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Nasce Casa Rotary Vanessa, casa sicura per le donne vittime di violenza

A promuoverla a Treviso la rete formata dalla fondazione Maurocordato, dal Rotary club e dal Centro antiviolenza – Telefono Rosa. La seconda casa in poco più di un anno, che si è voluta dedicare alla memoria di Vanessa Ballan, vittima di femminicidio di Riese Pio X

Si chiama Casa Rotary Vanessa, ed è un rifugio sicuro per le donne vittime di violenza e i loro figli, un luogo dove sentirsi accolte, protette, dove poter ripartire, trovare la forza per ricostruire un proprio progetto, realizzarsi e rendersi autonome, superando il senso di solitudine, grazie a un percorso di aiuto e accompagnamento.

Si tratta di una casa di secondo livello, che risponde a un bisogno successivo alla prima messa in sicurezza di chi è costretto ad abbandonare il proprio domicilio, perché vittima di abusi. Dà la possibilità di avere del tempo in cui essere sollevate dalle incombenze materiali e dedicarsi a cercare un nuovo lavoro e luogo dove vivere. Il progetto è stato presentato, venerdì 31 maggio in Vescovado a Treviso, ed è promosso da fondazione Opera Pia Maurocordato, Rotary club Treviso Terraglio e centro antiviolenza Telefono Rosa.

L’abitazione è, innanzitutto, un modo per ribadire l’impegno dei promotori contro la violenza di genere; un luogo di sicurezza e speranza dedicato alla memoria di Vanessa Ballan, la giovane donna uccisa a Riese Pio X, assieme al figlio che portava in grembo, lo scorso 19 dicembre. E proprio i famigliari di Vanessa, il compagno, i genitori e il fratello, che hanno acconsentito a dare il suo nome alla casa e hanno potuto conoscere il progetto, hanno voluto partecipare alla presentazione. Toccanti le parole del fratello Nicola, che è intervenuto commuovendo la platea (un estratto del suo intervento in calce all’articolo).

Il progetto, il cui nome completo è “Casa Rotary Vanessa: No alla violenza di genere”, mira a trasformare il dolore per la sua perdita in qualcosa di tangibile a contrasto della violenza sulle donne. Non è la prima volta che Rotary, fondazione Maurocordato, e Centro antiviolenza lavorano insieme: poco più di un anno fa, infatti, era stata presentata la prima “Casa Rotary”, all’epoca unica struttura di transizione di tutta la provincia.

Ora le case sono due, ed entrambe saranno gestite dal Centro antiviolenza, che valuta gli accessi attraverso dei protocolli prestabiliti e accompagna le donne vittime di violenza, offrendo anche supporto psicologico e legale. La presidente del Telefono Rosa di Treviso, Maria Stella Di Bartolo, ha fatto il punto sull’andamento della prima Casa Rotary e sugli accessi al Centro antiviolenza.

Dall’aprile 2023, quando è iniziato il progetto, sono state ospitate sette donne, per il periodo massimo convenuto di sei mesi ciascuna. Sono state tutte esperienze molto positive. Le donne sono riuscite, tutte, ad attivarsi, sia per il lavoro sia per trovare una sistemazione abitativa stabile. Le ultime due usciranno a breve e andranno ad abitare insieme, tale è il legame che si è creato tra loro. Il fenomeno della violenza sulle donne e dei femminicidi è, purtroppo, ancora ben presente nel nostro territorio, come dimostrano anche i più recenti fatti di cronaca. Solo a Treviso, nel 2023, il Telefono rosa ha ricevuto, ascoltato e accompagnato 344 donne, di cui 140 prese nuove prese in carico. Se sommiamo le richieste degli altri centri della provincia, arriviamo a oltre mille richieste di aiuto in un anno.

Casa Rotary Vanessa è “una risposta concreta contro la violenza di genere”, come l’ha definita Sergio Criveller, presidente della fondazione Opera Pia Maurocordato, che mette a disposizione, come per la prima Casa Rotary, un appartamento ristrutturato e arredato, con due camere.

Il Rotary club Treviso Terraglio, grazie anche ai contributi degli altri club della rete Rotary, sostiene economicamente il progetto, coprendo i costi dell’affitto, fornito da Maurocordato a un prezzo molto vantaggioso, e le utenze. Inoltre, si fa carico del finanziamento di corsi di formazione e percorsi per promuovere l’autonomia delle donne ospitate. Nell’occasione, il presidente del Rotary Treviso Terraglio, Riccardo Piazza ha, inoltre, annunciato la volontà di replicare l’iniziativa in altri comuni della Marca, e realizzare, in collaborazione con i diversi club del territorio, altre case sicure, creando un sistema di accoglienza capillare sul territorio.

Alla presentazione, oltre agli organizzatori, sono intervenuti, il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, il sindaco di Treviso e presidente Anci Veneto, Mario Conte, il delegato Ezio Lanteri, che ha portato i saluti della governatrice di distretto del Rotary Triveneto, Anna Favero, assieme a numerose autorità civili, militari e religiose.

