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XXXIV domenica del tempo ordinario, Cristo re dell’universo: La presenza di Dio negli “insignificanti” della storia

Questo commento è stato arricchito dalla riflessione condivisa con i volontari Caritas di Pederobba, che ringrazio di cuore. Il confronto tra di noi, in ascolto dell’Evangelo, ci ha fatto generativamente interrogare sui nuovi volti che assumono oggi i «fratelli (e sorelle) più piccoli» al centro del racconto parabolico di quest’ultima domenica dell’anno liturgico

Il testo viene posto da Matteo al termine dei discorsi di Gesù; poi inizierà il racconto della sua passione, morte e risurrezione. E’ un testo - culmine, riconosciuto anche da chi non è cristiano come messaggio sorprendente di umanità.

L’incontro con Dio negli «insignificanti» di ogni tempo. Narra della rivelazione al termine del tempo, quando il Figlio dell’uomo «verrà nella gloria», pienamente riconoscibile come il Re che domina la storia intera di «tutti i popoli». La narrazione ha senz’altro una funzione parabolica: quella, già riconosciuta in altre parabole, di coinvolgere a una scelta gli ascoltatori, sorpresi da qualcosa di completamente imprevisto, cui viene dato forma dalle risposte sia dei benedetti che dei perduti. Infatti, alla “riconoscibilità” di colui che siede «sul trono della sua gloria», si oppone lo stupore con cui tutti accolgono le sue dichiarazioni: nessuno lo avrà riconosciuto nel corso della propria vita. Perché coloro che lui dichiara suoi fratelli (e sorelle) «del tutto insignificanti» (traduzione più letterale e pregnante rispetto a «più piccoli») sono veramente tali dentro la storia: è impensabile che possa in essi essere presente il Signore della gloria. Per cui, ciò che davvero fa la differenza è l’essere stati attenti al loro male e averne avuto cura, senza pretesa di ricompense, neppure quella di “guadagnarsi la vita eterna”. E’ soltanto amore. E la rivelazione ultima è che è questo amore, più o meno grande, più o meno consapevole, più o meno maturo e responsabile ad aver dato senso e compimento alla nostra intera vita.

Bisogni di sempre, da riscoprire nuovi. Le sei situazioni, ripetute quattro volte, quasi a coprire il mondo intero (quattro è cifra che nella Bibbia allude al mondo), coprono ambiti diversi dell’esistenza: i bisogni di base della vita, mangiare e bere; i bisogni sociali, accoglienza, e dignità davanti agli altri; i bisogni di una vita libera, dal male e da ogni prigionìa... A questi bisogni va dato nome in ogni diversa situazione: quali sono le fami, le seti, le necessità di accoglienza e dignità, di salute e libertà di oggi, lì dove viviamo? Come le comunità cristiane possono riconoscerli, e mettersi al servizio di tanti vecchi e nuovi «insignificanti»? Forse anche i «giusti», coloro che con buona volontà sono disponibili di fronte alle fragilità altrui, hanno bisogno di comprendere sempre nuovamente la presenza del Signore nella storia. C’è un discernimento di cui siamo responsabili nella Chiesa per il mondo intero, in una sinodalità che chiama a compierlo insieme, ciascuno e ciascuna con il proprio ruolo e capacità. Perché dodici domande tornano indietro a chiedere «quando mai?»: abbiamo bisogno, come Chiesa, di domande che ci aiutino a “vedere” quello che manca a una vita davvero degna di essere vissuta, accettando la risposta inquietante che ci smuove dal nostro quieto vivere: Dio è lì, in quelle insignificanze non riconosciute, di figli male amati o mai amati, di anziani abbandonati, di vittime di violenza di guerra, di violenza di genere, di violenza discriminante, infamante, di fame e sete di sempre, di malattie curabili, di prigionie orribili, di inquinamenti ambientali e culturali...

Riconoscere la dignità di un volto. Abbiamo bisogno di letture plurali, da punti di vista diversi, che ci accompagnino tutti a riconoscere gli «insignificanti», ad accoglierli come fratelli e sorelle. A scoprirli non come coloro che denunciano l’assenza di Dio dalla storia, ma al contrario ne annunciano, al di là di ogni consapevolezza, il mistero della sua sconvolgente presenza, fin dentro i crocifissi di ogni tempo e di ogni dove. A cui va riconosciuta la dignità di un volto, la forza di una chiamata, a convertirci e ad amare, a com-patire come continua a fare Dio in Gesù. E’ lui, Dio-salva, che con il dono del suo Spirito ci apre gli occhi e il cuore a vedere in maniera nuova e liberante l’uomo e la donna poveri e Dio in loro. E questa parabola che ci chiama a conversione fa scaturire «una forza che fa superare il giudizio universale» (U. Luz).

Per proseguire cammino. E un’ultima parola, al termine del cammino di quest’anno dietro alla Parola del Signore Gesù: le sei necessità ricordate nella parabola attendono sempre la settima, che dona loro compimento. Qualsiasi sia, sarà da scoprire continuando a camminare, nel tempo che viene, negli incontri e nella Parola che ancora ci accompagnerà, in Gesù / Dio-salva che sempre ci viene incontro, ci sorprende, ci stupisce, ci ama, e ci fa capaci di amare, aprendoci alla grandezza infinita del cuore di Dio, al quale basta un minimo gesto di amore, che chiunque può fare, per farci entrare nella sua gioia.

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