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Intervista a Ester Goffi, di Ultima generazione, ospite a Trevignano

Parla di imbrattamenti e disobbedienza civile: “Il vero danno è il cambiamento climatico”
25/03/2024

Agiscono con l’intento di smuovere l’inerzia dei governanti sui cambiamenti climatici. E lo fanno in modo da suscitare clamore mediatico, nazionale e internazionale, anche con conseguenze giudiziarie. Sono le opere d’arte, i monumenti, i luoghi del potere i bersagli scelti per azioni che loro stessi definiscono di resistenza e disobbedienza civile non violenta. L’Arco della Pace a Milano, Palazzo Madama e almeno due fontane a Roma, la Basilica di San Marco a Venezia, ma anche la Primavera di Botticelli agli Uffizi e il Laocoonte ai Musei Vaticani sono solo alcuni dei simboli istituzionali e artistici scelti per gli imbrattamenti. In altri casi, gli attivisti hanno scelto di bloccare il traffico in molte città, portando su di sé e sui luoghi scelti il colore arancione, che identifica l’intera rete sovranazionale A22. Ne fanno parte, tra le altre, la francese “Dernière Rénovation”, la tedesca “Letzte Generation”, la norvegese “Stopp Oljeletinga”, la britannica “Just Stop Oil”, la statunitense “Declare Emergency”. In Italia c’è “Ultima Generazione”, di cui fa parte anche Ester Goffi, 28 enne, ospite nei giorni scorsi a Trevignano dell’iniziativa “Spritz e Filò”, promossa dall’associazione CombinAzioni. Pur non condividendo i metodi, cerchiamo di capire il perché delle loro azioni.

Goffi, lei ha due lauree in storia dell’arte. Perché queste azioni proprio nei confronti di quadri e sculture?

Perché il pericolo vero, cioè la crisi climatica riguarda anche il patrimonio culturale e artistico. Gli eventi estremi minacciano, oltre che le persone, l'ambiente anche tutto quello che di bello esiste nei musei, nelle città, nelle chiese. Le nostre sono sempre azioni di grande valore simbolico, che non mirano mai a distruggere, a deteriorare gli obiettivi che scegliamo.

Però il tribunale della Santa Sede l’ha condannata nei giorni scorsi insieme Guido Viero in secondo grado a nove mesi, con pena sospesa, e 28 mila euro di multa per la vostra azione ai Musei Vaticani.

Quella è stata la mia prima azione, era l’estate 2022 e ammetto che la colla che abbiamo utilizzato per attaccarci al basamento della scultura del Laocoonte ha corroso uno strato micro cristallino del marmo. Il restauro ci risulta sia costato 3 mila euro, il resto è per la perdita del valore intrinseco dell’opera. Ma faremo ricorso anche contro questa sentenza.

Come pagherete?

Per le spese legali c'è un fondo comune, in parte sostenuto da Climate Emergency Fund che finanzia tutta la rete A22 per questi scopi.

Perché proprio quella statua e non altre?

Laocoonte, nella guerra di Troia, era il veggente che non venne ascoltato quando sconsigliava di accogliere il cavallo di legno offerto dagli Achei. E’ quello che sta succedendo a chi come noi parla dei danni derivati dal cambiamento climatico.

Non si sono altre vie, come ad esempio parlare con le istituzioni?

Ho partecipato a due incontri coi ministri, prima Roberto Cingolani e poi Gilberto Picchetto Fratin. Ma dal mio punto di vista ci sono conclusi in delle paternali e delle promesse vuote, come al solito.

Cosa pensa dei progetti di transizione ecologica e “green”?

Qualcosa è stato fatto, come gli investimenti sull’eolico. Ma si punta ancora troppo sui combustibili fossili, anche con fondi del Pnrr. Rischiano di essere solo delle etichette. La transizione non solo è giusta, ma è necessaria, perché si va a perdere molto di più in termini di costi economici, ma anche di vite umane, biodiversità. A chi accusa di far perdere posti di lavoro, rispondo che anche su questo va fatta una riconversione, senza aumentare ulteriormente le disuguaglianze sociali.

Girando l’Italia che sensazione ha della risposta dei giovani alle vostre istanze?

Percepisco da una parte paura, disincanto e disaffezione alla partecipazione civile. Del resto, prevale l’infantilizzazione anche nei confronti di chi è già laureato o ha superato i trent’anni. C’è chi resta chiuso nel suo presente, ma anche ci decide di impegnarsi in prima persona.

Avete già collezionato più di un migliaio di denunce a vostro carico, il Governo ha fissato pene pesanti per gli imbrattamenti. Vi fermerete?

Noi vogliamo rendere visibile una minaccia enorme che è invisibile, ma riguarda tutti, ovvero il cambiamento climatico e i suoi danni. Per farci notare dobbiamo accostarci a qualcosa di molto visibile e molto mediatico, anche se in maniera negativa. La vera offesa non è la vernice lavabile che abbiamo sparso, ma il restare immobili senza fare niente.

Sentiremo parlare ancora di Ultima Generazione?

A maggio abbiamo in programma delle azioni. Il 25 saranno di tipo collettivo e spero che in tanti scendano nelle piazze con noi. Due settimane prima coinvolgeranno le persone più esperte tra noi, anche con rischi legali di cui siamo consapevoli. Alla fine, siamo cittadini comuni che hanno la coscienza del pericolo, dei diritti e anche del potere stesso. Ci definiamo gli ultimi perché il tempo per fare qualcosa sta scadendo.

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