A sottolineare la rilevanza del progetto, anche il sindaco di Treviso, Mario Conte, che ha evidenziato come “la violenza contro le donne si combatte attraverso la cultura e la prevenzione, ma anche fornendo servizi e riferimenti a chi si trova in un momento di bisogno”.

Il Vescovo, nel suo intervento che ha concluso la cerimonia, ha parlato della violenza contro le donne come “violenza generatrice” delle altre forme di violenza. Una violenza “matrice” delle altre violenze, perché tradisce il patto di parità e di uguale dignità di uomini e donne.

“E’ importante in questo momento dire «No alla violenza di genere» – ha sottolineato il Vescovo -. Mi convinco sempre di più che è una forma di «violenza matrice», perché il patto, fondamentale nella vita dell’umanità, tra l’uomo e la donna alla pari, alla pari – ha ripetuto -, viene tradito, violentato, offeso. E questo, poi, genera tante altre violenze, una mentalità. Se c’è violenza lì, in quel patto fondamentale, poi non è difficile pensare che la violenza, tutto sommato, si possa usare quando si crede che serva. Dobbiamo convertire i nostri cuori, e l’istinto umano deve farsi guidare dalla ragione e dalla volontà, e dalla verità della uguale dignità tra uomo e donna”.

“Tutto il nostro sistema, quello sociale, quello politico, quello religioso, quello economico – ha aggiunto mons. Tomasi – si metta a servizio dei cambiamenti, che devono esserci, affinché la radice della tolleranza verso questo tipo di violenza venga sradicata. E’ molto importante che chiamiamo questa violenza per nome. Ogni forma di violenza è negativa, ma questa è, appunto, generatrice di altre, e sta al cuore del nostro mistero di persone umane che, nell’alternanza e nel gioco e nella comunione, nella relazione tra uomo e donna basa tutto il suo fondamento”.

Mons. Tomasi ha voluto ringraziare tutti i soggetti coinvolti, per l’iniziativa, e la famiglia di Vanessa: “Grazie per il tanto lavoro che c’è. Grazie per le risorse, per la passione, per il tempo, per tutte le persone che concretamente operano a vari livelli nella società per accompagnare queste donne. E vorrei ringraziare voi, cari familiari di Vanessa, per aver accettato questo invito; la rievocazione sicuramente riapre il dolore della ferita, che non può rimarginarsi, però grazie davvero per aver accettato questa dedica, che vuole essere un segno concreto. E grazie anche per il modo con cui state vivendo questa vicenda: è esemplare e può essere un seme di bene che germoglia. Ci facciamo accompagnare anche dall’aiuto di Vanessa e proviamo a essere, insieme, solidali per il bene. Reti di relazioni fatte per il bene di tutti porteranno frutto buono e potremmo trovarci insieme per altri passi, per una società più buona, meno violenta è più giusta”.

Empatia e commozione sono i sentimenti che hanno accompagnato l’intervento di Nicola Ballan, che, a nome di tutta la famiglia, ha ricordato la sorella, vittima di femminicidio.

“Grazie a tutti coloro che hanno permesso di realizzare questo importante progetto e questa speciale dedica a Vanessa - ha esordito -. Ci ha stupito, come famiglia, che persone che non conoscevamo abbiano pensato a noi e a Vanessa. In un certo senso, si sono presi cura di noi e del ricordo di lei, alimentando la speranza e l’aiuto per il prossimo. Per questo abbiamo acconsentito che questa casa sia intitolata a Vanessa. Ci sono molte ragazze e donne che hanno bisogno di aiuto e sono certo che mia sorella sarà guida in questo luogo sicuro, pensato e realizzato per loro e i loro figli”.

Poi, l’appello contro ogni violenza: “Penso che esercitare qualsiasi forma di violenza, specialmente quella che ha subito Vanessa, sia una forma di debolezza dell’essere umano. Tutti noi possiamo aiutare il prossimo attraverso l’ascolto profondo e la capacità di mettersi in gioco in prima persona. Invito, quindi, a non esercitare nessun tipo di offesa verso gli altri e, sebbene a chi la pratichi sembri non ci sia altro modo di agire o pensare, c’è sempre una soluzione per poter cambiare, e persone pronte ad aiutare”.

Nicola Ballan è categorico: “Quello che noi stiamo vivendo non dovrebbe viverlo nessuno, non dovrebbe esistere”.

L’intervento si è concluso con un fortissimo messaggio d’amore e di speranza: “Recuperiamo la nostra umanità e sforziamoci di riconoscere quando qualcosa non va. Facciamo tutti il possibile, riscopriamo la bellezza delle cose semplici, la capacità di riconoscere sia le proprie fragilità sia il forte bisogno dell’amore dell’altro, dell’amore per l’altro. Chiedere aiuto non è debolezza, mai. Comunichiamo, comunichiamo sempre. E ricordiamoci che la gentilezza è matrice di felicità”.

La mattinata è stata una sorta di inaugurazione “a distanza”, visto che l’ubicazione di Casa Rotary Vanessa è riservata, per garantire la massima tutela delle donne ospitate.

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