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il Vescovo di Mantova nei luoghi di san Pio X a Riese

Pellegrinaggio di mons. Marco Busca a Riese. La giornata ha rafforzato il legame tra il paese natale e la città dove Giuseppe Sarto fu vescovo

Era arrivato ancora lo scorso anno, al vescovo di Mantova, l’invito di venire in pellegrinaggio nei luoghi natali di papa Pio X. “Abbiamo proposto questa visita a mons. Marco Busca lo scorso novembre, quando con il sindaco Matteo Guidolin abbiamo partecipato all’intitolazione della stazione ferroviaria della città lombarda al Papa riesino, per la sua attenzione e impegno verso il fenomeno migratorio - spiega il parroco, mons. Giorgio Piva -. Così, il 25 aprile il vescovo Brusca è venuto in pellegrinaggio ai luoghi natali di Pio X, ed è stato un significativo momento di festa e di partecipazione per la nostra comunità”.

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Dopo l’accoglienza nella parrocchiale e una preghiera in memoria del Battesimo, mons. Brusca ha visitato la casa natale, dove ha incontrato la fraternità delle Discepole del Vangelo e l’Amministrazione comunale. Accompagnato da alcuni parrocchiani, ha poi compiuto il cammino che già da ragazzo Giuseppe Sarto faceva di frequente per raggiungere il non distante santuario delle Cendrole, e, qui, ha celebrato la messa. “Durante l’omelia – commenta don Giorgio – il vescovo Brusca ha messo in risalto le intuizioni pedagogiche, i tratti peculiari di Pio X, oltre che l’amore per la gente di Mantova che ha avuto modo di conoscere durante il suo servizio di Vescovo”.

“Sobrietà, umiltà, popolarità hanno caratterizzato la vita di questo Papa - ha chiarito mons. Marco Brusca commentando il Vangelo -, sin dalle sue origini in una famiglia comune e modesta, e non lo hanno mai abbandonato, nemmeno sul soglio pontificio”. Poi ha raccontato questo aneddoto: si narra che in una grossa diocesi italiana si attendesse il nuovo arcivescovo, e una delegazione si presentò a Pio X chiedendogli di tener conto delle loro tradizioni, nominando un prelato che fosse di nobile lignaggio e con il titolo di dottore in teologia. Il Papa, udito il desiderio di quei nobili, ricordando la sua piccola Riese, l’umile sua casetta, così rispose: “So che vi fu un cappellano che non era né nobile, né dottore in teologia, il quale fu eletto parroco; da parroco, né nobile, né dottore in teologia, fu nominato canonico; da canonico, né nobile, né dottore in teologia, fu eletto vescovo; da vescovo, né nobile, né dottore in teologia fu creato cardinale; da cardinale, né nobile, né dottore in teologia, fu eletto papa. Ed è il Papa che ora vi parla!”

“L’indole popolare della sua vocazione rimase intatta anche da vescovo - ha spiegato ancora mons. Brusca -. Tra i «segni» eloquenti vi è il suo confessionale in Duomo, dove ogni mattina, alle ore 6, confessava i fedeli. Il vescovo polacco Karol Wojtyla, durante gli anni del Concilio, fu in visita a Mantova, e quando l’arciprete del Duomo spiegò che in quel confessionale era solito andare san Pio X, il futuro papa chiese al prete di entrare e si confessò da lui. Il fatto straordinario è questo: al confessionale di un papa santo (Pio X), un futuro santo papa (Giovanni Paolo II) è stato confessato dall’arciprete Arrigo Mazzali, che la gente stimava e stima ancora come santo e la cui salma è venerata in Cattedrale. I santi si fiutano e si rincorrono”.

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San Pio X accomuna dunque le due chiese di Treviso e Mantova. Anzitutto, perché il Papa nativo di Riese, divenuto vescovo di Mantova, ha molto amato il suo popolo. Prima di trasferirsi a Venezia, salutò la Diocesi virgiliana con parole appassionate: “O Mantova come potrò io pronunciare senza commozione questo nome, che ha fatto per nove anni la mia gioia?”.

“Nel 1984 - ha ricordato Brusca -, per commemorare il centenario di nomina di Giuseppe Sarto a vescovo di Mantova, venne ospitata nella basilica di Santa Barbara una significativa mostra di un ottimo artista di Treviso, Francesco Piazza, morto alcuni anni fa. Continua ancora un legame di amicizia di alcuni mantovani con i discepoli dell’artista che, alla morte del maestro, hanno istituito una fondazione con finalità educative per i giovani. Un altro segno tangibile di questo legame è anche la grande pala d’altare nella nostra cattedrale, che raffigura papa Sarto come maestro, sacerdote e padre e pastore. Sull’orizzonte sono rappresentate alcune chiese officiate in vita da san Pio X: le cattedrali di Venezia e Mantova e per Treviso la parrocchiale di Salzano, dove Sarto fu parroco per nove anni. I santi sono maestri e strumenti di sinodalità tra le chiese. San Pio X è il nostro anello di congiunzione che ci consente, come dice Pietro, di salutarci con un bacio d’amore fraterno e cantare insieme l’amore del Signore”.

Dopo la celebrazione della messa, la comunità si è riunita per la cena alla quale hanno partecipato oltre 200 persone, tra cui anche il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi.

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