Mauro Corona è noto al pubblico anche per la sua partecipazione, in qualità di opinionista e tuttologo,...
Violenza sulle donne, Cecchettin: “Serve cambiare cultura”
Commissionata all’Università di Padova dalla Commissione regionale per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna, la ricerca sulla percezione della sicurezza urbana di genere in Veneto fa emergere che 3 donne su 4 hanno subìto almeno una molestia negli spazi pubblici urbani. Un tema, quello della violenza di genere, sul quale continua ad essere urgente raccogliere dati, informazioni e fare divulgazione. A questo proposito, proprio in questi giorni Gino Cecchettin ha incontrato 13 classi degli istituti superiori di Treviso (Besta, Mazzotti, Riccati-Luzzatti, Palladio, Duca degli Abruzzi, Fleming e Canossiane) grazie alla rassegna “Passi verso l’altrove” della Fondazione Zanetti. Gli abbiamo chiesto un commento.
Insicurezza urbana
Le 575 donne intervistate dall’Università di Padova nel corso del 2025, nel 60% laureate e con età tra i 19 e gli 84 anni, hanno osservato che i luoghi più insicuri delle città risultano essere in prossimità di stazioni di autobus o treni, i parcheggi, i locali notturni, pub o discoteche, i mezzi pubblici, i luoghi all’aperto in strada nei parchi o nei centri sportivi. I luoghi che generano un maggiore senso di sicurezza sono i centri commerciali e i negozi, nonché i luoghi di intrattenimento come teatri, cinema, bar o ristoranti. Vengono segnalati come fattori di autoprotezione la sorveglianza informale tramite migliore visibilità e luminosità; l’adozione di misure legislative più severe per gli aggressori; la sorveglianza formale tramite pattuglie di polizia e forze dell’ordine; la buona manutenzione dell’ambiente urbano; la presenza di pulsanti e telefoni di emergenza nei trasporti pubblici. La ricerca è stata condotta dall’Università degli Studi di Padova, Dipartimento Fisppa Sez. di Psicologia Applicata, in particolare dagli psicologi sociali Marialuisa Menegatto e Adriano Zamperini, che così commentano: “I risultati mostrano con chiarezza che la sicurezza urbana per le donne non può essere ricondotta alla sola prevenzione dei reati gravi. Intervenire sulla sicurezza urbana di genere significa agire contemporaneamente sull’ambiente costruito, sulle pratiche sociali e sulle rappresentazioni culturali: l’illuminazione, la presenza di persone, di presidi istituzionali e il contrasto alla normalizzazione delle molestie sono tutti elementi inseparabili”.
Molestie normalizzate
Fa riflettere il fatto che il 73% delle intervistate, sia residenti che pendolari rispetto al capoluogo di provincia, hanno subìto almeno una molestia negli spazi pubblici urbani: dai commenti, fischi o sguardi intrusivi ad attenzioni o interazioni sessuali non desiderate o essere seguita/inseguita da qualcuno, assistere a masturbazioni o gesti osceni, subire tocchi o carezze indesiderate, intimidazioni, subire una sottile pressione a cooperare sessualmente, subire tocchi o prese forzate, fino a essere minacciate o aggredite con arma (coltello o pistola), aggressioni fisiche, aggressioni sessuali. La maggior parte di queste molestie non viene denunciata perché considerata “normale” e su questo risulta utile ricordare una delle riflessioni fatte da Gino Cecchettin dinanzi ai ragazzi trevigiani. Il padre di Giulia, parlando dell’importanza del dialogo e confronto all’interno della famiglia, ha raccontato che lui e la moglie hanno sentito parlare per la prima volta di catcalling (fenomeno che racchiude commenti, gesti, fischi, colpi di clacson da parte degli uomini alle donne in ambito urbano) da parte della figlia Elena (sorella di Giulia) e che è stata proprio lei ad aprire una breccia decisa nella loro mente sulla gravità della cosa. Questo ricordo che ha voluto condividere, manifestando vergogna rispetto alla leggerezza con cui in precedenza pensava al tema, dimostra ancora una volta, a suo dire, quanto pervasiva sia la cultura patriarcale della sopraffazione maschile e dell’oggettivizzazione della donna.
L’intervista a Gino Cecchettin
Proprio il tema culturale è una delle bandiere portate da questo coraggioso padre: “Serve cambiare cultura perché la violenza non nasce all’improvviso, è radicata nella nostra cultura e dobbiamo estirparla con l’educazione. Le leggi ci devono essere e chi infrange la legge deve andare incontro a una pena, perché fa parte di ogni società civile; però è con la cultura, è con tutto quello che definisce i modi quotidiani che abbiamo di vivere che fa la differenza”. Commentando il tema dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, ha detto: “Deve esserci un’unione tra genitori e scuola, ma dove non arrivano i genitori la scuola deve intervenire in quanto strumento democratico per poter educare tutti i ragazzi”. Il problema però non sono sempre e solo i ragazzi, dal momento che la violenza di genere, spesso anche senza volerlo, è perpetrata o alimentata in famiglia, e per questo la Fondazione Giulia Cecchettin (ma non solo) sta cercando di arrivare all’interno delle aziende con corsi di formazione per i lavoratori. Era un giovedì mattina e questa settimana Gino Cecchettin è al suo quinto incontro con i ragazzi, dunque gli abbiamo chiesto che cosa si porta a casa da questi incontri: “una grande speranza per il futuro. Dalle domande che fanno e dal desiderio che hanno di andare oltre ed essere ascoltati capisco che il “materiale” in loro c’è, basta saperlo valorizzare”.



