È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
Fertilità: una brutta campagna e una giusta battaglia
Molto clamore per la campagna del Ministero della salute, ma la fertilità è un fatto che riguarda la salute e l’integrità fisica di una persona e per questo stesso motivo è un bene comune che va preservato
Hanno destato tanto clamore le cartoline studiate ad hoc per il lancio del Fertility Day: una serie di immagini accompagnate da didascalie esplicite, scientificamente fondate ma a tratti “politically incorrect”. Alcuni guru della comunicazione affermano che non esiste la cattiva pubblicità - basta che se ne parli – e ogni campagna può essere un vero successo. In questo caso sembra congruo poter dissentire perché l’importante questione ha subito una tale “imbarcata” che renderà molto complesso il riavvio del processo. Nel dibattito pubblico sono emersi molti elementi che meritano di essere ricollocati in un quadro generale differenziando e poi armonizzando i diversi aspetti. Probabilmente è utile non confondere i (pur contigui) livelli della fertilità, della natalità e delle politiche familiari.
La fertilità è un fatto che riguarda la salute e l’integrità fisica di una persona e per questo stesso motivo è un bene comune che va preservato per se stessi e per tutta la comunità. Nel percorso ad ostacoli che alcune coppie intraprendono per arrivare un bel giorno a pensare di generare una nuova vita, è giusto che qualcuno illustri loro i rischi che potrebbero limitare le loro potenzialità riproduttive.
I casi di sterilità e subfertilità sono oggi in continuo e deciso aumento con rilevantissimi costi psicologici, sociali ed economici per le persone e per la comunità. Qualcuno deve farsene carico! Se ci fossero più asili forse ci sarebbero più figli. Ciò non toglie che se ci fosse un altro clima culturale, pur con lo stesso welfare, ci sarebbero ancora più figli. Tra tanti messaggi che invitano a consumare tutta la vita per se stessi, uno spot, magari fatto male, che invita a preservare la potenzialità di generare una nuova vita può solo fare del bene. Il Fertility day, area informativa del più vasto Piano nazionale della fertilità, dovrebbe operare in questa direzione.
Il tema della natalità, nella drammaticità e nella crudezza dei numeri che la rappresentano, è forse uno dei più necessari ed urgenti per chi ha a cuore la sopravvivenza del nostro paese. L’Italia è considerata da anni un paese in declino, non solo per gli aspetti economico produttivi ma anche per la scarsa “fiducia sociale”, per la poca innovatività e la poca attrattività. Sono questi fenomeni strettamente connessi al bassissimo e ormai strutturale calo delle nascite. Fioriscono i bonus bebè, estemporanei e legati ai soli primi mesi di vita, gli irrisori assegni familiari, la concessione di ben tre giorni di congedo per i padri in occasione delle nuove nascite. Operazioni di modesto e miope cabotaggio! Il prof. Alessandro Rosina ha ribadito: «La grande maggioranza dei giovani ha tra i propri progetti di realizzazione di vita una famiglia di due figli o più. Questo dato conferma ulteriormente come la bassa fecondità italiana non sia una questione di desideri e progetti ma di possibilità di realizzarli con il sostegno e le politiche adatte».
Da ultimo le politiche familiari paiono ancora oggi una chimera nel panorama del Belpaese. La richiesta di riconoscere alle famiglie la preziosità del loro fondamentale ruolo sociale è ancora di là da venire. E’ in questo sfondo che anche il Presidente del Forum delle famiglie, Gigi De Palo, è sbottato: «Il vero problema non è il desiderio degli italiani di mettere al mondo un figlio, quanto le cause che, oggi, non permettono di farlo» e rincarando la dose «Abbiamo bisogno di un Paese che dia fiducia alle scelte coraggiose di quanti mettono al mondo un figlio, che premi chi sceglie di prendersi un impegno duraturo di coppia e di famiglia».
E’ allora necessario che questi inciampi comunicativi diventino occasione per prendere sul serio una questione esiziale per il nostro paese affinché si trasformi da un sistema entropico in qualcosa di vivo e generativo che le famiglie possano scegliere come partner ideale per costruire il bene delle nuove generazioni.
di Adriano Bordignon, Fondazione Centro della Famiglia di Treviso



