostiamo l’attenzione sui contenuti, sulla realtà della montagna tutto prende un’altra piega, dirigendosi verso la storia diffusa, verso i protagonisti nascosti, verso un futuro che, lontano da interessi limitati, diventa di fondamentale importanza per l’ambiente sociale, economico - e naturale - di quelle Dolomiti che tutti riconoscono forse solo per i colori, gli eventi sportivi, la grande guerra. La storia però è un’altra e si sviluppa tra interventi economici senza strategie condivise con gli abitanti.

Ecco che gli omaggiati e rispettati alpinisti, la difesa dei prodotti locali, l’offerta di produzioni e valori naturali si scontra con un intervento finanziario che il più delle volte passa sopra la testa degli abitanti, impoverendoli economicamente e culturalmente. Anche questo è terreno di azione per la più grande associazione ambientale e culturale italiana, a tutti i livelli del sodalizio.

Quella che condivideremo è una storia, anche per immagini, degli ultimi anni di lavoro della Sezione CAI di Domegge.

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