lunedì, 13 aprile 2026
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Trump attacca Leone XIV: vescovi Usa, “il Papa non è un rivale, è il Vicario di Cristo che parla dal Vangelo”

Nel lungo post, Trump ha scritto che Leone è “debole sulla criminalità e pessimo in politica estera”, che non vuole “un Papa che ritenga accettabile che l’Iran abbia un’arma nucleare” né “un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti”

“Sono rattristato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così offensive sul Santo Padre. Papa Leone non è il suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”. Con queste parole mons. Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente della Conferenza episcopale statunitense (Usccb), risponde agli attacchi lanciati domenica sera dal presidente Donald Trump contro Papa Leone XIV su Truth Social. Nel lungo post, Trump ha scritto che Leone è “debole sulla criminalità e pessimo in politica estera”, che non vuole “un Papa che ritenga accettabile che l’Iran abbia un’arma nucleare” né “un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti”.

Ha aggiunto che Leone “non era su alcuna lista per diventare Papa ed è stato scelto dalla Chiesa solo perché era americano”, arrivando ad affermare: “Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”. Gli attacchi sono arrivati il giorno dopo la veglia di preghiera per la pace in San Pietro, durante la quale il Papa aveva denunciato “il delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo” ed esortato: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”.

Cardinale Mc Elroy: “Guerra immorale”

“Siamo nel mezzo di una guerra immorale. Siamo entrati in questo conflitto non per necessità ma per scelta, senza aver percorso fino in fondo la strada del negoziato”. Lo ha affermato il card. Robert McElroy, arcivescovo di Washington, nell’omelia della messa di veglia per la pace celebrata sabato 11 aprile nella Cattedrale di San Matteo Apostolo a Washington, in unione con la veglia presieduta da Papa Leone XIV a Roma. Il porporato ha elencato i fallimenti morali che, secondo i principi della guerra giusta cattolica, rendono “moralmente illegittima” tanto l’entrata in guerra quanto la sua eventuale prosecuzione: l’assenza di un obiettivo chiaro, l’omissione di ogni serio tentativo negoziale, la cecità di fronte alle conseguenze globali, “l’espansione del conflitto ben oltre l’Iran, il crollo dell’economia mondiale e la perdita di vite umane”.

Il cardinale ha inoltre richiamato la responsabilità dei credenti come costruttori di pace: nei propri cuori, nelle famiglie, nella nazione – “rifiutando che il cancro della polarizzazione divori i nobili sogni dei padri fondatori” – e tra le nazioni. “Papa Leone ha chiarito in modo inequivocabile che l’unica via consentita dall’insegnamento cattolico è la cessazione permanente delle ostilità e passi concreti per costruire una pace duratura”, ha sottolineato McElroy. Rivolgendosi ai fedeli, ha concluso con un appello diretto: “Quando lasceremo questa chiesa dobbiamo andare oltre la preghiera e farci voce della pace presso i nostri rappresentanti. Se il presidente deciderà di rientrare in questa guerra immorale, noi, come discepoli di Cristo, dovremo rispondere a una voce sola: No. Non in nostro nome”.

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