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Pagnano d'Asolo: saper rendere utile l'isolamento

Il lockdown e le restrizioni vissute dagli ospiti della comunità terapeutica dedicata a padre Amedeo Giuliato. "Stavolta, alla sofferenza legata al loro complesso percorso umano, si è giunta la mancanza di quelle presenze, significative per la nostra comunità, che prima eravamo abituati a vedere" racconta padre Alberto Demeneghi

“In qualche modo per i nostri ospiti questo periodo di lockdown e di restrizioni è stato un ulteriore sacrificio - ammette padre Alberto Demeneghi, della comunità terapeutica di Pagnano d’Asolo dedicata a padre Amedeo Giuliati -. Quando entrano in comunità sanno che affrontano periodi di ritiro, di minori relazioni per permettere di ritrovare l’equilibrio interiore e nei rapporti con gli altri, compromesso dalla tossicodipendenza e dal carcere. Stavolta, alla sofferenza legata al loro complesso percorso umano, si è aggiunta la mancanza di quelle presenze, significative per la nostra comunità, che prima eravamo abituati a vedere. Ad esempio i volontari, che venivano la domenica ad animare la messa o per stare in compagnia con gli ospiti. Ormai da un anno non vengono più. Anche le visite dei familiari si sono notevolmente ridotte”. Le uscite nei dintorni, al museo di Asolo o per attività culturali, o qualche testimonianza nelle scuole sono state completamente cancellate.

“Siamo riusciti a fare delle eccezioni per coloro che erano alla fine del percorso di recupero e che stavano inserendosi nel mondo del lavoro e conquistare un’indipendenza di vita con una casa e relazioni proprie. Abbiamo portato a termine cinque o sei reinserimenti sociali”.

“Anche il lockdown però è una delle tante regole sociali che i nostri ospiti, come tutti noi, siamo chiamati a imparare e rispettare. Il silenzio, più accentuato, abbiamo cercato di renderlo come sempre utile e positivo. E’ stato un periodo di approfondimento sulla propria personalità, sulle problematiche della vita. Abbiamo cercato di far vivere più intensamente questo momento di «deserto», recuperando la più autentica dimensione personale. I giovani hanno capito e si sono adeguati, riuscendo a lavorare bene con la loro dimensione più intima”.

Una lezione per tutti noi, quella che arriva dalla comunità di Pagnano. Noi che con fastidio subiamo il lockdown e la limitazione dei movimenti. “Non dobbiamo appiattirci - è l’invito di padre Demeneghi - sulla recriminazione, su quello che avrebbe potuto essere. Dobbiamo trasformare, questo che percepiamo come limite, come una risorsa. Del resto è la storia dell’umanità questa, che ha sempre mostrato le sue energie migliori proprio nella difficoltà, quando ogni strada sembrava chiusa”.

Anche i frati cappuccini hanno sfruttato le nuove tecnologie. “Ad esempio il ritiro spiriturale di questi giorni lo abbiamo realizzato attraverso un sussidio multimediale messo a disposizione di tutte le nostre comunità”.

“Anche la preghiera cristiana, che è per sua natura comunitaria, deve essere vissuta così pure se fatta nell’intimità e in solitudine. Quando preghiamo dobbiamo sentirci in comunione con gli altri, in un’intimità ancora più profonda di quando c’è la vicinanza fisica. Solo così nutriamo i sentimenti di corresponsabilità, comunione e compassione verso chiunque. Così ad esempio i volontari, che sono limitati nel loro servizio di assistenza, devono pregare con la preghiera di intercessione per persone che di solito seguivano, con un sentimento realmente comunitario”.

“Così scopriamo anche il significato di piccoli gesti. Ad esempio la telefonata che avevamo perso nel suo valore intrinseco, soverchiati da altre tecnologie, va recuperata. Un gesto semplice, ma che dimostra che qualcuno si interessa a te, che tu ti interessi di qualcuno. Chi è rinchiuso, respira quando riceve una telefonata: è un grande conforto. Dobbiamo recuperare questi piccoli gesti, che forse riteniamo obsoleti, ma che hanno una grande forza umana”.

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