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A Treviso un progetto regionale per migliorare la qualità della vita nei quartieri

Partito da San Paolo, San Liberale e Santa Bona: i cittadini ora chiedono risvolti concreti
12/02/2026

Migliorare il benessere e la qualità della vita dei cittadini nei contesti urbani: questo è l’obiettivo di fondo del progetto “Salute urbana – Quartiere lab”, promosso dall’Osservatorio regionale “Urban health” (Salute urbana) in collaborazione con la Direzione Prevenzione della Regione Veneto, l’Università Iuav di Venezia, l’Ulss2 Marca Trevigiana e il Comune di Treviso. Si tratta di un progetto sperimentale partito proprio da Treviso, coinvolgendo i residenti dei quartieri di San Liberale, Santa Bona e San Paolo, individuati a monte della ricerca come i più critici. In questi giorni, c’è stato l’evento di restituzione, ma i cittadini sperano che l’esperimento possa portare a qualche risvolto concreto.

Incontri e passeggiate

Il progetto è partito a novembre con un incontro “conoscitivo” realizzato con un gruppo già costituito di cittadini per ciascun quartiere. Cuore dell’iniziativa, però, sono state le camminate di rilevazione di circa due chilometri tenutesi tra il 9 e il 10 gennaio all’interno dei tre quartieri interessati, cui hanno partecipato, in totale, una sessantina di persone. Accompagnati da facilitatori dello Iuav, i “camminatori” hanno esplorato lo spazio urbano, condividendo osservazioni, bisogni e proposte, raccolte tramite apposita app, nell’ottica di evidenziare punti di interesse, criticità e opportunità di miglioramento degli spazi pubblici.

Case vuote a San Paolo

I volontari dell’associazione San Paolo hanno partecipato attivamente al progetto. Lina Zottarel ha elencato i punti critici del quartiere, emersi anche in questa sede: “I campi elettromagnetici, i tralicci dell’alta tensione sulle case, ma soprattutto il tema abitativo. Ci sono moltissime palazzine Ater con appartamenti chiusi, il «Biscione» per esempio è chiuso circa al 30%; in zona non ci sono case o appartamenti in affitto e quelli in vendita hanno prezzi altissimi. Siamo in una zona che offre molto verde, il gruppo dell’attività motoria raccoglie sempre più richieste, c’è volontà di aggregazione da parte della cittadinanza. Abbiamo chiesto un confronto con il Comune per capire cosa è possibile mettere in cantiere a seguito di questo progetto: è importante che si cominci a dialogare e interagire, soprattutto ora che l’Università mette a disposizione conoscenze e strumenti”. Alfio Bolzonello, con meno ottimismo, sottolinea: “È un quartiere bellissimo, nato nel disordine urbanistico e viario: abbiamo tutto, ma non una strada che porta in chiesa. Siamo in presenza di una non programmazione dell’edilizia pubblica e di decenni di abbandono, in una zona che a suo tempo è stata oggetto di molti investimenti in edilizia pubblica, che adesso non ci sono più”.

San Liberale cerca vitalità

“Il quartiere è anziano e ci sono molti stranieri che, purtroppo, con alcuni comportamenti chiassosi, mettono a disagio i vicini”, spiega Irma Salvuzzi, referente del Centro di ascolto delle parrocchie di San Liberale, San Paolo, Santa Bona, Immacolata, Monigo e San Giuseppe. “Come Centro di ascolto lavoriamo molto con i genitori, mentre attorno alle suore Dorotee si è formata una bella comunità di bambini e ragazzini, anche degli altri quartieri, perché le suore gestiscono il doposcuola e hanno tanti volontari. Le Coletti sono molto attive, ma i ragazzi non restano nel quartiere. La parrocchia ha dovuto chiudere definitivamente il campo sportivo, perché dopo due ristrutturazioni onerose è stato nuovamente devastato (sono state addirittura portate fuori le porte da calcio). Anche molti negozi hanno chiuso, è rimasta solo una tabaccheria con un piccolo bar e ora hanno aperto un negozio etnico”. Questo, però, è un quartiere su cui si stanno investendo molti fondi Pnrr: asfaltatura, nuovi marciapiedi, una pista ciclabile, il collettamento alla rete fognaria, la ristrutturazione del Gat (centro anziani) che diverrà un centro civico: “Il quartiere è più ordinato, adesso, ma non si è rialzato - prosegue Salvuzzi -, il centro civico è una cosa positiva e ci auguriamo che funzioni. Servono attività che coinvolgano la comunità intera e speriamo che questo progetto «Urban health» possa proseguire in questo senso”.

A Santa Bona rifiuti abbandonati

A Santa Bona sono apparentemente più ottimisti: Francesca Stefanelli, amministratrice temporanea della “comunità virtuale” di Facebook del quartiere, racconta le passeggiate come di un’esperienza molto interessante. “Le criticità sono soprattutto nella zona dell’Alì, che dà l’idea di abbandono, con stabili degradati e quasi cadenti. Il parco è molto bello, ma non lo si raggiunge in sicurezza, non ci sono i marciapiedi. Abbiamo zone sovraffollate e in alcune vie c’è il tema dei rifiuti abbandonati e dei panni lasciati a terra per giorni”, racconta. “Però abbiamo centri di aggregazione importanti come le palestre delle scuole e l’associazione Noi Santa Bona è molto frequentata, soprattutto grazie agli eventi estivi, e anche il centro con il nuovo Saccon è molto popolato. Il Bosco del respiro è una zona molto bella e curata, ma purtroppo sappiamo essere diventato un centro di spaccio. Speriamo, quindi, ci possa essere un seguito di questa progettualità”.

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