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Ascoltare i loro pensieri... e le loro canzoni

I ragazzi di oggi ci dicono che hanno bisogno di essere ascoltati, ma chi ci insegna ad ascoltare? A scuola ci viene insegnato a leggere, a scrivere, un po’ anche a parlare, ma ad ascoltare?
22/02/2024

Nel corso di un recente incontro svolto nel comune di Conegliano, davanti alla domanda: «quali sono i bisogni maggiori dei ragazzi della vostra età?». Un ragazzo di scuola secondaria ha così risposto: «essere ascoltati di più dai professori, dagli adulti in generale». Un’altra ragazza ha replicato: «i miei genitori mi dicono di parlare con loro se c’è qualcosa che non va, ma poi non hanno mai tempo o sono distratti». I ragazzi di oggi ci dicono che hanno bisogno di essere ascoltati, ma chi ci insegna ad ascoltare? A scuola ci viene insegnato a leggere, a scrivere, un po’ anche a parlare ma... ad ascoltare? Secondo un noto psicologo dell’università di Amburgo, Friedmann Schulz Von Thun, per ascoltare veramente ci vogliono quattro orecchie distinte per capire il contenuto (di cosa sta parlando?), la relazione (cosa vede l’altro in me?), la rivelazione di sé (che cosa dice di sé stesso?), l’appello (cosa mi sta chiedendo?).

Per ascoltare poi occorre tempo, un tempo che non si può programmare, ma che bisogna cogliere nell’istante in cui nell’altro c’è il desiderio di comunicare, di aprirsi. Questi momenti con i ragazzi possono presentarsi all’improvviso, ma noi adulti possiamo anche crearli, condividendo con loro le esperienze in cui ci permettono di entrare. Avete mai provato a guardare qualche serata di Sanremo o di Eurovision con i vostri figli? O a parlarne a scuola con i vostri studenti? Non è il giudizio valoriale sulla trasmissione che conta, se loro ci tengono a seguirla, quanto piuttosto lo scambio di emozioni, di opinioni, che emergono ascoltando una canzone insieme a loro. Se utilizziamo le quattro orecchie, il testo della canzone preferita di ogni giovane può raccontare nel profondo i suoi pensieri, le emozioni, il suo mondo. Vi lascio con le parole del cantante Diodato «...nei miei brani c’è sempre un racconto che sussurra all’orecchio di chi ascolta, voglio creare un contatto con chi è distante». Un augurio, per saper cogliere il più possibile i sussurri dei nostri ragazzi, anche quando ci sembrano lontani.

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