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Giavera festival, Francesca Mannocchi ha aperto la trentesima edizione

“Noi occidentali siamo snob nei confronti di chi arriva da situazioni di difficoltà”. Domenica 7 il gran finale, attesi Damilano, Omizzolo, Sagnet, Iacona e Paolini

E’ stata la giornalista e scrittrice Francesca Mannocchi ad aprire il programma della 30ª edizione del Giavera Festival, che si chiude questa domenica 7 a villa Wassermann. Dal suo racconto appassionato, a tratti commosso, ma sempre lucido e incisivo, i circa 500 presenti all’incontro hanno ricevuto uno spaccato di quanto accade ed è accaduto in varie zone di conflitto e nel mondo, a partire dal tema delle migrazioni. “Ci sono nel mondo 120 milioni di persone che, per vari motivi, sono migranti. Dobbiamo pensare a questa cifra quando nel dibattito generale si parla di invasione. Nei primi sei mesi del 2024 in Italia sono arrivate circa 26 mila persone, una quantità irrisoria”.

Le proporzioni sono ben diverse quando si guarda alle altre sponde del Mediterraneo. “In Libano, che è grande come l’Abruzzo, ci sono due milioni di rifugiati su sei milioni di abitanti. E’ come se in Italia ce ne fossero 20 milioni. Tra Sudan e Sud Sudan, in Ciad, in Uganda, per non parlare della Libia che noi finanziamo, la situazione è analoga”. Secondo l’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, tre quarti dei rifugiati nel mondo scappano nel Paese più vicino, sempre con la speranza di tornare. “Il problema - sottolinea Mannocchi - è che poi non tornano. Ormai, ce lo insegna il caso della Siria, la finestra temporale supera i vent’anni. Quindi nessuno torna. Gli spostamenti continueranno a esistere, anche perché i trafficanti inventano sempre nuove rotte, sfruttando accordi bilaterali vigenti tra vari Paesi”.

Molto critica sulla scelta del Governo Meloni di aprire un Centro di permanenza in territorio albanese, Mannocchi ha sottolineato un aspetto che tocca il nostro modo di vedere le cose. “Noi occidentali siamo molto snob nei confronti di chi arriva da situazioni di difficoltà. Ci sentiamo migliori, senza però considerare veramente gli altri uguali a noi, senza trattarli alla pari”. Lo sguardo diverso ce l’hanno, invece, le generazioni più giovani. “Se a mio figlio chiedo di indicarmi il suo compagno di classe Ibrahi, mi dice che è quello con la cartella rossa, non quello con la pelle scura”. Proprio ai bambini la giornalista romana ha pensato scrivendo il libro “Lo sguardo oltre il confine”, che racconta le guerre a misura dei più piccoli. “Dobbiamo ripartire da loro e farci insegnare come guardare le cose con occhi diversi. Basta andare sui social per vedere i corpi carbonizzati di Gaza e a quelle immagini bisogna dare risposte. Ho incontrato bambini in Medio Oriente che considerano normale essere in guerra e combattere. Succede perché è l’unica cosa che hanno visto in tutta la loro vita”. Sull’intricata vicenda tra Israele e Hamas, Mannocchi propone un punto di visto diverso dallo schierarsi da una parte o dall’altra. “Il campo profughi di Jenin, secondo Netanyahu è un nido di terroristi, secondo i palestinesi è il cuore della resistenza armata contro l'occupazione. Hanno ragione entrambi, perché i coloni israeliani da anni sottraggono terre e case ai palestinesi e questi ultimi usano le scuole per stoccare armi e munizioni”. Sull’Afganistan, da tre anni tornato totalmente in mano ai talebani, la sua valutazione è netta. “Ero lì in quei giorni del 2021 ho visto afgani aggrappati agli aerei. Quella dell’esercito Usa è stata una sconfitta come in Vietnam. La popolazione locale ha scelto di sottomettersi al male minore”. Salutando Giavera e il suo festival Mannocchi ha ringraziato per l’attenzione ricevuta. “Una presenza così numerosa è uno spiraglio di speranza che il mondo possa andare meglio”.

Tantissimi ospiti nella giornata di chiusura del Giavera Festival domenica 7 luglio a villa Wassermann. Alle ore 15, Marco Damilano, giornalista e saggista, interverrà su “Italia da dentro, Italia da fuori. Geografia di un Paese in movimento”.

Alle 16.30, Marco Omizzolo, sociologo e attivista sui temi dello sfruttamento lavorativo, e Yvan Sagnet, scrittore e presidente dell’associazione NoCap contro lo sfruttamento nel settore agroalimentare, ci faranno conoscere meglio questi fenomeni, presenti anche nel nostro territorio, rispetto ai quali è attivo il progetto Common dround, nel quale si impegnano le cooperative La Esse e Una casa per l’uomo, in collaborazione con altri attori istituzionali e locali.

Alle 18.15, Riccardo Iàcona, giornalista e conduttore televisivo di Presa diretta (Rai3), porterà il nostro sguardo ancora sul “Mondo di oggi, la guerra incollata ai popoli, le migrazioni e le grandi disuguaglianze”.

Alle 20, Marco Paolini, compagno di strada di tante edizioni del GiaveraFestival, converserà con il pubblico su “questioni urgenti” che ci chiamano tutti a impegnarci per “l’umano” che rischiamo di smarrire.

E poi tanta musica, spettacoli e possibilità di mangiare cibi da tutto il mondo.

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