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Papa Francesco: “L’educazione è un atto di amore, è dare vita”
Il Santo Padre, in occasione dei sessant’anni dalla pubblicazione della dichiarazione conciliare “Gravissimum Educationis”, ha sottolineato così il riconoscimento del diritto universale all’educazione, coinvolgendo gli educatori (genitori, famiglie, comunità e società civile) e ribadendo il ruolo della scuola come centro di apprendimento e di solidarietà. Inoltre, ha deciso di associare il Giubileo dell’educazione alla figura di un grande educatore e ispiratore della filosofia dell’educazione: san John Henry Newman, che durante la messa del 1° novembre scorso, è stato proclamato Dottore della Chiesa e co-patrono della missione educativa della Chiesa. Ciò sollecita la nostra disposizione di uomini e donne, educatori, riconoscibili per il nostro essere fatti di speranza. Ogni servizio educativo diventa un laboratorio di speranza concreta: un luogo in cui l’educazione è vissuta come esperienza viva, capace di generare cambiamento. Nei piccoli e negli adulti. La più grande soddisfazione nel ruolo educativo è, oltre alla trasmissione della passione per il sapere, il sentirsi parte del cammino di crescita di chi si appresta alla vita e impara dalla misura della nostra speranza. Non si scoraggia per i fallimenti, non si arrende di fronte alle difficoltà, non si accontenta del “qui e ora”, ma sogna, desidera, spera. L’occhio dell’educatore che spera sa vedere oltre, sa aprire orizzonti, invitando e vivendo insieme ai ragazzi esperienze di infinito, come guardare un’alba o un tramonto, ammirare un’opera d’arte, riconoscere i suoni e i profumi della natura, incontrare testimoni di giustizia e di pace. Solo così potremo essere testimoni di ciò che diceva sant’Agostino: “La speranza ha due figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per lo stato delle cose, il coraggio per cambiarlo”.
Risuonino, allora, in noi le parole di papa Francesco: “L’educazione è un atto d’amore, è dare vita”.



