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Incontri con i missionari e conferenza all’Università: i primi giorni del Vescovo a Quito

Le prime giornate di questo terzo viaggio missionario di mons. Tomasi è caratterizzata dal terzo incontro dei missionari fidei donum in America Latina. La visita a Maquita e la relazione di mons. Tomasi sull’economia di Francesco
22/01/2026

Primi giorni in Ecuador, per il vescovo Michele Tomasi, caratterizzati da un’agenda fitta e da importanti incontri, vissuti in un bel clima di fraternità. Il Vescovo, accompagnato dal direttore del Centro missionario, don Gianfranco Pegoraro, è atterrato a Quito, la capitale del Paese, posta su un altipiano andino, a 2.800 metri di quota, nella serata di lunedì, quando qui in Italia era già notte.

L’incontro con i missionari fidei donum

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Le prime giornate di questo terzo viaggio missionario di mons. Tomasi è caratterizzata dal terzo incontro dei missionari fidei donum in America Latina, dopo i due vissuti nel 2002, sempre a Quito, e nel 2012, a Talca, in Cile. Dal Paraguay sono giunti i sacerdoti don Lorenzo Tasca e don Claudio Sartor, e la cooperatrice pastorale Paola Favretto; dalla missione brasiliana di Roraima, don Giuseppe Danieli e, sempre dal Brasile, da Recife, don Erminio Canova; dal vicariato apostolico di Puerto Maldonado, in Perù, don Michele Piovesan. Quindi, i “padroni di casa”, gli “ecuadoriani” don Graziano Mason, don Giuliano Vallotto, Bepi Tonello, Daniela Andrisano (tutti attivi a Quito e dintorni), e, ancora, Emanuele Confortin e Anna Ferronato, che vivono a Salinas de Guaranda. L’incontro è stato caratterizzato, fin da subito, da momenti di spiritualità, preghiera, riflessione, ma anche relazioni fraterne e amicizia. A guidare la riflessione è il teologo brasiliano Agenor Brighenti, uno degli intellettuali che ha marcato, in questi anni, la riflessione teologica, soprattutto sul tema della Sinodalità, in America Latina. “Il contesto socio ecclesiale attuale dell’America Latina” è il tema delle sue riflessioni.

Visite di “restituzione”

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I missionari stanno anche visitando vari luoghi di Quinto; da un lato, “restituendo” la visita che molti amici ecuadoriani avevano fatto a Treviso, nel caso della visita alla sede della cooperativa Maquita, la realtà di commercio equo fondata da don Graziano Mason (altri ne seguiranno); dall’altro, conoscendo luoghi e figure significativi della storia della Chiesa ecuadoriana, e non è certo casuale che l’incontro dei missionari si tenga, perlopiù, al centro di formazione Leonidas Proaño, intitolato al vescovo di Riobamba, che ha guidato la diocesi ecuadoriana negli anni del Concilio e post-Concilio, e fu pioniere del protagonismo degli indigeni nella Chiesa e dell’opzione per i poveri.

La relazione del Vescovo alla Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador

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Ieri, il vescovo Tomasi ha tenuto un’articolata e apprezzata relazione, intitolata “L’economia di Francesco nel segno dell’economia sociale e dell’enciclica Laudato si’”, alla Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador (Puce), di fronte a una platea numerosa e interessata. Anche questo momento ha contribuito allo scambio tra Chiese che sta caratterizzando queste giornate.

Mons. Tomasi, nella sua relazione, è partito dagli incontri di Economy of Francesco, e dal concetto di sostenibilità, che non è solo ambientale, ma anche sociale, relazionale e spirituale. Quella sociale “incomincia lentamente ad essere riconosciuta: ci stiamo rendendo conto che il grido dei poveri e il grido della terra sono lo stesso grido (cfr Enc. Laudato si’, 49). Pertanto, quando lavoriamo per la trasformazione ecologica, dobbiamo tenere presenti gli effetti che alcune scelte ambientali producono sulle povertà. Non tutte le soluzioni ambientali hanno gli stessi effetti sui poveri, e quindi vanno preferite quelle che riducono la miseria e le diseguaglianze”. Quella delle relazioni investe soprattutto l’Occidente, caratterizzato da relazioni “sempre più fragili e frammentate”. Infine, c’è una “insostenibilità spirituale del nostro capitalismo”.

Il Vescovo, quindi, ha spiegato la visione dell’economia civile, che “considera il mercato come uno spazio di relazioni umane orientate al bene comune”, introducendo il principio di reciprocità, che “permette di pensare la possibilità di comportamenti dettati dalla gratuità, espressione di fraternità, nel contesto del mercato e quindi dello scambio”. Scambi che possono essere “bi-direzionali”, “indipendenti tra loro e al tempo stesso interconnessi”, e “transitivi”, garantendo, in quest’ultimo caso, “l’apertura anche ad altri che non siano originariamente parte della transazione”. Mons. Tomasi ha spiegato in dettaglio le varie tipologie economiche di reciprocità, illustrando in che modo essa può essere “diretta” o “indiretta”, fino a “svincolare gli scambi dall’esistenza di un prezzo” e dello stesso denaro. “Quello che là si chiede di garantire al potere apparentemente divino - ma idolatrico - del denaro, qua lo si deve chiedere ad una scommessa sulle relazioni, su di una spinta magari anche limitata alla gratuità, e quindi si apre alle molteplici dimensioni dell’umanità autentica, alla fin fine all’azione della grazia divina, che della gratuità è fondamento ultimo”, ha aggiunto.

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Nella seconda parte, la relazione ha ripreso l’enciclica Laudato si’ e la sua prospettiva di “azione integrale”. “Il cambiamento radicale di sguardo cui invita il Pontefice chiede di rimettere in discussione il nostro modello di sviluppo, riflettendo non solo su come facciamo ciò che facciamo, ma soprattutto per quale motivo noi agiamo e a favore di chi, ha affermato mons. Tomasi, che ha, quindi, con Francesco, spiegato il motivo per cui il principio della “massimizzazione del profitto” non può essere il criterio unico e fondamentale dell’agire economico, in favore di una visione “multidimensionale dell’economia”, nella quale trova posto anche il cosiddetto “capitale spirituale”, il quale “favorisce fiducia e cooperazione, rende le persone più responsabili e resilienti, migliora il benessere soggettivo, rafforza i beni relazionali (famiglia, comunità, volontariato), e ha effetti reali su lavoro, economia, convivenza sociale e politiche pubbliche”.

Ha, dunque, concluso il Vescovo, che ha anche avuto l’occasione di incontrare alcuni studenti: “La via verso uno sviluppo autenticamente sostenibile passa dunque per una comprensione ampia, polifonica e sapienziale della persona umana, della società e dell’economia, in un dialogo franco e appassionato, ben fondato e rispettoso di tutti, che abbia come fine il bene dell’umanità che abita la casa comune”.

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