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Dal Pakistan al Veneto: sport senza barriere

La nazionale femminile del volley pakistano si allena nel nostro territorio. Un gesto di solidarietà che unisce e che va oltre ogni provenienza
06/06/2024

Sport e vita stanno andando a braccetto in questi giorni. E’ una storia di solidarietà, condivisione e accoglienza quella che unisce il cuore dell’Asia all’Italia e al Veneto. Fino al 16 giugno la nazionale femminile di pallavolo del Pakistan si allena nel nostro territorio, ospite di alcune società che da decenni svolgono attività agonistica fra le province di Treviso, Venezia e Padova. Kosmos di Zero Branco, Silvolley di Trebaseleghe, Badoere volley, Libertas Scorzè, che da tempo collaborano per la pratica dello sport, specialmente a livello giovanile.

La formazione asiatica è arrivata nel nostro Paese grazie a una raccolta fondi lanciata in proprio e al sostegno economico di alcuni sponsor, dato che la Federazione pallavolistica pakistana non ha stanziato alcuna risorsa economica per la trasferta. Queste ragazze, che hanno tra i 17 e i 29 anni, sono state ospiti nei giorni scorsi di una società in provincia di Trento. Affrontando in amichevole alcune formazioni locali di Serie B e C, stanno facendo esperienza per preparare i South Asian Games del 2025 e i Giochi dei Paesi islamici del prossimo agosto. Alla guida tecnica della squadra, c’è la trentina Alessandra Campedelli, ex giocatrice di hockey su prato, avvicinatasi al volley grazie a Sergio Hoffer, allenatore e padre dei suoi due figli, entrambi pallavolisti. Ha guidato anche le azzurre della nazionale sorde e la rappresentativa dell’Iran. “Credo nello sport come possibile agente di trasformazione di un Paese e come strumento di dialogo e superamento di ogni barriera fisica, culturale o di genere – spiega Campedelli –. Condivido quanto ebbe a dire Nelson Mandela, che riteneva lo sport capace di cambiare il mondo e di unire la gente, parlando una lingua che tutti capiscono e creando speranza dove prima c’era solo disperazione”.

Mentre la nazionale maschile pakistana compare al cinquantesimo posto della classifica internazionale, senza aver mai partecipato ad eventi di rilevanza internazionale, quella femminile è una novità assoluta. Fare sport in un Paese islamico e con grandi squilibri economici non è per nulla facile. E’ la stessa allenatrice a raccontare del proprio stupore nel vedere, dopo i primi allenamenti, la scarsità di impegno delle atlete. Ma non era svogliatezza. Era, semplicemente e drammaticamente, fame. Per questo il risvolto sociale e di solidarietà di questo progetto è ancora più importante. I volti di Rashida, Amna, Azra, Rabia, Saba, Minahel, Alisha, Tayiba, Mehreen e tutte le altre loro compagne raccontano in questi giorni una storia di emancipazione. “E’ stata una bellissima esperienza di integrazione – conferma anche Luigi Cecconi, presidente del Kosmos Volley di Zero Branco -. Abbiamo avuto modo di ospitare le ragazze di uno Stato nel quale le donne non possono cominciare a fare sport prima dei 16 anni e in cui sussistono tutta una serie di limitazioni. E nella palestra di Silvelle di Trebaseleghe hanno giocato contro una squadra americana di un college prestigioso, che rappresenta il massimo dell’emancipazione, ma anche il massimo della visione dello sport come strumento educativo. E’ stato emozionante vederle giocare insieme, confrontarsi in inglese e, poi, cenare e ballare tra di loro. Lo sport può essere veramente un anello di congiunzione che permette alle persone di confrontarsi senza rancori, ma con il puro spirito di far vedere la propria capacità e i propri valori”.

Il gancio fra il territorio veneto e il Pakistan è stato proprio Cecconi, dato che la figlia è stata nella nazionale sorde allenata da Alessandra Campedelli, che portava la squadra spesso da queste parti per ritiri e allenamenti. “So che le ragazze pakistane erano anche senza abbigliamento sportivo adeguato. Per questo continueremo ad attivarci per la raccolta di sponsorizzazioni e finanziamenti”.

Non è retorico dire che questa esperienza abbia aiutato a superare le barriere da entrambe le parti. A chi vive e fa sport qui è stata data l’opportunità di incontrare una piccola rappresentanza di un mondo lontano non solo fisicamente, ma anche culturalmente. E le ospiti pakistane hanno visto più da vicino il mondo occidentale, anche attraverso la rete di un campo di pallavolo. Le regole del gioco, del resto, sono le stesse ed è questo che abbatte in un istante le differenze. Quando la palla è in volo, non conta da dove si arriva o dove si vive. Bisogna giocarla e provare a fare meglio delle avversarie. “Per noi e per tutti i club del territorio con cui collaboriamo – conclude Cecconi - la pallavolo è un modo di fare missione. E’ quello che sappiamo fare e ci mettiamo a disposizione degli altri facendo quello che ci viene normale”.

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